Elizabeth, la dalia nera orrendamente massacrata

| Dell’omicidio molto cruento e ancora insoluto di una giovane, fu accusato anche il regista Orson Welles: la ragazza cercava di entrare nel mondo del cinema hollywodiano e fu ritrovata massacrata in un campo di Los Angeles

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Di Marco Belletti
Nel 1947 Orson Welles aveva già terrorizzato il mondo con il suo programma radiofonico “La guerra dei mondi” (in cui fece credere agli ascoltatori che la Terra era stata invasa dagli alieni), era già un regista affermato avendo conquistato il suo primo Oscar – per la miglior sceneggiatura originale del suo film forse più famoso: “Quarto potere” – e si stava apprestando a trasferirsi in Europa dopo aver conquistato Hollywood.

Welles se ne andò dalla California un po’ perché, come confidò ad Oriana Fallaci, “Hollywood è una caserma di schiavi senza anima. Le sembra un posto per me? Io pesto i piedi alla gente. È possibile che questi si facciano pestare i piedi senza replicare?”. Un po’ perché aveva finito il suo primo ciclo di film noir che avrebbero con il tempo rivoluzionato il modo di intendere il cinema e quindi voleva sperimentare nuove strade. E un po’ – almeno secondo quanto afferma Mary Pacios nel suo libro “Childhood Shadows” – doveva sfuggire alla possibilità di essere accusato dell’omicidio della giovane Elizabeth Short, avvenuto a Los Angeles il 15 gennaio 1947.

Nata a Boston nel 1924, Elizabeth si trasferì nel Massachusetts ancora bambina insieme con la madre e alle quattro sorelle dopo che il padre aveva abbandonato la famiglia. Lasciati gli studi, a 19 anni la giovane trovò lavoro in un ufficio postale e si trasferì a Santa Barbara. Dopo un arresto per guida in stato di ebbrezza, si spostò in Florida dove a 20 anni conobbe un maggiore dell’Aeronautica che le chiese di sposarlo ma che morì in un incidente aereo. Tornata in California nel luglio 1946, Elizabeth fu soprannominata dai conoscenti Black Daliah (dalia nera) per la passione per il film “La dalia azzurra” e per il vezzo di vestirsi in nero. La giovane cercò di entrare nel mondo dello spettacolo ma fu uccisa prima di poter anche solo tentare seriamente. Fu vista viva per l’ultima volta la sera del 9 gennaio 1947, secondo alcuni testimoni in compagnia di un uomo non identificato. Il 15 gennaio il corpo di Elizabeth Short fu ritrovato in un terreno non edificato in un quartiere della parte meridionale di Los Angeles. Fu Betty Bersinger, giovane madre a spasso con la figlia di tre anni, a ritrovare il cadavere, intorno alle 10 del mattino. Dapprima lo donna credette fosse un manichino rotto, perché la povera Elizabeth era nuda e squarciata in due parti all’altezza della vita, le erano state estratte le viscere (nascoste sotto il corpo), aveva subito altre mutilazioni e presentava evidenti segni di tortura. I capelli le erano stati tinti di rosso e non aveva tracce di sangue. Il volto era segnato da profondi tagli ai bordi della bocca che si si estendano dalle guance alle orecchie. La cicatrice assomigliava a un sorriso ed era una pratica popolare tra le gang di Glasgow da cui il nome di Glasgow grin (sogghigno). Secondo l’esame autoptico la poveretta morì proprio per il dissanguamento provocato dai tagli sul volto.

L’identità della donna rimase ignota per una settimana, fino a quando gli inquirenti ricevettero dal killer (o da un mitomane ben informato) una lettera che segnalava loro chi fosse la morta. Il delitto è ancora irrisolto nonostante le indagini della Polizia di Los Angeles siano proseguite per lungo tempo e siano state fra le più imponenti nella storia del locale dipartimento. Infatti, coinvolsero tutti gli agenti e gli ispettori con centinaia di sospettati e oltre un migliaio di persone interrogate. La natura macabra del delitto e la giovane età della morta resero i giornali particolarmente attenti alla vicenda, con un vasto seguito di pubblico. E fecero il resto alcune indiscrezioni su una doppia vita di Elizabeth: sembra che dopo un iniziale entusiasmo e tante false promesse, la donna faticasse a inserirsi nel mondo hollywoodiano, tanto da essere costretta a interpretare film a luci rosse – all’epoca illegali – per continuare a sperare di sfondare nel mondo del cinema e anche solo per mantenersi.

Emerse abbastanza presto che le indagini non furono svolte minuziosamente: non furono cercate impronte intorno al corpo, né raccolte fibre e indizi nel campo. La Polizia a un certo punto si ritrovò a sospettare di almeno una sessantina di potenziali omicidi, molti dei quali si erano auto-accusati del delitto. Tra questi, almeno secondo quanto affermò la Pacios, sembra ci fosse anche il regista Orson Welles.

Secondo la teoria che la donna – vicina di casa della famiglia Short – spiegò dettagliatamente nel suo libro, Welles avrebbe potuto essere l’assassino per numerosi aspetti. Innanzitutto per il temperamento del regista, che per la Pacios non era in grado di controllare le emozioni e le pulsioni violente. Sembra poi che alcuni mesi prima dell’omicidio, Welles avesse preparato alcuni manichini con le stesse mutilazioni di Elizabeth, secondo il libro sicuramente in preparazione dell’omicidio più che di un nuovo film. In realtà, i manichini avrebbero dovuto essere utilizzati per il film “La signora di Shanghai”; a cui il regista stava lavorando al momento del delitto, in alcune scene che sarebbero state tagliate in fase di montaggio.

Un altro indizio citato nel libro della Pacios sono gli spettacoli di magia che Welles tenne durante la seconda guerra mondiale per intrattenere i soldati, con corpi tagliati a metà esattamente come quello di Elizabeth, in una sorta di ossessiva “firma” del killer.

Inoltre, Welles richiese il passaporto il 24 gennaio 1947 – nove giorni dopo il delitto, lo stesso giorno in cui giunse alla polizia la lettera del killer – e lasciò gli Stati Uniti abbastanza all’improvviso senza terminare il montaggio del film “Macbeth”, appena terminato. Il regista restò in Europa per una decina di mesi e rifiutò sempre in modo categorico di anticipare il rientro per completare la pellicola. E ancora, alcuni testimoni interrogati dalla scrittrice avrebbero affermato che Welles e la Short si fossero conosciuti frequentando lo stesso ristorante di Los Angeles.

Vere o false che siano le affermazioni della Pacios, è certo che nel settembre 1949 una commissione speciale decretò l’inadeguatezza della polizia nel risolvere l’omicidio della Short. Il Los Angeles Police Department fu accusato di insabbiamento delle prove e di coprire i soggetti coinvolti nell’omicidio. Gli investigatori che avevano lavorato al caso furono rimossi e gran parte dei documenti relativi al delitto pare siano stati nascosti in misteriosi archivi. Più probabilmente sono andati persi per incuria.

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