Kinsey Wolanski e il fattore C

| La modella bionda che ha attraversato il campo durante la finale di Champions, ha raggiunto il proprio obiettivo: 3,5 milioni di euro incassati per un minuto scarso di "naticume" open air

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Difficile capire che gusto ci sia a denudarsi totalmente di fronte a migliaia di persone, correre a perdifiato braccati dalla sicurezza, quindi finire in galera e tornare a casa con una bella denuncia. Ma forse diventa tutto più chiaro, scoprendo com’è cambiata la vita di Kinsey Wolanski, la modella californiana 22enne che con le sue natiche ha interrotto la finale di Champions League fra Liveropool e Tottenham al 20esimo del primo tempo. In una recentissima intervista rilasciata a “The Sun”, la signorina ha ammesso che, al netto delle cinque ore passate in una cella spagnola, quella è stata la trovata migliore della sua carriera, al punto da meditare il definitivo ritiro dalle scene. Merito dei 3,5 milioni di euro che le sono piombati sul conto per i 32 milioni di visualizzazioni dei suoi profili social e lo sponsor impresso sul costumino che faticava assai a contenerne le grazie, il sito internet porno dello Youtuber russo Vitaly Zdorovetskiy, il fidanzato. “Per me è stata una pubblicità pazzesca, una visibilità che non si può comprare da nessuna parte: sono passata da 300mila follower a più di due milioni. Improvvisamente sono diventata famosa in tutto il mondo e le offerte di lavoro sono arrivate a decine. I tifosi applaudivano, i giocatori stessi sorridevano e perfino quando sono uscita di prigione degli agenti di polizia hanno voluto farsi un selfie con me. Non credo di aver fatto male a nessuno, è stato un siparietto divertente. Quando Vitaly me l’ha proposto onestamente non avevo idea di quanto importante fosse la finale di Champions League e non credevo che il mondo intero mi avrebbe guardato. Ma ho detto subito di sì, mi è piaciuta l’idea di fare qualcosa di folle: si vive una volta sola”.

Ha aggiunto: “Ho confidato ai tifosi di Liverpool intorno a me quello che stavo per fare e tutti hanno commentato ‘Stai scherzando?’. C’era così tanta confusione che nessuno si è accorto quando mi sono fatto strada e sono sbucata in campo: è  stato così eccitante che non riesco nemmeno a ricordare cosa è successo. Pochi minuti dopo ero in una cella insieme ad una decina di altre persone, anche loro in stato di fermo: nessuno di loro parlava inglese e io indossavo solo il costume da bagno e un camice da ospedale che uno degli uomini della sicurezza mi aveva dato: ero un po’ a disagio, ma faceva tutto parte dell'esperienza”.

Anche la sua famiglia, aggiunge Kinsey, ha trovato divertente la trovata, compreso suo padre Daniel, sceriffo di un dipartimento di polizia di Los Angeles: “Non gli avevo rivelato cosa avrei fatto, ma non sono rimasti sorpresi, conoscono il mio carattere. Papà era sollevato che avessi addosso almeno un costume da bagno e non fossi nuda”.

L’ultima rivelazione è che molti dei giocatori presenti sul campo hanno iniziato a seguirla sui social e a mostrare un certo interesse ad approfondire l’amicizia, diciamo così: “Non farò alcun nome, ma un paio di giocatori del Liverpool mi hanno inviato messaggi privati: uno con degli emoticon a forma di cuore, un altro mi ha invitata a cena, ma non ho risposto perché ho già un fidanzato”.

Quello degli streaker è un fenomeno dilagante, e c’è di mezzo la controcultura nata in California più di cinquant’anni fa, rimpolpata a dovere dalle teorie dei giovani di allora, che al perbenismo della borghesia, accusata di essere impettita, distante e bigotta, rispondevano mostrando il campionario dell’immostrabile. Per dare un inizio allo “streaking” bisogna andare indietro nel tempo di parecchio, addirittura al 1799, quando un uomo completamente nudo viene arrestato mentre gironzolava per la stazione della metropolitana di Mansion House, a Londra. Ma l’episodio più celebre risale al 1970, quando in una foto di Jerry Rubin, uno degli alfieri della protesta americana, compare una ragazza totalmente nuda che portava in mano un vassoio con una testa di maiale. Il palcoscenico? Un’impettita convention repubblicana, con le signore che si coprivano gli occhi ed i signori che pulivano le lenti. Da lì in poi, un vero diluvio di uomini e donne, a volte nemmeno tanto belli da vedere, ma tutti rigorosamente nudi o coperti di pochissimo, che sul più bello di un evento affollato di gente dribblano la sicurezza e iniziano a correre, fra lo scrosciare degli applausi del pubblico e inseguiti dagli agenti come dagli zoom delle telecamere.

E se c’è un paese dove lo streaking è diventato quasi una tradizione, questo è senza dubbio l’Inghilterra. Nudi davanti ai Reali, come negli stadi affollati per incontri o concerti poco cambia, perché difficilmente passa settimana senza che qualche streakers non finisca al telegiornale, con il bollino al posto giusto. Anche in questo caso c’è addirittura una celebrità, un vero esperto in materia, finito nel “Guinness dei Primati” per numero di imprese portate a termine. Si chiama Mark Roberts, è un inglese dotato di un fisico che sarebbe meglio tenere ben nascosto, ma questo non gli ha impedito di spogliarsi in pubblico quasi 400 volte, tanto da aprirgli una carriera che la sua famiglia (ormai piuttosto disperata) non pensava possibile: oggi ha aperto un’agenzia e si spoglia soltanto dietro precisi accordi pubblicitari. Non male anche le prestazioni di Ben Hollywood, passato alle cronache per alcune apparizioni, fra cui la più celebre resta un incontro dei mondiali di calcio, coperto dal minuscolo “sporran”, la borsetta che va portata sul kilt. Alla storia anche l’impacciato streaker apparso – nessuno sa come – sul palco degli “MTV Music Awards” in scena a Belfast nel 2011. Ma siccome a certe cose bisogna farci l’abitudine, la conduttrice per nulla turbata, l’ha fermato scambiando un paio di battute mentre lui cercava di coprirsi le pudenda, imbarazzato e felice di essere lì, nudo come mamma l’ha fatto.

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