Salone del Gusto 2018, pensieri & sapori

| Alla scoperta di curiosità e appuntamenti dei cinque giorni che portano a Torino migliaia fra produttori, contadini e commercianti. Ma anche i cultori dell’assaggino, un popolo in forte crescita

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Di Germano Longo
“A proposito di politica, ci sarebbe qualcosa da mangiare?”. Così diceva Totò sicuro di scatenare la risata, e così, in fondo, sembra che gli italiani continuino imperterriti a moltiplicare la battuta del principe De Curtis. Da qualche anno, si sa, il “food” domina su tutto, e ovunque qualcuno decida di esporre una tartina imburrata, qualcun altro è pronto a mandarla giù. Potenza della crisi, senz’altro, ma anche di un’irresistibile attrazione verso tutto ciò che è racchiuso sotto due paroline irresistibili: commestibile e gratis. Se poi in mezzo vogliamo metterci parole e ragionamenti va bene, ma l’importante è “Francia o Spagna, basta che se magna”, come ricorda un detto sempre attuale che risale al 1500 circa.

In pratica, se non c’è bancarella o sagra della salamella che rischi di essere dimenticata, figuriamoci cosa può accadere al Lingotto di Torino ogni due anni con “Terra Madre - Salone del Gusto”: il tripudio della cultura del cibo, ma con assaggino connesso. Per carità, non che si voglia sminuire un appuntamento che ha radici profonde e serissime, in cui il patron di “Slow Food” Carlin Petrini non perde occasione per bacchettare sulle orecchie politici, istituzioni e poteri forti. Quest’anno, il gran timoniere ha aperto il suo intervento con le stesse parole usate 22 anni fa, prima edizione del Salone del Gusto: “Il giorno in cui il cibo avrà la stessa attenzione della moda avremo risolto un problema di dignità”. Obiettivo raggiunto, aggiunge, e forse perfino superato pericolosamente: “Basta con la spettacolarizzazione del food e degli chef in tivù: fra l’altro sono solo uomini, quando la spina dorsale dell’alimentazione è rappresentata dalle donne”.

Il tema dell’edizione, #FoodForChange, il cibo per cambiare il mondo, si srotola in cinque isole tematiche: “Slow Meat”, “Slow Fish”, “Semi”, “Le api e gli insetti” e “Cibo e salute”. La dodicesima edizione di “Terra Madre-Salone del Gusto”, in programma dal 20 al 24 settembre (dalle 10 alle 21, lunedì chiusura ore 19), per cominciare torna al Lingotto, nella sua sede naturale, lasciata due anni fa per via di finanze che non avevano permesso lo sforzo. E lo fa in grande stile, con numeri “monster”: tre padiglioni, 58mila mq, 150 cuochi, 300 produttori, 950 volontari, più di 900 eventi fra “Laboratori del Gusto”, “Appuntamenti a tavola”, “Scuola di cucina”, “Fucina Pizza & Pane”, forum, conferenze, presentazioni, workshop, colazioni e aperitivi. In mezzo, il grande “Mercato Italiano e Internazionale”, che significa più di 1.000 espositori da 83 paesi diversi, compresi i vecchi e i nuovi “Presìdi Slow Food”. A contorno la “Piazza del Gelato”, il “Cacao Camp” e l’area esterna dell’Oval, dedicata alle cucine di strada e i birrifici artigianali, aperti fino a tardi, anche quando il salone chiude.

L’arte dell’assaggino, oltre alle specialità delle tavole italiane, transita anche attraverso curiosità sconosciute ai più. A titolo di esempio l’arancia Rex Union del Sudafrica, il “gurpi” di renna dei Sami, il suino nero dei Balcani orientali, l’aragosta spinosa di Banco Chincorro, il Sian Ka’an del Messico e il “Clairin” di Haiti.

Ma un salone che si rispetti, oggi deve avere una parte “Off” per coinvolgere l’intera città: per i 150 appuntamenti sparsi per tutta Torino si va da Mirafiori a San Salvario, passando per “Eataly”, “FiorFood Coop”, la “Nuvola Lavazza”, piazza Castello, il cuore più elegante della città, i Food Truck della Piazzetta Reale e l’Enoteca di Palazzo Reale, con 600 etichette di vini curate dai sommelier della “Fisar”. Per finire con i 15 itinerari dei “Tour DiVini” per scoprire angoli e specialità della gastronomia del Piemonte.

I costi popolari, come è giusto che sia: 10 euro l’ingresso singolo (5 se acquistato online), 20 l’abbonamento ai cinque giorni. L’intero incasso è destinato a finanziare il viaggio verso Torino dei 7.000 delegati di Terra Madre provenienti da oltre 150 paesi diversi, per buona parte ospitati da 200 famiglie piemontesi.

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