Tony Blair: la Brexit? Un pasticcio enorme

| In un’intervista alla CNN, l’ex premier laburista critica la scelta di indire elezioni generali per decidere sulla Brexit senza un secondo referendum. Per Johnson saranno mesi difficili di trattative e di concessioni

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Con l’abilità di chi ha navigato per anni nella delicatissima politica internazionale, e con l’aggiunta di un aplomb tutto inglese, Tony Blair ha aspettato che i giochi fossero fatti, per dire la propria. Per lui, la scelta migliore per non spaccare il Paese, come sta avvenendo, sarebbe stata indire un secondo referendum, dare nuovamente la parola al popolo e chiedergli di scegliere, una volta per tutte. Ma se deve dire la sua, l’ex premier in carica fra il 1997 ed il 2000, l’idea della Brexit si può riassumere con un solo termine: “tragica”.

Tragica per tutti, a cominciare da Boris Johnson, ringalluzzito da forte consenso ricevuto alle urne lo scorso 12 dicembre e con la sensazione di essere in una posizione tale da poter dettare legge sulle due sponde della Manica. Ma secondo Blair non sarà così: “Ha di fronte una sfida durissima per negoziare un accordo commerciale con l’Unione europea entro la fine del 2020, illudendosi di non fare concessioni significative”.

In un’intervista rilasciata a Christiane Amanpour della CNN, Blair si è soffermato sulla storica e pesante sconfitta subita dal partito laburista a cui lui stesso appartiene, dovuta in buona parte all’indecisione “quasi comica” di Jeremy Corbyn sulla Brexit, che a lungo andare ha stancato in egual modo tanto chi era a favore quanto chi era contro all’idea di lasciare l’Europa. Risultato: i Tories di Johnson hanno conquistato addirittura quelli che erano considerati gli inamovibili feudi laburisti, conosciuti come il “muro rosso” ma attirati dalla promessa univoca del “Get Brexit Done”.

“Per altro, è una decisione tragica indire un’elezione generale per decidere sulla Brexit, le due questioni non andavano mescolate, avremmo dovuto avere una decisione definitiva del popolo britannico sull’uscita dalla UE, e dopo indire le elezioni politiche”.

Comunque sia, il Regno Unito si appresta ad entrare in un periodo di negoziati ancora più ampio e complicato, stabilendo quanto strettamente allineato all’Unione europea su questioni come l’ambiente, la concorrenza, i diritti dei lavoratori e il commercio. Johnson spera di ottenere un nuovo accordo commerciale con l’UE entro il dicembre 2020, prima della fine del cosiddetto periodo di transizione, durante il quale il Regno Unito sarà formalmente fuori dal blocco, ma ancora soggetto a tutte le sue norme e regolamenti.

Se Johnson è seriamente intenzionato a rispettare il calendario, allora deve essere pronto a scendere a compromessi sulla profondità e l’ambizione di qualsiasi potenziale accordo, ha commentato Blair, aggiungendo che il premier sottovaluta la dimensione del problema “a suo rischio e pericolo”.

“Se stai decidendo che vuoi fare le tue regole, e vuoi ancora avere accesso ai mercati europei, è un negoziato difficile e non vedo come si possa concludersi entro la fine del prossimo anno. Ha di fronte un terreno molto insidioso e difficile, a meno che non sia disposto a fare molte concessioni all’Europa”.

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