Quando il biologico è d’obbligo

| Non serve lavare fragole e pomodori in quanto i pesticidi utilizzati per proteggerli da insetti e funghi penetrano attraverso le bucce. Al contrario, le polpe di ananas e banane sono protetti e possono essere acquistati anche non biologici

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Di Marco Belletti
Decidere che cibo scegliere per la nostra alimentazione (e come sceglierlo) ormai sta diventando ogni giorno un compito più difficile. Da un lato è necessario conciliare il contenuto del nostro portafogli con i costi spesso crescenti dei prodotti, dall’altro dobbiamo fare i conti con la necessità di un’agricoltura che dovrebbe essere più efficiente e allo stesso tempo più sostenibile per evitare il definitivo collasso del nostro pianeta. E sfamare quasi 8 miliardi di persone non è uno scherzo, neppure per un pianeta in gamba come la nostra Terra.

A questi due opposti punti di vista se ne aggiunge un terzo legato al nostro benessere: il cibo non deve esserci dannoso. Nel suo annuale dossier dedicato ai pesticidi utilizzati in agricoltura, Legambiente riferisce che in media il 60 per cento della frutta coltivata in Italia, pur rientrando nei parametri di legge, contiene residui tossici di prodotti chimici: un po’ di più per pere (64 per cento) e uva da tavola (61 per cento), un po’ meno per le pesche (57 per cento). Complessivamente soltanto l’1,7 per cento della nostra frutta è irregolare, percentuale che sale al 3 per cento per le fragole.

Diversa e peggiore la situazione per quanto riguarda la verdura. Sembra che siano fuori dai limiti di legge l’8 per cento di peperoni, il 5 per cento degli ortaggi e il 2 per cento dei legumi. Il fenomeno è largamente diffuso, con i pomodori siciliani e laziali che contengono ben sei differenti residui a volte contemporaneamente. Sempre dal Lazio un vero record: un campione di lattuga con tracce di otto prodotti chimici tutti insieme!

Tra i pesticidi presenti in frutta e verdura italiane, rilevato anche il Clorpirifos che Legambiente accusa da tempo di essere neurotossico: la California ne ha proibito l’uso dopo che sono stati dimostrati gli effetti drammatici che può avere sui bambini.

Ma non solo Legambiente stila classifiche di questo genere, recentemente anche Coldiretti ha diffuso una “lista nera” (basata sulle analisi dell’EFSA, l’European Food Safety Authority) e riguarda tutti i prodotti in vendita in Italia, sia che arrivino dal nostro Paese sia dall’estero. Del resto la globalizzazione e i costi di trasporto sempre più competitivi e ridotti, permette un’ampia circolazione di prodotti che fino a poco tempo fa non sarebbe stata possibile. Per esempio, in poche ore il pesce spagnolo raggiunge i nostri mercati e le nostre tavole, facendo svanire l’illusione di mangiare solo cibi locali. Oltre al pesce iberico, possono essere dannosi per la nostra salute il pollo in arrivo dalla Polonia, le nocciole turche, le arachidi egiziane, il manzo brasiliano.

Anche negli Stati Uniti esistono classifiche del genere: per esempio l’Environmental Working Group – un’organizzazione di ricerca contro le sostanze chimiche tossiche e inquinanti – diffonde l’elenco dei cibi che contengono la maggiore quantità di veleni tra tutti gli alimenti destinati all’uomo. Secondo l’EWG occorre acquistare con cautela cavolo riccio, ciliegie, fragole, mele, patate, peperoncino, pere, pesche, pomodori, sedano, spinaci e uva. Anche dall’altra parte dell’Atlantico quindi è quanto mai importante prestare molta attenzione a frutta e verdura da comprare, facendo scelte oculate nel caso non si possa comprare cibi biologici al 100 per cento. E per questo motivo l’Environmental Working Group stila anche una lista degli alimenti che non sono troppo contaminati: ananas, asparagi, avocado, banane, broccoli, cipolle, funghi, mais, melanzane, melone e papaia. Si tratta di cibi che non richiedono quantità massicce di pesticidi ma solo di sostanze che non penetrano sotto la buccia e quindi possono essere facilmente eliminate. Al contrario, per altri generi di frutta e verdura sono usati pesticidi che entrano in circolo nella linfa della pianta e ne raggiungono ogni parte e sarebbe pertanto opportuno acquistare solo quelli provenienti da culture biologiche.

Per esempio, le patate sono sensibili ai funghi che sono combattuti con sostanze chimiche. Inoltre, per evitare la germogliazione è utilizzato il clorprofamio (un regolatore di crescita delle piante) che sembrerebbe essere cancerogeno.

Siccome sono soggette all’attacco di insetti e parassiti, lattughe e altre verdure a foglia verde ricevono grandi quantità di pesticidi – tra cui la permetrina, un neurotossico collegato a problemi neurologici sui bambini – che non vanno via lavando le foglie, in quanto sono penetrati all’interno.

Anche peperoni e pomodori ricevono forti trattamenti contro insetti e funghi e la buccia sottile assorbe le sostanze trattenendole nella polpa, senza possibilità di eliminarle pelandoli o lavandoli. Nelle colture biologiche è utilizzato il rame che (se usato nelle dosi previste dalla legge) non è tossico.

Le pesche trattengono i pesticidi forse più di ogni altro frutto e siccome sono molto soggette agli attacchi dei funghi sono molto irrorate. Anche in questo caso è inutile lavarle, è opportuno quindi acquistarle di provenienza biologica.

Le fragole, che crescono vicino al suolo e hanno la buccia sottile, subiscono molti trattamenti e trattengono le sostanze tossiche: meglio scegliere quelle biologiche che inoltre non sono concimate con azoto per farle diventare enormi.

La selezione artificiale delle mele è un caso da manuale genetico: in natura le varietà di questo frutto sono oltre 7 mila ma quelle vendute in numeri elevati dalla grande distribuzione sono circa una decina, scelte tra quelle con frutti di grosse dimensioni e dalla buccia sottile. Per ottenere questi risultati sono necessarie forti dosi di differenti agrofarmaci. Meglio scegliere quelle coltivate organicamente.

Ad attaccare le ciliegie sono mosche e moscerini: per combatterli è utilizzato il dimetoato, un’insetticida altamente tossico (crea disturbi al metabolismo ormonale anche a basse dosi) vietato in Francia ma ancora legale nel resto dell’Europa. Come per le mele, le ciliegie biologiche sono più resistenti, hanno bisogno di meno attenzioni e sono disponibili in un gran numero di varietà.

Un caso particolarmente grave è quello dell’uva. La rivista svizzera K-Tipp (che pubblica consigli e suggerimenti su temi economici e ambientali) ha analizzato l’uva venduta nelle principali catene di distribuzione europee, con risultati preoccupanti. Tutti i campioni analizzati contenevano elevati livelli di residui di 35 diversi tipi di pesticidi, 8 dei quali destinati a uccidere gli insetti e gli altri per combattere i funghi. Nessuna di queste sostanze superava i limiti, ma le leggi non tengono in considerazione della presenza contemporanea di tutti quei pesticidi e i loro effetti combinati e di accumulo.

Infine, non va trascurato il fatto che ormai sono in molti a credere che l’inquinamento ambientale e i residui di pesticidi negli alimenti svolgano un ruolo importante e diretto nella riduzione di fertilità maschile, comune a tutti i Paesi industrializzati.

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