Fatty Arbuckle, grasso scandalo a Hollywood

| L’attore comico forse più famoso e pagato del cinema muto viene accusato di aver ucciso una giovane attrice durante una festa piuttosto licenziosa. Benché assolto, la sua carriera finisce e viene additato come simbolo d’immoralità

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Di Marco Belletti
Roscoe “Fatty” Arbuckle nel marzo 1921 compie 34 anni ed è uno degli attori più ricchi e famosi del mondo, forse anche più di Charlie Chaplin. Negli ultimi tre anni la “Paramount” lo ha pagato 3 milioni di dollari per recitare in 18 film muti. Passano pochi mesi e alla fine di agosto firma un altro contratto sempre da un milione di dollari all’anno e sempre con la Paramount. “Crazy to Marry”, l’ultimo film che ha interpretato, è un blockbuster proiettato in tutti i cinema degli Stati Uniti e per festeggiare il successo Fred Fischbach, amico di Arbuckle, organizza una grande festa di tre giorni in concomitanza con il Labor Day al “St. Francis Hotel” di San Francisco.

Una settimana dopo, Roscoe Arbuckle siede in una cella al San Francisco Hall of Justice, accusato di aver ucciso l’attrice 25enne (ma secondo recenti studi ne avrebbe avuti 30) Virginia Rappe. Crazy to Marry è rapidamente ritirato dalle sale e gli Stati Uniti sono stupefatti per lo squallore messo in scena dalle star di Hollywood.

Già qualche giorno prima della festa, Arbuckle è di cattivo umore. Mentre dal meccanico aspetta che gli rendano la sua lussuosa “Pierce-Arrow”, per sbaglio si siede su uno straccio imbevuto di acido che gli brucia i pantaloni e le natiche procurandogli ustioni di secondo grado, tanto da voler annullare il viaggio a San Francisco e la festa, ma Fischbach non ne vuole sapere. Così, seduto su un salvagente, Arbuckle si fa portare in auto dall’amico fino all’hotel dove sono state prenotate due camere adiacenti e una suite.

Il 5 settembre 1921 – il Labor Day – Arbuckle si sveglia, scopre di avere nelle camere molti ospiti non invitati e mentre è ancora in pigiama vede Maude Delmont e Virginia Rappe e si preoccupa. Perché a Los Angeles la Delmont è conosciuta come una ricattatrice e la Rappe si è fatta un nome come aspirante attrice e qualche tempo prima è stata soprannominata “miss piattola”, e non è difficile comprenderne il motivo.

Ma l’alcol e la musica lo distraggono e ben presto Fatty dimentica le ustioni sul sedere, gli ospiti non graditi e pensa solo a divertirsi: ci penseranno, il giorno dopo, i titoli sui giornali di “Hearst” a riportarlo alla dura realtà, con l’accusa di essere un assassino.

È la Delmont la principale accusatrice, dichiarando alla polizia che Arbuckle e Rappe bevono qualche bicchiere insieme, poi lui la trascina in una stanza attigua dopo averle detto di averla attesa per cinque anni e che finalmente ora è sua. Delmont prosegue spiegando che circa mezz’ora sente la Rappe urlare, così bussa e prende a calci la porta chiusa a chiave. Passa molto tempo prima che Arbuckle si presenti alla porta indossando il cappello della Rappe mentre l’attrice stesa sul letto si lamenta.

La povera ragazza viene visitata da un medico e quindi portata in ospedale dove muore il 9 settembre, ufficialmente per un’emorragia provocata dalla rottura della vescica. Sui giornali le allusioni sessuali si sprecano: Fatty si è buttato a peso morto sul corpo della donna, l’ha seviziata con un oggetto, l’ha obbligata a compiere atti di depravazione sessuale… è colpevole prima ancora che possa difendersi.

