I segreti dello Chateau Marmont

| Un libro rivelazione, appena uscito negli Stati Uniti, racconta le sfrenate notti di sesso e gli eccessi delle stelle di Hollywood nell’hotel sul Sunset Boulevard dove tutto era concesso

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Di Germano Longo
Ci sono luoghi, stanze e pareti che se potessero parlare, accidenti, avrebbero da raccontare storie capaci di lasciare a bocca aperta il mondo intero. È un po’ quello che aveva in mente Shawn Levy, scrittore e autore di “In the Castle on Sunset”, un libro che promette di svelare i segreti mai detti e quelli appena sussurrati dello “Chateau Marmont”, uno degli alberghi più esclusivi di Hollywood e luogo dove si sono consumati in abbondanza drammi, amori e svolazzi di lenzuola.

Fu costruito nel 1922 per volontà dell’avvocato immobiliarista Fred Horowitz, che fra i primi aveva fiutato il potere immenso di due calamite per milionari come Hollywood e Beverly Hills. L’avvocato compra due ettari di terreno sul fianco di una strada con tanta polvere e pochi lustrini, poi mette in moto il cognato architetto consegnandogli l’idea di un complesso residenziale per gente che può e alcune foto del castello di Amboise, una delle perle della Loira, in Francia, dove i Medici e Leonardo erano stati di casa: lo vuole così, con tanto di tetti spioventi e torrette. Un anno dopo, il Marmont è pronto: una “fortezza di lusso” alta sette piani all’8221 del leggendario Sunset Boulevard, il “viale del tramonto”, a poca distanza dalla celebre collina con l’altrettanto mitologica scritta “Hollywood”, forse l’indicazione turistica più celebre della galassia.

La crisi del 1929 ne azzoppa le ambizioni: il Marmont passa di mano ad un imprenditore che lo trasforma in hotel di lusso. L’indirizzo inizia a diventare la meta obbligata delle star della capitale mondiale del cinema e negli anni Trenta si ingrandisce annettendo nove cottage e una piscina. Comprarlo diventa un affare per Raymond Sarlot e Karl Kantarjian, due immobiliaristi che nel 1975 ne diventano i proprietari fino al 1990, quando lo piazzano all’astro nascente dell’imprenditoria newyorkese André Balazs, a 12 volte la cifra che avevano speso.

Il Marmont si rinnova senza perdere una stilla del fascino e dello sfarzo che stava costruendo la “golden age” di Hollywood. Diventa la residenza di gente che fra un ciak e l’altro lì si sente come a casa: James Dean, Francis Scott Fitzgerald, Grace Kelly, Howard Hughes, Judy Garland, John Lennon, seguiti dai Led Zeppelin, i Red Hot Chilly Pepper, Warren Beatty, Leonardo DiCaprio, Britney Spears, Bono Vox. Ma fare l’elenco completo degli ospiti illustri, assicurano ancora oggi i titolari, è praticamente impossibile. Così come le leggende di cosa sarebbe avvenuto fra quelle mura sono decine, forse non tutte vere: uno dei Led Zeppelin che girava in moto per i corridoi, la Garland ubriaca che un giorno si mette a suonare il pianoforte nell’atrio, sotto gli occhi sbigottiti dei turisti alla reception, Jim Morrison dei “Doors” che cade dal balcone, e lo stesso che capita a James Dean. Poi il sesso, tanto: Clark Gable e Jean Harlow che finiscono nella stessa stanza, come anche il regista Nicholas Ray e Nathalie Wood, ai tempi appena sedicenne. Le abbuffate - “in ognuna delle 63 stanze” - di Johnny Depp e Kate Moss, le decine di uomini finiti nella suite di Jean Harlow. Le notti insonni di John Wayne, Marilyn Monroe, Marlon Brando, Vivien Leigh, Paul Newman, Zsa Zsa Zsa Gabor, Joan Crawford e Anthony Perkins, la stanza di Bette Davis andata a fuoco durante un gioco erotico e l’amplesso consumato in ascensore nel 2004 da Scarlett Johanssson e Benicio Del Toro.

Lunga anche la lista degli ospiti cacciati dall’hotel: Britney Spears, dopo aver infastidito gli ospiti del ristorante, Lindsay Lohan per i conti non pagati, Richard Harris che ubriaco urlava in piena notte nei corridoi che la guerra nucleare era iniziata e Rupert Everett che aveva sostituito i pacchi regalo sotto l'albero di Natale con dei sex toys. Ma ancora oggi, resta la macchia scura della morte di John Belushi, il 5 marzo 1982, per overdose.

Per Shawn Levy, l’autore di “In the Castle on Sunset”, il Marmont “Era il luogo dove le inclinazioni degli ospiti per il sesso, l’alcool, le droghe o le depravazioni non erano semplicemente rispettate, ma accettate”. Il boss della Columbia Pictures Harry Cohn era solito dare un consiglio ai suoi attori: “Se devi metterti nei guai, almeno vai al Marmont”. Gli ospiti e i loro visitatori, oggi come allora, possono entrare nel garage sotterraneo e dirigersi direttamente alle loro camere. Nessuno sa, e chi vede fa finta di niente.

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