Buon compleanno, Napoleone!

| Prima di essere un esule, l’imperatore era partito dalla sua Corsica quasi come un profugo, ma lascerà il segno nella storia. Una mostra all’Elba ne celebra l’anniversario della nascita, ma non svela il mistero delle dimensioni del suo pene

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Di Marco Belletti
È aperta dalla fine di luglio e terminerà il 31 ottobre 2019 “Napoleone 1769-2019 – Un grande di Francia in Toscana nel 250° anniversario della nascita”: si tratta di una mostra dedicata al generale còrso che si può visitare a Portoferraio nella palazzina dei Mulini, sede delle residenze napoleoniche dell’Elba.

L’esposizione celebra la personalità di Napoleone mettendo in evidenza gli eventi che ne hanno segnato la parabola discendente e le attività da lui svolte nel costruire l’identità toscana, ricordando le origini della sua famiglia, proveniente da San Miniato di Pisa.

Eredi di una dinastia di migranti dalla Toscana in Corsica nella seconda metà del Cinquecento – quando l’isola faceva parte della repubblica di Genova e quindi con l’italiano come lingua ufficiale – l’avvocato Carlo Maria Buonaparte (ancora con la “u”) e la nobildonna Maria Letizia Ramolino ebbero Napoleone – o Nabulio, come era soprannominato da bambino – il 15 agosto 1769, un anno appena dopo che l’isola era stata ceduta alla Francia.

Il futuro imperatore nacque ad Ajaccio quarto di 12 fratelli: sembra sia stato un ragazzo vivace, arrogante, egocentrico e un po’ complessato, pronto a tenere testa alla severità dei genitori e probabilmente fu il suo carattere ambizioso a fare decidere il padre di destinare Napoleone alla carriera militare e il fratello primogenito a quella ecclesiastica. Il giovane Bonaparte frequentò quindi un collegio militare e come tutti gli stranieri che a fatica parlavano francese fu guardato con ostilità e sospetto. Probabilmente, se Napoleone fosse vissuto oggi, sarebbe stato trattato quasi come un profugo e – dopo una breve permanenza in un centro di accoglienza – rispedito ad Ajaccio al più presto. Del resto Napoleone affermò in più occasioni di sentirsi italiano o toscano, piuttosto che còrso o francese, anche se non mancava mai di parlare malissimo dell’Italia.

Sono numerosi i falsi miti e le “fake news” che ancora oggi circolano intorno alla figura di Napoleone. Il più celebre è sicuramente quello sulla sua altezza: ormai gli storici sono convinti che sia stata una maldicenza messa in circolazione dagli inglesi per denigrarlo, in quanto probabilmente l’imperatore era alto 1 metro e 68 centimetri, poco di più rispetto alla media degli uomini francesi in quegli anni. E leggermente più alto anche dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, fermo a 165 centimetri.

Un altro luogo comune sempre presente nell’aneddotica napoleonica è quello che soffrisse d’ulcera, per il semplice fatto che è ritratto in alcuni quadri con la mano infilata nel gilet. In realtà si tratta si un’usanza molto diffusa tra le persone che posavano per un ritratto tra il Settecento e l’Ottocento.

Inoltre, come quasi tutti i suoi contemporanei era superstizioso e quindi cercava di evitare i gatti neri, ma sembra proprio che non abbia mai manifestato sintomi di elurofobia, cioè la paura irrazionale nei confronti dei gatti.

Infine, è falsa anche l’affermazione che rubò la Gioconda di Leonardo agli italiani, in quanto gli storici sono ormai concordi nell’affermare che il dipinto era già in Francia nel 1517, quando lo portò lo stesso da Vinci. Napoleone lo fece appendere nell’appartamento della moglie e in seguito il quadro fu trasferito al Louvre. È vero invece che i soldati dell’esercito imperiale trafugarono ogni genere di opere d’arte nelle campagne militari in Italia, ma non la Monna Lisa.

Sono invece certezze il fatto che ricompensò il pasticciere Nicolas François Appert – con la considerevole per l’epoca cifra di 12 mila franchi – per avere ideato un metodo di cottura del cibo in vasetti di vetro a chiusura ermetica (antesignani delle cosiddette scatolette), che permettevano un più comodo trasporto delle vettovaglie durante le operazioni belliche.

Il più grande lascito di Bonaparte furono indubbiamente il nuovo codice civile detto napoleonico – che attuò tra il 1800 e il 1804, con numerose riforme del sistema amministrativo francese anche se con un forte accentramento statale – e la riforma scolastica, con l’introduzione dei licei statali e, nel 1806, del monopolio dello Stato per l’istruzione universitaria.

Forse l’unico, un po’ piccante, mistero rimasto insoluto su Napoleone riguarda il suo pene. Acquistato per 4 mila dollari nel 1972 dall’urologo statunitense John Lattimer, metterebbe in evidenza la presenza di un problema endocrinologico. Senza fornire alcun dettaglio, Lattimer dichiarò in una conferenza stampa che “la misura del pene di Bonaparte era di 4,5 centimetri in stato di riposo e di 6,1 in erezione”. Visto che il pene non è mai stato mostrato in pubblico, non è chiaro tuttavia come l’urologo abbia fatto a calcolarne le dimensioni in modo così preciso e come abbia potuto diagnosticare la presenza di un problema endocrinologico tale da limitarne la crescita. Sembra che l’abate Vignali (cappellano a Sant'Elena) abbia evirato l’ex imperatore post mortem: le peregrinazioni postume di quella particolare parte del corpo di Napoleone divennero anche argomento di un saggio, ma probabilmente la questione può essere archiviata come non suffragata dai fatti.

La mostra di Portoferraio non affronta questo mistero napoleonico, ma mette a disposizione dei visitatori soldatini, stampe, video e documenti d’epoca relativi alla permanenza di Napoleone all’Elba, comprese copie anastatiche di lettere autografe. I soldatini di piombo appartengono a una collezione di circa 1.500 esemplari unica al mondo, con soggetti del periodo storico compreso tra il Settecento e il Risorgimento. Le incisioni risalgono alla prima metà dell’Ottocento: narrano la carriera militare di Napoleone dai primi successi come giovane generale nel 1793 fino all’ultimo esilio e alla morte il 5 maggio 1821. Si tratta di una selezione di documenti che fanno parte di una grande raccolta molto importante per una visione completa dell’iconografia napoleonica.

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