Noa, suicidio assistito sì ma dai genitori

| L'eutanasia legale, in vigore in Olanda, non c'entra con la morte per fame e sete della 17enne. Una clinica le aveva risposto di No. Dopo decine di ricoveri, la famiglia, con l'assistenza dei medici, s'è rassegnata

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Il caso di Noa Pothoven, la 17enne olandese che i media avevano inserito tra le vittima delle leggi olandesi troppo permissive sull’eutanasia, estesa anche ai malati psichiatrici, depressi compresi, anche ai giovanissimi, va riscritta. Ne prendiamo atto, perché anche noi abbiamo dato retta ai testi di autorevoli testate europee. In realtà  Noa è morta di fame e sete, sotto contro controllo medico per lenirne le sofferenze, da un team allestito dagli stessi genitori che hanno voluto accontentare la figlia in questo suo progetto da tempo concepito. E’ vero, lei aveva chiesto a una clinica olandese di “suicidarla” ma le era stato risposto di no. Da qui la decisione di procedere in modo autonomo. La famiglia spiega di aver cercato in ogni modo di dissuaderla dai suoi propositi, nati dopo una serie di violenze  sessuali avvenuti nell’infanzia che ne hanno compromesso l’equilibrio per sempre. Quando ha smesso di bere e mangiare, è stata alimentata artificialmente, in oltre 20 ricoveri ospedalieri in pochi mesi, anche contro la sua volontà. Le sue condizioni sono progressivamente peggiorate sino a quando mamma, papà e medici hanno deciso di cedere alle sue richieste. I suoi fratelli le sono stati accanto sino alla fine, è spirata tra le braccia dei genitori. E’ un caso tragico, per molti versi sconvolgente, ma l’eutanasia legale non c’entra, almeno in questo caso. E’ vero che in Olanda, ma non solo, vengono aiutati al suicidio anche i depressi - è l’ultima barriera caduta recentemente - la 17enne Noa, con la sua cartella clinica di centinaia di pagine, tra perizie e consulti di specialisti, è stata giudicata, da più commissioni, “non idonea” maltrattamento della dolce morte. 

Papa Francesco ha scritto: "L’eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti. La risposta a cui siamo chiamati è non abbandonare mai chi soffre, non arrendersi, ma prendersi cura e amare per ridare la speranza”. 

Secca la nota del Guardian: “Una ragazza olandese gravemente malata, ampiamente riportata dai media internazionali come "eutanasia legale" in una clinica olandese, è morta in casa, apparentemente dopo aver rifiutato volontariamente di mangiare o bere e senza alcuna prova che la sua morte sia stata assistita. Noa Pothoven, 17 anni, che per diversi anni è stata curata in diversi istituti per gravi forme di depressione e anoressia, e che aveva tentato in precedenza di uccidersi, è morta nella casa dei suoi genitori ad Arnhem il 2 giugno, hanno riferito i media locali.

Le organizzazioni dei media dall'Australia alla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti all'India lo hanno riportato come un caso di "eutanasia legale" eseguita da una "clinica di fine vita" olandese, e il nome di Noa ha fatto tendenza sui social media mercoledì in paesi come l'Italia, dove la storia era in prima pagina”.

E’ un po’ una sintesi finale, di un clamoroso equivoco. La citazione dell’Italia è d’obbligo, perché è in corso un dibattito tra sordi in Parlamento sul “fine vita” dove si scontrano visioni laiche e forti resistenze della parte cattolica a dare un via libera a uno qualsiasi del progetti di legge, in esame da decenni.

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