Dorothy Stratten, la coniglietta ingenua

| Spinta dal fidanzato, poi marito, a farsi fotografare nuda, a soli 20 anni diventa la playmate dell’anno e inizia la carriera da attrice. Ma prima che possa godersi la fama e il successo, viene uccisa dal marito abbandonato e geloso

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Di Marco Belletti
La vita di Dorothy Stratten è stata breve e celebrata ma finita tragicamente con quello che oggi è definito “femminicidio”, concetto che nel 1980 era un triste e banale caso di omicidio. Dorothy nasce il 28 febbraio 1960 a Vancouver, in Canada, come Dorothy Ruth Hoogstraten da due genitori emigrati dall’Olanda e ha un’infanzia normale. A 18 anni lavora in una “Dairy Queen” (catena multinazionale di gelati e fast-food) quando viene notata dal 28enne Paul Snider, una sorta di agente-protettore che sogna di diventare famoso a Hollywood. Snider vede in Dorothy una buona opportunità per ottenere quanto desidera e la convince a posare nuda per un servizio fotografico che poi invia alla rivista “Playboy” che in quel 1978 cerca la protagonista del calendario con cui festeggiare, l’anno successivo, il 25° anniversario. Snider non ha torto, visto che la giovane “ragazza della porta accanto" diventerà la Playmate dell’anno 1980 per la rivista fondata da Hugh Hefner.

“È stato necessario un po’ di tempo per convincermi ad accettare di scattare alcune foto di prova – afferma Dorothy in un’intervista – non mi ero mai spogliata per nessuno... Mi ci sono volute circa due settimane per trovare un accordo con Paul”.

Marilyn Grabowski, redattrice fotografica di Playboy, la vuole immediatamente vedere e Dorothy vola per la prima volta in vita sua per raggiunge Los Angeles insieme a Paul. La giovane bionda non diventa subito Playmate dell’anno, ma Hefner la sceglie come Miss Agosto 1979 e la fa lavorare come coniglietta nel “Playboy Club” di Century City, ma visto che ha solo 19 anni non vende alcolici. Improvvisamente Dorothy Stratten si trova catapultata tra gli ospiti delle più esclusive feste di Hollywood ed è completamente spaesata e spaventata, legandosi all’unica persona che conosce dai tempi di Vancouver: Paul Snider.

Nonostante l’uomo sia gretto e meschino, l’ingenua Dorothy si affida a lui – che senza scrupoli la tradisce con alcune colleghe conigliette – tanto da sposarlo nel giugno 1979, dopo alcuni mesi di convivenza. Grabowski ed Hefner sono contrari al matrimonio, ma la Stratten non li ascolta forse perché si sente in debito con l’uomo cui ritiene debba andare il suo ringraziamento per il successo raggiunto.

Nel frattempo Dorothy – alla quale Hefner ha assegnato un manager professionista, eliminando di fatto Snider dalla carriera della moglie – inizia a recitare le sue prime parti, dapprima in televisione, con alcuni programmi e film TV come “Playboy’s Roller Discoteca and Pigiama Party”, “Fantasy Island” e “Buck Rogers in the 25th Century”.

Inizia il 1980 e Dorothy, oltre a essere nominata ‘Playmate of the Year’, è la protagonista principale della commedia di fantascienza “Galaxina”: viene presentata al regista Peter Bogdanovich che si innamora di lei e decide di offrirle un ruolo come moglie dell’attore John Ritter nel film “They All Laughed” (“…e tutti risero” il titolo italiano) di fianco ad Audrey Hepburn e Ben Gazzara.

In un’intervista del 1985, Bogdanovich spiega che lui e la Stratten si innamorano prima di iniziare a girare il film e che in quel periodo il rapporto tra Dorothy e Snider fosse già compromesso. L’uomo sembra disperato e propone alla moglie di lavorare ancora insieme: in seguito al rifiuto rimane senza alcuna entrata economica.

Mentre Dorothy è a New York per le scene del film, Paul porta nella casa coniugale Patti Laurman, un’adolescente scovata in una drogheria che cerca di trasformare nella prossima coniglietta di Playboy. La ragazza più tardi affermerà che l’uomo non l’ha mai baciata né toccata, ma resta tutto il giorno sul divano a comporre per Dorothy canzoni alla chitarra e a piangere.

Al ritorno dalle riprese, la Stratten si trasferisce da Bogdanovich (che ha 21 anni più di lei), chiedendo al marito una separazione amichevole, offrendogli anche del denaro in riconoscenza del merito di averla aiutata a raggiungere il successo. In quel periodo Snider acquista un revolver calibro 38 da un amico, il quale tuttavia lo rivuole indietro e così l’uomo trova un fucile da caccia calibro 12 su un giornale di annunci che acquista il 13 agosto 1980.

Il giorno dopo la moglie si reca nuovamente a trovarlo per negoziare un accordo di separazione. L’hanno sconsigliata in molti, a partire da Hefner stesso, ma ancora una volta Dorothy non riesce ad abbandonare il marito a se stesso.

Quel 14 agosto 1980 Patti Laurman, sapendo dell’arrivo della Stratten, è fuori tutto il giorno e lo è anche il dottor Stephen Cushner, un amico di Dorothy, che ha trascorso la notte precedente dalla fidanzata per poi andare al lavoro. Entrambi sono ospiti nella grande casa dei coniugi Snider e ci tornano a tarda sera. 

Dopo, alla polizia, dichiareranno che mentre guardavano la TV al piano di sopra erano finiti per convincersi che Dorothy e Paul si fossero riconciliati, ma siccome nessun suono giunge dalla camera dell’uomo decidono di bussare. Non ricevendo alcuna riposta decidono di aprire la porta e trovano i cadaveri nudi di entrambi.

“Sembrava un film dell’orrore – affermerà più tardi Patti Laurman – con manichini e sangue finto. È un’immagine che mi è rimasta impressa per sempre nella mente”.

Al termine delle indagini, gli inquirenti stabiliscono che Snider ha violentato Dorothy e quindi le ha sparato in faccia con il fucile da caccia calibro 12, prima di rivolgere verso di sé l’arma e uccidersi a sua volta.

La Stratten viene sepolta nello stesso cimitero in cui era stata tumulata Marilyn Monroe e Bogdanovich fa scrivere sulla lapide una frase tratta da “Addio alle armi” di Ernest Hemingway. Quattro anni più tardi il regista scrive un libro dal titolo “The Killing of The Unicorn” (L’uccisione dell’unicorno) in cui incolpa Hefner per aver contribuito alla morte di Stratten, ma la replica del magnate di Playboy non si fa attendere: “La tragica morte di Dorothy non è stata causata dal suo legame con Playboy, ma dalla rottura del suo matrimonio per la relazione con Peter Bogdonavich”.

Negli anni successivi alla morte di Dorothy, il regista aiuta finanziariamente la famiglia di lei e si lega alla sorella minore Louise tanto da sposarla nel 1988: tra i due ci sono 29 anni di differenza. Divorziano nel 2001 ma restano in contatto anche professionalmente.

Forse il miglior complimento per Dorothy Stratten arriva dal dottor Cushner, che in un’intervista rilasciata molti anni dopo la morte dell’attrice afferma: “Se avesse avuto il privilegio di vivere la sua vita e se la sua carriera fosse andata avanti, Dorothy sarebbe diventata una star, sarebbe diventata una Julia Roberts o una Reese Witherspoon”.

Galleria fotografica
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