Georgia Hale e la febbre dell’oro

| Giovane attrice di belle speranze, viene scelta per sostituire nel capolavoro del regista inglese, la protagonista Lita Grey, rimasta incinta di Chaplin. Ma non riesce a sfruttare la grande occasione e abbandona presto il mondo del cinema

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Di Marco Belletti
Il film comico “La febbre dell’oro” debutta nei cinema 95 anni fa (esattamente il 26 giugno 1925): scritto, prodotto e diretto da Charlie Chaplin. Per realizzarlo il grande artista inglese si ispira alle leggende sulla corsa all’oro del Klondike (tra Canada e Alaska) e alla storia dei Donner che – sorpresi da una tormenta di neve in Sierra Nevada – sono costretti all’inizio a mangiare i finimenti in cuoio di scarpe e vestiti, quindi i cani della carovana per arrivare fino a casi di cannibalismo nei confronti di compagni di viaggio morti. 

La leggenda narra che ospite in casa degli amici Douglas Fairbanks e Mary Pickford, Chaplin assiste alla proiezione di alcune diapositive sulla storia statunitense e rimane colpito da quella che ritrae un gruppo di cercatori che nel 1898 cerca di scalare la montagna del Chilkoot Pass. Da lì inizia a pensare a una storia da raccontare in un film – avendo appena terminato il precedente “La donna di Parigi” – e così colloca il vagabondo più famoso del cinema nel duro universo dei cercatori.

Chaplin, convinto che tragedia e comicità siano due stati d’animo tra loro molto vicini, decide di gettare il suo personaggio Charlot in una storia melodrammatica, facendolo diventare un cercatore d’oro perennemente ottimista e determinato ad affrontare insidie e tranelli: attacchi degli orsi, malattie, fame, solitudine… Sono rimaste nell’immaginario cinematografico le scene in cui il vagabondo chapliniano sogna di cucinare prelibatezze ma in realtà è la sua scarpa, o quella in cui è visto come un enorme pollo dall’affamato amico Big Jim, o Giacomone, nella traduzione italiana dell’epoca.

“La febbre dell’oro” è stato rieditato nel 1942 e in quell’occasione riceve la nomination agli Oscar per la migliore musica e la migliore registrazione sonora, e rappresenta sicuramente una delle opere più celebri di Chaplin: lo stesso regista durante numerose interviste afferma che si trattava del film per il quale sognava di essere ricordato.

Oltre a scegliere se stesso nel ruolo del protagonista, Chaplin per interpretare Big Jim/Giacomone opta per Mark Swain, un attore quasi 50enne che già da una decina d’anni collabora con lui, utilizzato spesso come spalla nella parte del cattivo. Invece per la protagonista, Chaplin organizza una serie di provini in quanto intenzionato a sostituire Edna Purviance, la protagonista dei suoi ultimi film, ormai avviata sul viale del tramonto. Tra tutte le candidate il regista sceglie la sedicenne Lillita MacMurray che aveva già diretto anni prima ne “Il monello” nel ruolo dell’angelo e che la quale aveva forse già una relazione [leggi quil’articolo di ItaliaStar Magazine dedicato alla vita sessuale di Chaplin]. Scritturata con lo pseudonimo di Lita Grey, la ragazza ben presto rimane incinta, si fa sposare dal regista per evitare uno scandalo e lo obbliga a scegliere una sostituta nel ruolo della protagonista del film.

Si tratta di un imprevisto grave che blocca la produzione della pellico per quasi un anno e mezzo. Oltretutto, Chaplin è costretto a rigirare qualche scena, come quella iniziale ambientata nel valico di un passo nella Sierra Nevada, per la quale scrittura circa 600 tra emarginati e vagabondi come comparse e negli studi di Hollywood fa riprodurre l’ambiente montano in miniatura, impiegando quantità enormi di legname, sale, gesso e farina.

Nel frattempo, dopo un nuovo rapido casting, la scelta per il ruolo della protagonista cade su Georgia Hale, ventenne reginetta di bellezza e tra l’altro buona amica di Lita Grey.

Nata il 25 o 27 giugno 1900 a St. Joseph in Missouri, Georgia ha due sorelle maggiori e nel 1922 vince un concorso di bellezza a Chicago. Nonostante la disapprovazione del padre, usa il denaro vinto per trasferirsi a New York e tentare la fortuna a Broadway, ma senza successo. Lascia quindi New York per Hollywood dove trova subito piccole parti grazie al regista Josef von Sternberg, che la fanno notare da Chaplin che a sua volta la vuole come la ragazza della sala da ballo che conquista il cuore di Charlot. Grazie all’enorme successo riscosso con “La febbre dell’oro” la Hale diventa una celebrità, firma un ricco contratto con la Paramount, recita ne “Il grande Gatsby” del 1926 e in qualche altro film, ma la sua carriera termina presto, ancora nell’epoca del muto, con “L’ultimo momento” del 1928. In quel periodo la Hale scompare letteralmente dal mondo del cinema anche se Chaplin la assume durante le riprese di “Luci della città” per sostituire Virginia Cherrill, licenziata in quanto si allontana dal set durante la registrazione di una scena importante per recarsi dal parrucchiere. Il regista gira anche alcune scene con la Hale, ma quando gli fanno notare che rigirare tutte quelle già registrate sarebbe stato un bagno di sangue per il budget, è costretto ad allontanare Georgia e riassumere la Cherrill, al doppio dello stipendio precedente.

Anche se la sua carriera cinematografica è finita e per un certo periodo gestisce una scuola di danza, la Hale continua a essere legata a Chaplin – con il quale probabilmente ha una relazione amorosa fino alla metà degli anni Trenta – e che sicuramente la tiene sul suo libro paga fino al 1953.

Negli anni Cinquanta Georgia Hale scrive un romanzo che intitola “The Edge of Life”, rifiutato da numerosi editori così come lo saranno un paio di sue autobiografie scritte negli anni Sessanta. La trama del romanzo parla di una donna che aspetta pazientemente che il suo amore d’infanzia, un soldato dell’esercito dell’Unione, torni dalla guerra civile per sposarla. Ma un giorno riceve la notizia che è stato ucciso e trascorre un lungo periodo senza cercare nuovi rapporti. Dopo molti anni incontra un altro uomo, che trova molto somigliante all’amore perduto. Si innamorano perdutamente e sebbene lui sia un malato terminale, decidono di sposarsi nella convinzione che l’amore guarirà tutto.

Negli anni Sessanta l’ex attrice entra nel settore immobiliare, scelta che le permette una vita agiata e finalmente di trovare un compagno capace di farle dimenticare Chaplin, che tuttavia scopre del passato della moglie nel 1983, quando la Hale rilascia un’intervista sulla sua vita da attrice per un documentario televisivo.

La donna muore il 17 giugno 1985 lasciando una cospicua eredità al marito che pubblicherà, anni dopo, il volume “Charlie Chaplin: primi piani intimi” che narra la storia del rapporto tra la Hale e il regista.

Galleria fotografica
Georgia Hale e la febbre dell’oro - immagine 1
Georgia Hale e la febbre dell’oro - immagine 2
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