D&G, grosso guaio a Chinatown

| La coppia di stilisti protagonista di un incidente diplomatico: una serie di insulti verso il popolo cinese diventano pubblici e si scatena l’inferno. Loro smentiscono tutto: siamo stati hackerati. Banditi dall'e-commerce, persi 36 milioni

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Di Germano Longo
Tutto inizia lunedì, quando Dolce & Gabbana lanciano tre video, teaser creati per accompagnare la sontuosa sfilata #DGTheGreatShow in programma all’Expo di Shangai: una robina fra amici con cena al sacco (si fa per dire) con 200 modelle e 120 performer a intrattenere 1.500 invitati selezionatissimi per un’oretta di show, ma soprattutto con l’obiettivo di incrementare il 30% della quota di mercato che la Cina rappresenta nei bilanci di D&G. 

I tre video, bisogna ammetterlo, peccano un po’ di banalità: una modella cinese alle prese con i piatti della tradizione italiana - pizza, spaghetti e addirittura un malizioso cannolo siculo - affrontati con le “Kuàizi”, le tipiche bacchette cinesi. La reazione dei social non è delle più felici: in tanti parlano di fiera dell’ovvietà, con l’accusa di pescare a piene mani nella vasca da bagno degli stereotipi più facili, tanto quelli cinesi quanto quelli italiani, mostrando un teatrino che nel 2018 non ha più alcun senso. A prendere il toro per le corna è “Weibo”, l’equivalente cinese di Facebook, che in segno di protesta oscura i tre video.

Ma non è finita: “DietPrada”, uno dei più seguiti account Instagram dedicato al fashion, ha pensato di portare agli occhi del mondo un’accesa discussione privata di Michaela Tranova, una delle proprie collaboratrici, con Stefano Gabbana. Nei post, la metà di D&G commentava la sparizione dei tre video sparando con alzo zero verso la Cina: alla domanda della Tranova sulla discutibile scelta, Stefano Gabbana avrebbe risposto - nell’ordine - “La Cina è un paese di merda, e potete stare tranquilli, viviamo benissimo anche senza di voi”, rincarando poi la dose con l’aberrante tradizione gastronomica di mangiare i cani, e finire in bellezza con una sventagliata: “Cina Ignorante Mafia sporca puzzolente”.

Insomma, una bomba a orologeria che, ovviamente, è deflagrata sui social, scatenando gli haters e perfino quelli che generalmente tendono a perdonare. D&G perdono qualche ora preziosa per replicare, lasciando il tempo a tutta la Cina di scoprire che quei due italiani, ospiti del loro paese e trattati pure con ogni riguardo, probabilmente non vedono l’ora di ripartire. E qualcuno rincara perfino la dose, ricordando che già lo scorso anno, D&G erano stati accusati di razzismo: in un loro video promozionale mostravano una Pechino triste e abitata da gente altrettanto spenta, in cui solo chi vestiva Dolce &Gabbana era bello, colorato e felice.

Così, quando D&G provano a mettere una pezza sul mezzo disastro che si profila è ormai troppo tardi, anche se smentiscono parola per parola il contenuto della conversazione, giurando e spergiurando che loro non c’entrano nulla, e il tutto è opera di un hacker dispettoso che si è infilato nottetempo nei loro profili. “Siamo molto dispiaciuti per i disagi provocati da questi post, commenti e messaggi non autorizzati. Per la Cina e la sua gente proviamo soltanto rispetto”. Stefano Gabbana ripubblica addirittura i post incriminati dopo aver sistemato al centro un enorme “Not Me”, non sono io.

Ma cospargersi il capo di cenere serve ormai a poco: Angelica Cheung, direttrice di “Vogue China” annulla immediatamente la propria presenza all’evento, insieme alle attrici Zhang Ziyi, Li Bingbing e la cantante Wang Junkai. La “China Bentley Modelling”, l’agenzia che doveva inviare le modelle, risponde arrangiatevi e l’hashtag #BoycottDolce fa il resto. Quanto basta perché #DGTheGreatShow fosse annullato: non si sa se direttamente dalla maison italiana o dal “Chinese Cultural Affairs Office” che aveva curato i dettagli della manifestazione. E adesso li hanno pure banditi dall'e-commerce. Un danno finanziario che poesa anche sul sistema Italia. Incalcolabile. Intanto il primo bilancio parla di 36 milioni già bruciati. E scusate se è poco. 

Galleria fotografica
D&G, grosso guaio a Chinatown - immagine 1
D&G, grosso guaio a Chinatown - immagine 2
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