Capablanca, quando gli scacchi si rinnovano

| Nato il 19 novembre 1888, il grande maestro scacchista cubano ha introdotto un nuovo modo di giocare pił veloce e attento ai finali di partita. Ma il suo nome resta legato a una variante da lui inventata, con due nuovi pezzi

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Di Marco Belletti
La scena più famosa del film “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman è sicuramente quella in cui il protagonista Antonius Block gioca a scacchi con la morte, raffigurata con una maschera bianca e un pastrano nero. Trasposizione cinematografica di un’opera teatrale scritta dallo stesso regista, il film del 1957 narra di un cavaliere e del suo scudiero che, appena tornati da una crociata in Terra Sanata, trovano la loro nazione devastata dalla peste. Incontrano anche la morte che il cavaliere sfida a una partita a scacchi, sperando di poter sopravvivere fino a quando non terminerà: la sfida si protrae per tutta la durata del film.

Bergman non è il solo a realizzare una sceneggiatura in cui gli scacchi sono protagonisti, ma sicuramente il significato emblematico della partita contro la morte – che alla fine vince – è unico nel panorama cinematografico mondiale.

Gli scacchi sono un gioco di strategia da tavolo in cui due giocatori si sfidano su una scacchiera quadrata con 64 caselle (8 per ogni lato) ed è giocato da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Ogni giocatore ha a disposizione 16 pezzi (un re, una regina, due torri, due cavalli, due alfieri e otto pedoni) che si muovono in modi differenti. Obiettivo del gioco e mettere il re avversario in condizioni da non poter evitare di essere “mangiato” ottenendo in questo modo lo scacco matto. È possibile vincere anche per il ritiro dell’avversario mentre sono numerosi i modi per cui una partita può finire in parità.

L’origine degli scacchi è lontana, l’ipotesi più credibile è che derivino dal gioco indiano “chaturanga”, nato intorno al sesto o al settimo secolo, che quasi sicuramente è anche il progenitore di altri numerosi giochi di strategia dell’Asia orientale, come “xiangqi”, “janggi” e “shogi”, rispettivamente gli scacchi cinesi, coreani e giapponesi. Una versione già vicina a quella odierna raggiunge l’Europa attraverso la Persia e l’Arabia nel nono secolo, portati dagli Omayyadi nella loro conquista della Spagna. La regina e l’alfiere assumono le caratteristiche definitive alla fine del XV secolo e le regole moderne sono standardizzate solo nella seconda metà dell’Ottocento.

Gli scacchi diventano adulti

È il praghese Wilhelm Steinitz a sviluppare un approccio scientifico del gioco, descrivendo come evitare la debolezza di certe posizioni e sfruttare quelle dell’avversario. La grande rivoluzione portata da Steinitz è comprendere l’importanza della posizione: prima di lui i giocatori facevano uscire subito la regina (il pezzo più potente) e non sviluppavano completamente il gioco piazzando i pezzi sulla scacchiera, ma attaccavano il re avversario a testa bassa, porgendo il fianco a inevitabili contrattacchi. La partita vinta da Steinitz nel 1886 nei confronti del maestro tedesco Johannes Zukertort è ufficialmente considerata il primo campionato mondiale di scacchi. Il grande scacchista di Praga perde il titolo nel 1894 contro un giocatore molto più giovane, il matematico tedesco Emanuel Lasker, che mantiene la corona iridata per 27 anni: ancora oggi nessuno ha resistito tanto come campione del mondo.

Nel 1924 gli scacchi diventano sport olimpico ai giochi di Parigi e nel 1927 nasce il campionato mondiale femminile: a vincere il primo titolo è Vera Menchik, maestra inglese di origine ceca.

Lasker è costretto a rinunciare al titolo di campione del mondo nel 1921, quando viene sfidato e battuto dal cubano José Raúl Capablanca y Graupera.

