The End of May (Theresa)

| Venerdì 24 maggio la premier britannica ha annunciato che si dimetterà il 7 giugno. Per il quotidiano “The Guardian” non bisogna provare nessuna pietà per lei, in quanto è stata il peggior primo ministro inglese dell’era moderna

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di Marco Belletti

Theresa May si dimette in una fase molto difficile per la Gran Bretagna. Dopo aver cercato per tre volte, senza mai riuscirci, di trovare un accordo “soft” per la Brexit, ora lascia gli elettori inglesi ad attendere la prossima scadenza prevista in autunno. A cercare di condurre le negoziazioni sarà il suo successore, forse selezionato internamente al partito conservatore. Che potrebbe essere scelto tra Boris Johnson, ex sindaco di Londra e dal look trumpiano, o Andrea Leadsom, decisamente sgradita al primo ministro uscente.

Certo, Theresa May ha agito in modo da essere poco amata dall’opinione pubblica, criticata per aver gestito la Brexit badando agli interessi del partito più che a quelli della nazione, disapprovata per aver esagerato con l’austerity e biasimata per avere venduto armi alla Turchia e sostenuto la dittatura saudita. Altrettanto certo, però, è che la May si è trovata a gestire una situazione difficile in un particolare momento della storia inglese, in cui tirarsi addosso gli strali di compagni di partito e opposizione è stato molto facile, anzi era quasi impossibile cavarsela. Oltretutto, finendo con il diventare icona di un modo di governare sbagliato, derivante da responsabilità non sue a causa di scellerate scelte politiche precedenti.

Le critiche più pesanti sono arrivate – come al solito, si potrebbe affermare – dall’interno. The Guardian (quotidiano inglese in vendita dal 1821 che si autodefinisce “indipendente rispetto ai partiti politici” oltre che “principale voce liberal del mondo”) dopo le dimissioni ha calcato molto la mano sugli sbagli di Theresa May con un lungo commento del giornalista Owen Jones, pubblicato all’indomani delle dimissioni della primo ministro.

Non è colpa della premier aver fatto diventare la Brexit quello che è ora, ma – afferma l’editorialista del The Guardian – la May è stata il peggior primo ministro dai tempi del governo di Lord North alla fine del diciottesimo secolo, quando le colonie americane dichiararono la loro indipendenza con la rivolta del tè di Boston.

Da quando divenne premier, May insieme con la sua “cricca di consiglieri” – così è definita da Jones – hanno lavorato per fare ottenere ai Tories quella vittoria che mancava da troppi anni. “Nessun accordo è meglio di un cattivo accordo” è diventato il loro mantra, conferendo rispettabilità e auspicabilità a un evento disastroso come la Brexit.

Sui media amici, come per esempio il Daily Mail, hanno cominciato a comparire attacchi nei confronti dei demonizzati avversari politici, ed espressioni pesanti come traditori o sabotatori sono diventate comuni. Theresa May, secondo il commento del The Guardian, avrebbe così deliberatamente alimentato una guerra culturale che ora minaccia di logorare la Gran Bretagna.

Inoltre, nominando Boris Johnson ministro degli Esteri, in opposizione agli Stati dell’Unione Europea con cui avrebbe dovuto trovare un accordo, ha trasformato il Regno Unito in uno zimbello. E per un interesse esclusivamente di parte, ha ripetutamente pronunciato discorsi contro l’Europa con i quali ha alimentato la determinazione popolare verso la Brexit. E Philip Hammond, il suo cancelliere, ha minacciato che se il Regno Unito non avesse ottenuto ciò che voleva, il suo governo avrebbe ingaggiato con l’Unione Europea una guerra fiscale e di deregolamentazione: una quasi dichiarazione di guerra nei confronti di chi dovrebbe invece essere partner del Regno Unito.

Qualunque siano state le ridicole banalità di prevedere una Brexit favorevole al popolo inglese, Theresa May non ha mai avuto un piano in mente: non è riuscita a negoziare un accordo con il suo partito, figurarsi con 27 governi esteri!

Nel suo ultimo discorso in Downing Street, la May trattenendo le lacrime ha parlato di “eterna gratitudine per aver avuto l’opportunità di servire il Paese che amo”. In realtà, ribadisce Owen Jones, il suo vero impegno è stato solo dedicato al suo partito. Ha promesso più volte che non avrebbe indetto elezioni, ma credendo di poter eliminare l’opposizione e trasformare così la Gran Bretagna in una sorta di stato a partito unico, si è rimangiata la parola. L’inganno e la disonestà sono stati i tratti distintivi del suo governo e quando i conservatori hanno ottenuto la loro maggioranza inutile, la May è diventata un primo ministro zombie. E come tutti sanno, gli zombie provocano molti danni e sono molto difficili da eliminare.

Così comportandosi, Theresa May ha guidato la Gran Bretagna verso un cattivo affare e un’umiliazione facilmente prevedibile. Jones tuttavia estende il discorso al di là della Brexit, affermando che un primo ministro deve ovviamente essere giudicato in base al mantenimento delle promesse fatte. Quando divenne premier, May dichiarò guerra alle “brucianti ingiustizie” che avevano spianato la strada verso la Brexit e nei tre anni successivi ha di fatto accompagnato la nazione verso la peggior crisi degli ultimi tre decenni.

L’incendio della Grenfell Tower rimane a ricordare che cosa succede se si privilegia il denaro rispetto alle vite umane, se davvero – come sembra – fu scelto per il grattacielo un materiale isolante infiammabile per risparmiare o per mere ragioni estetiche.

Per The Guardian lo scandalo Windrush – per il quale cittadini britannici sono stati cacciati dalle loro case, espulsi dal loro Paese e sono state loro negate le cure mediche – è una evidente lezione su come i migranti furono prima manipolati, proponendo loro una sorta di terra promessa, e quindi cacciati senza pietà.

Senza dimenticare gli aspetti negativi dell’isolazionismo britannico e il fatto che May ha permesso la vendita di armi che hanno ucciso migliaia di innocenti in Yemen, Arabia Saudita, Turchia…

Con la Gran Bretagna invischiata in questa situazione sarà facile per i conservatori affermare che tutta la colpa è della May, anche se in realtà tutti i politici hanno contribuito a questo pessimo risultato: tutti sono responsabili delle “brucianti ingiustizie” verso i migranti, tutti hanno anteposto all’interesse nazionale quello del partito o addirittura personale.

L’era della May è stata un’epoca di caos, ma forse ora sta arrivando qualcosa di ancora peggiore. Secondo Owen Jones finché la Gran Bretagna sarà governata da partiti in disintegrazione e guidata da logiche sociali marce e che ogni nuovo giorno sono più decadenti, il periodo nero non solo continuerà, ma diventerà sempre più scuro.

Questa è l’eredità di Theresa May al Regno Unito.

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