Gli avvocati di Arbuckle – che gli costeranno tutti i guadagni di una vita – insistono sulla sua innocenza e con il comico costruiscono una storia ben diversa da quella raccontata da Maude Delmont: dopo qualche drink la Rappe ha una crisi, lamentando di non riuscire a respirare e quindi si strappa i vestiti e va in bagno a vomitare, dove molti ospiti cercano di aiutarla, convinti che si tratti di un’intossicazione. Infine, la portano in una stanza dove riprendersi.

Il processo inizia a novembre con l’accusa di omicidio colposo e ben presto il procuratore distrettuale di San Francisco, Matthew Brady, capisce che la Delmont, testimone chiave, è tutt’altro che attendibile: prima sostiene di essere un’amica di lunga data della Rappe, e un momento dopo che l’ha conosciuta pochi giorni prima della festa. Inoltre, sembra che la difesa abbia scoperto che la Delmont accompagni spesso giovani donne a feste con uomini ricchi che si ritrovano ben presto accusati di stupro o ricattati.

Nonostante la fallacità dell’accusatrice e la testimonianza a favore di Arbuckle di Buster Keaton e Charlie Chaplin, che garantiscono per lui, l’opinione pubblica rimane convinta che il comico sia colpevole e la sua reputazione è a pezzi, bandito da ogni cinema e bollato come assassino.

Emergono poi evidenze mediche a dimostrare che la Rappe aveva una malattia cronica della vescica e l’autopsia non mette in evidenza segni di violenza sul corpo o di aggressione. La difesa mette in giro la voce che Arbuckle rifiuta la testimonianza di persone con informazioni negative sulla Rappe per rispetto della defunta. Inoltre, il medico che ha soccorso per primo la Rappe, sul banco dei testimoni afferma che la donna gli ha detto di non essere stata aggredita sessualmente, ma il pubblico ministero fa annullare la dichiarazione.

Dopo due processi Arbuckle viene assolto, ma siccome le accuse contro di lui proseguono, nel marzo 1922 al terzo processo l’attore acconsente a chiamare sul banco dei testimoni chi aveva conosciuto la Rappe. Emerge così che l’attrice aveva già avuto crisi addominali, alle feste beveva spesso e una volta ubriaca si spogliava, aveva una figlia illegittima e conviveva senza essere sposata. Alla fine, arriva il colpo di scena: sembra che Virginia avesse subito un’interruzione di gravidanza solo qualche giorno prima della festa e che sia morta per un’emorragia conseguente all’aborto.

Il 12 aprile 1922 la giuria assolve Arbuckle dall’accusa di omicidio colposo dopo aver deliberato per cinque minuti, quattro dei quali utilizzati per preparare una dichiarazione letta in aula: “L’assoluzione non è sufficiente per Roscoe Arbuckle. Riteniamo che gli sia stata fatta una grande ingiustizia. Non c’era la minima prova che lo collegasse in qualche modo alla commissione di un crimine. Si è comportato onorevolmente durante tutto il caso e ha raccontato una storia sincera cui tutti noi crediamo. Gli auguriamo successo e speriamo che il popolo americano accolga il giudizio di quattordici tra uomini e donne che ritengono Roscoe Arbuckle del tutto innocente e libero da ogni colpa”.

Una settimana dopo Will Hays – assunto dalle Major hollywoodiane per riabilitare l’immagine del cinema – impedisce a Fatty Arbuckle di recitare in nuovi film e vieta a tutte le sale cinematografiche statunitensi di proiettare i suoi precedenti lavori. Il censore di Hollywood cambia idea otto mesi dopo, ma per la carriera dell’attore non c’è più niente da fare e, anche se cambia nome in Will B. Good (che suona come “farò il bravo”), lavorando grazie ad alcuni amici come Buster Keaton, riesce a malapena a sopravvivere. Poco più di dieci anni dopo, appena ricevuta un’offerta per tornare a recitare da protagonista, il 29 giugno 1933 viene colpito da infarto e muore a 46 anni in una stanza d’albergo, del tutto simile a quella dove era stata male Virginia Rappe.

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