Il grande innovatore cubano

Nato il 19 novembre 1888 a L’Avana, Capablanca mantiene il titolo fino al 1927 ed è ricordato per la sua bravura e velocità di gioco, oltre che per la sua eccezionale abilità nei finali di partita. A neppure 13 anni diventa campione cubano e appena ventenne si fa conoscere a livello internazionale vincendo il suo primo torneo nel 1911. Capablanca rimane imbattuto dal 10 febbraio 1916 al 21 marzo 1924 e perde il titolo il 16 settembre 1927 contro il russo Alexander Alekhine, che prima di quella partita non ha mai battuto l’avversario. Dopo di allora i due maestri non si incontreranno più, nonostante Capablanca chieda più volte la rivincita.

Dopo la sconfitta contro il russo, il campione cubano non ottiene più risultati positivi, si dedica così a scrivere alcuni tra i più famosi libri sugli scacchi dell’epoca e non solo, influenzando lo stile dei futuri campioni Bobby Fischer e Anatoly Karpov.

La sera del 7 marzo 1942, mentre sta analizzando una partita al circolo di scacchi di Manhattan, Capablanca si sente male e viene trasportato d’urgenza all’ospedale Monte Sinai, morendo la mattina successiva per un ictus cerebrale, a soli 53 anni. I suoi resti riposano nel cimitero dell’Avana.

Oltre alle sue 600 partite, molte delle quali indimenticabili, ai suoi libri che hanno fatto scuola e al suo stile unico, il maestro cubano è anche ricordato per aver dato vita a quelli che sono chiamati gli scacchi di Capablanca, una variante del gioco che ha inventato negli anni Venti.

La scacchiera s’ingrandisce

Le novità principali sono due: innanzitutto la scacchiera ha il lato di fronte ai due giocatori con 10 caselle anziché 8 e di conseguenza ha due pezzi inediti: il primo è il cardinale e combina le mosse del cavallo con quelle dell’alfiere, il secondo è il cancelliere, un insieme di torre e cavallo. Capablanca quando presenta il suo gioco è convinto che nel giro di una decina d’anni gli scacchi non avrebbero più avuto nessun successo e che a causa di un certo appiattimento delle capacità dei maestri tutte le partite si sarebbero concluse in parità. È questa possibilità, afferma, che lo spinge a creare una versione più complessa e difficile del gioco. A scegliere i nomi dei due nuovi pezzi è lo stesso Capablanca e ancora oggi sono utilizzati nella maggior parte delle varianti moderne di questo tipo di scacchi.

Cardinale e cancelliere permettono strategie e possibilità che cambiano in modo abbastanza evidente gli scacchi. Per esempio il cardinale può dare scacco matto a un re isolato in un angolo quando è posizionato in diagonale con una casella che li separa.

Capablanca ha anche elaborato diversi posizionamenti iniziali dei pezzi: nell’ultima revisione colloca il cardinale tra il cavallo e l’alfiere della regina mentre il cancelliere tra il cavallo e l’alfiere del re. Quest’ultimo, durante l’arrocco si sposta di tre caselle mentre i pedoni (che sono dieci anziché otto) in aggiunta alle normali opzioni di promozione negli scacchi standard possono ovviamente diventare anche cardinale o cancelliere.

Uno dei primi sostenitori della variante di Capablanca è Lasker, che sperimenta contro il campione cubano anche una versione di scacchiera 10x10, tuttavia trova preferibile giocare sulla 10x8 in quanto i corpo a corpo iniziano prima. Anche il maestro ungherese Géza Maróczy gioca alcune partite del nuovo gioco con Capablanca uscendone sempre sconfitto. Tra i detrattori, il campione britannico William Winter che pensa siano troppo numerosi i pezzi forti, rendendo inutili quelli minori.

Nel 2007 il gran maestro Yasser Seirawan crea una variante con il suo nome che posiziona sulla scacchiera i due nuovi pezzi in modo diverso rispetto al gioco standard. Anche questa versione, come quella di Capablanca, non ottiene il successo che invece continua ad avere il gioco tradizionale.

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