Anche Citigroup ha il suo scandalo

| Dopo Crédit Suisse, anche il colosso bancario americano è alle prese con le accuse di un ex manager, sacrificato ad una commissione d’inchiesta per salvare il buon nome aziendale

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È il momento della grandi banche d’investimento. Ha iniziato la Svizzera, alle prese con la magra figura internazionale rimediata da “Crédit Suisse”, con alcuni dirigenti beccati in flagrante mentre facevano pedinare in modo maldestro Iqbal Khan, brillante manager che aveva appena annunciato di voler passare alla “Ubs”, la concorrenza. Una spy-story con tanto di denunce, licenziamenti e un suicidio ad ammorbare il cielo sopra Zurigo.

Neanche il tempo di riprendersi e arriva il pasticcio altrettanto brutto di “Citigroup”, multinazionale americana che fa parte della ristretta cerchia delle “Big Four”, nota per aver miscelato per prima i servizi assicurativi e quelli bancari dopo la Grande Depressione. A far tremare i piani alti del quartier generale, a New York ci ha pensato la denuncia di Rohan Ramchandani, 39enne di origine britannica a capo della divisione europea del trading desk valutario. Un altro manager giovane e rampante, con un futuro spianato davanti a sé, che il colosso Citigroup avrebbe scelto come capro espiatorio di un’inchiesta governativa su manipolazioni dei prezzi del mercato valutario attraverso una chat-room online: la pedina da sacrificare per salvare il buon nome e le ottime casse della banca. Ma Ramchandani di mettere la testa sul patibolo non aveva voglia ed è passato al contrattacco, accusando l’istituto americano di aver “costruito” ad arte le prove che lo incastrerebbero a responsabilità non sue.

Finito a processo insieme a due colleghi, dove rischiava fino a 10 anni di carcere, il manager si è difeso così bene da convincere giudice e giuria della propria innocenza, poi ha deciso di passare all’incasso con una denuncia penale accompagnata da una maxi richiesta di risarcimento, pari a 112 milioni di dollari. L’accusa è di aver suggerito il proprio nome alla commissione d’inchiesta nel tentativo di offrire un colpevole utile a proteggere tutto il resto. “I datori di lavoro non dovrebbero essere autorizzati a gettare dipendenti innocenti sotto un autobus, né a giocare a giudice, giuria e carnefice, nel tentativo di limitare le loro responsabilità aziendali - ha tuonato Ramchandani nell’aula del tribunale dopo l’assoluzione – la mia reputazione è stata rovinata, non riesco più a lavorare nel mercato finanziario”. Accuse ovviamente respinte al mittente da Citigroup, che ammette solo di non aver seguito le vie canoniche decidendo il licenziamento del dipendente. Entro la fine dell’anno un tribunale del lavoro dirà la sua.

Ma ad di là dello specifico dei due casi, ad emergere è la spregiudicatezza con cui i colossi della finanza mondiale giocano a scacchi con i propri dipendenti, convinti di poterne decidere a piacere il destino.

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