Ivanka, la donna che potrebbe guidare l’America

| Le probabilità che la figlia prediletta di Trump entri alla Casa Bianca sono più alte di quanto si possa pensare. Un’analisi sulle donne in politica dimostra che avere mariti o discendenti impegnati politicamente è ancora oggi fondamentale

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Il Super Tuesday ha fatto più vittime di quel che si vede: Mike Bloomberg, ma anche Elizabeth Warren si sono ritirati dalla campagna per le presidenziali. Lei era l’ultima donna in corsa, e la resa ha gettato un certo sconcerto una consistente parte dell’opinione pubblica americana, che si era scoperta pronta all’idea di avere il primo presidente donna.

In realtà, pare che le possibilità – almeno in futuro – ci siano: secondo alcune fonti, alla Casa Bianca lavorano senza sosta per spianare la strada a Ivanka Trump, la figlia prediletta di Donald. Uno scenario considerato molto probabile, perché le donne arrivano quasi sempre alla guida di un Paese sulla scia di legami politici maschili. Uno studio del 2018 ha rivelato che mentre un leader mondiale su 10 discende da una famiglia impegnata politicamente, per quasi una donna su tre è così.

Un effetto dinastico forte in Argentina, Myanmar e Thailandia, tre Paesi in cui le donne hanno seguito le orme di un parente maschio per diventare capo di Stato: Cristina Fernández de Kirchner è stata la first lady dell’Argentina prima di diventare presidente, il padre di Aung San Suu Kyi è considerato il fondatore del moderno Myanmar, Yingluck Shinawatra, nel 2011 diventata il primo premier donna della Thailandia, è la sorella di un ex primo ministro.

Statisticamente, è probabile che le donne politiche abbiano legami familiari con la politica in Canada, Finlandia, Islanda, Irlanda, Israele, Nuova Zelanda e negli Stati Uniti. Uno studio che ha analizzato i dati dal 1789 al 1996 ha rilevato che quasi una donna su tre ha avuto un parente entrato al Congresso prima di loro, mentre la regola valeva per meno di un uomo su 10.

Se Ivanka Trump dovesse diventare presidente, sarebbe il culmine di questo scenario. Hillary Clinton, pur essendo un’abile politica a tutti gli effetti, ha beneficiato dei suoi anni come First Lady grazie al credito del suo cognome e all’aver frequentato i corridoi del potere. Ma la Warren, politicamente capace come la Clinton, non è stata in grado di attingere a legami familiari o al prestigio del nome, e come altre candidate presidenziali femminili ha lottato per conquistare attenzione e sostegno.

Secondo uno studio del professore di Harvard Daniel Smith, insieme ai ricercatori svedesi Olle Folke e Johanna Rickne, le qualità di Hillary sono tipiche delle donne politiche che seguono le orme dei loro padri o dei loro mariti, accreditate da dinastie che le rendono perfino più qualificate degli uomini. Per le donne, i legami familiari colmano una parte del divario di genere, ma a volte non basta e per sperare di vincere hanno bisogno di curriculum più pesanti degli uomini.

Per via di atteggiamenti sessisti, alla copertura mediatica di parte e alle molestie - per citare solo alcuni degli ostacoli - è più difficile per le donne candidarsi e vincere. Proprio questa settimana, l’indice delle norme sociali di genere del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite ha rilevato che circa la metà degli uomini e delle donne nel mondo pensa che i maschi siano leader politici migliori. Ma è chiaro che i legami politici ungono gli ingranaggi delle donne: ecco perché a Meghan McCain e Chelsea Clinton viene chiesto di continuo se intendono candidarsi, ecco perché un politico qualificato come il senatore Tammy Duckworth, che ha un background personale e una carriera politica simile a quella dell’ex presidente Barack Obama, riceve meno entusiasmo presidenziale dell’ex first lady Michelle Obama, malgrado la sua inesperienza e l’insistente rifiuto di una carriera politica. Ed è sempre per questo che Ivanka Trump è la donna che potrebbe diventare presto presidente.

Per le donne, i legami familiari con la politica sono più utili della ricchezza: nessuno si chiede se i figli di Bill Gates potrebbero candidarsi, nessuno fa congetture sull’ereditiera Abigail Disney, nonostante la sua ricchezza e il suo attivismo politico.

Il fatto che Donald Trump sia limitato a due mandati potrebbe amplificare l’effetto dinastia e aumentare le possibilità di Ivanka Trump di avere una carriera politica di successo. È facile immaginare che i sostenitori di Trump, desiderosi di vedere la sua influenza spingersi oltre gli otto anni, possano spingere Ivanka verso lo Studio Ovale. Come affermano gli autori di uno studio sul fenomeno, “In contesti dinastici i limiti di mandato possono, forse inavvertitamente, aumentare la rappresentanza femminile”.

La famiglia Trump è una dinastia che ha tratto profitto dalla Casa Bianca, e allora perché lasciare che una piccola cosa come un termine chiuda la miniera d’oro su cui sono seduti? Trovare il prossimo Presidente all’interno della famiglia è il passo logico per poter continuare a monetizzare la presidenza.

Ivanka è la più forte contendente tra i figli di Trump: il presidente l’ha definita una “grande diplomatica” e le ha lanciato la palla in campo: “Se mai volesse candidarsi alla presidenza credo che sarebbe molto, molto difficile batterla”. Ivanka ha partecipato a eventi come il G20, riscuotendo pareri molto contrastanti, e sta attivamente cercando di cementare la sua fede repubblicana. Non è la donna che la maggior parte degli americani sperano di avere al comando, ma quella che potrebbero avere.

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