Londra celebra Mary Quant

| Il Victoria and Albert Museum dedica una mostra all’inventrice della minigonna, la rivoluzionaria stilista che da autodidatta cambiò la moda e la storia

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L’indizio sono stati due hashtag, lanciati mesi fa da Jenny Lister, una delle curatrici del “Victoria and Albert Museum” di Londra: #WeWantMary e #FindingMary”. In entrambe si chiedeva a chi avesse in casa dei capi originali di Mary Quant di rivolgersi alla segreteria del museo.

Tante ex ragazze, quelle che negli anni Sessanta erano impazzite per le sue gonne cortissime sfidando le ire di mamma e papà, si presentano all’ingresso del museo con il loro pezzo di storia, rigorosamente conservato nel cellophane.

È l’inizio di un’operazione che poco viene svelata: una grande mostra che il “V&A Museum” dedica al talento e all’estro di Mary Quant, la stilista autodidatta consacrata alla storia come l’inventrice della minigonna.



La rivoluzione corta

Prima di lei Londra era una città abitata da uomini in bombetta e le donne dalle teste cotonate, ben chiuse nei loro cappottini e soddisfatte per il frigorifero nuovo ad aspettarle a casa. “Esistevano solo due colori, il blu e il marrone, neanche il nero si trovava”, racconta Barbara Hulanicki, proprietaria di “Biba”, leggendario negozio di Kensington che insieme a John Stephens in Carnaby Street, ha vestito intere generazioni di artisti e sognatori.

Ma Mary Quant, classe 1934 da Blackheath, figlia di due professori che per lei immaginavano una carriera simile alla loro, ha un’intuizione che non solo cambierà per sempre la sua esistenza, ma anche l’immagine stessa della sua città agli occhi del mondo e della storia. È anche per lei, oltre a Beatles, all’Lsd e ai figli dei fiori, se la capitale inglese diventa la “Swingin London”, l’epicentro della rivoluzione sociale e culturale dei “Sixtees” entrata nei libri di storia, capace di buttare all’aria secoli di formalismo urlando all’emancipazione e al sacrosanto diritto di essere giovani. Mary Quant non fa altro che prendere un paio di forbici e accorciare le sue gonne: prima di due dita sopra al ginocchio, poi sale, e più sale più le ragazze capiscono che senza quel taglio non ci sanno più stare.

Così semplice da essere imbarazzante. Ma nessuno ci aveva pensato, o meglio, nessuno aveva mai osato tanto: si grida allo scandalo, ma le ragazze se ne fottono, mollano i calzettoni e mostrano le gambe, sempre di più, tagliandosi i capelli a caschetto mentre i maschi li fanno crescere. È un mondo al contrario, popolato di “Mini Minor” coloratissime che sgusciano fra i taxi cab neri, i “double decker” a due piani e i “Bobbies”, i poliziotti di Londra con l’uovo sodo nero in testa.

Mary inizia con “Bazaar”, la sua primissima boutique di Londra, aperta timidamente su King’s Road, dove tenta semplicemente di vendere capi acquistati all’ingrosso. Ma non funziona, e decide di fare da sola, anche se non è una stilista, non ha mai studiato moda e non sa da dove si inizi a tagliare un pezzo di stoffa. Ma ci crede, impara, diventa brava: passa le notti a cucire stoffe dai colori accesi, che finiscono nelle sue vetrine a prezzi accettabili perfino per chi grida alla rivoluzione. Sono capi facili, immediati, giovani, colorati, allegri: in una parola perfetti.

L’ultimo tocco, il più sapiente: affida a “Twiggy”, nome d’arte di Leslie Hornby, ai tempi una sciampista bionda e magrissima destinata a diventare la modella più celebre di quegli anni, il compito di portare in giro le sue minigonne. Non serve altro, la rivoluzione è servita. La sua boutique, aperta fino a tardi, diventa il punto di ritrovo dei giovani londinesi: si può bere, ascoltare musica, parlare e provare le ultime creazioni di Mary. Poco dopo apre un secondo negozio in Brompton Road, Knightsbridge, zona snob dove le minigonne sono viste come una bestemmia, almeno quanto il rock’n’roll. Nulla che possa fermare la scalata di Mary Quant, che poco dopo crea la “Ginger Group Line”, una linea ancora più economica con cui parte alla conquista degli Stati Uniti, seguita da una collezione di di cosmetici e un’altra di calzature. Da lì a poco, nel 1966, Mary Quant è chiamata a Buckingham Palace per ricevere la medaglia di “Members of the Most Excellent Order of the British Empire”, bissata nel 2014 da quella di “Dame Commander of the British Empire”, per i servizi resi alla moda anglosassone.

La mostra dedicata a Mary Quant, oggi una signora di 85 anni che da un bel po’ ha detto addio alle minigonne, mette insieme circa 200 capi, creati tra il 1955 ed il 1975. Ci sono le minigonne, compresa la prima, quella accorciata da Mary perché non riusciva a correre per prendere l’autobus, ma anche i miniabiti in jersey, gli hopants, gli antipioggia in pvc, i collant sgargianti e gli “skinny-rib sweaters”, i pull aderenti che le vennero in mente indossando il maglione di un bimbo di otto anni. Il tutto corredato da musica dell’epoca, manifesti e foto che la stessa Mary Quant ha deciso di mostrare aprendo il proprio archivio personale.

 

INFO MUSEUM

Mary Quant

Victoria and Albert Museum

Cromwell Road, London SW7 2RL

6 aprile 2019 – 16 febbraio 2020

Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 17:30

Ingresso: 12 sterline

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