“Da oggi il mondo è un po’ più povero”. Così, il 15 dicembre 1966, l’allora governatore della California Ronald Reagan aveva commentato la notizia della morte di Walt Disney, uno dei padri dei film d’animazione e dei parchi a tema, creatore di alcuni fra i più celebri personaggi della storia a cominciare da Topolino, quello che considerava il suo alter ego. Nato a Chicago in una famiglia di origini francesi, dopo aver cambiato più occupazioni per dare una mano in casa, Walt Disney si era avvicinato casualmente ai fumetti, ma la vera svolta sarebbe arrivata soltanto con il trasferimento in California, raggiunta acquistando il biglietto con gli ultimi dollari rimasti nel portafogli. Insieme al fratello Roy crea la “Walt Disney Production”, uno studio che nel giro di pochi anni diventa uno dei più importanti di Hollywood: fra il 1932 ed il 1969, i cartoni animati Disney vincono 26 statuette dell’Oscar su 59 candidature, 3 Golden Globe, un Emmy, un David di Donatello e due stelle sulla “Hollywood Walk of Fame”, una per il cinema e l’altra per la televisione. L’ultima apparizione di Walt il 19 settembre 1966, alla conferenza stampa di presentazione di un resort Disney montano. Pochi giorni dopo i medici gli diagnosticano un cancro al polmone sinistro: ricoverato all’ospedale St. Joseph di Burbank, di fronte ai suoi studios, si spegne per un collasso cardiocircolatorio. Le sue ceneri riposano al Forest Lawn Memorial Park di Glendale.