Il crudele destino dell’attrice che divenne Sissi

| Romy Schneider diventò famosa a soli 17 anni per l’interpretazione dell’imperatrice Elisabetta d’Austria in una serie di fortunati film. Fu legata al suo personaggio più celebre dalla morte di un figlio e dalla sua fine sfortunata

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Di Marco Belletti
Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata duchessa in Baviera, fu imperatrice d’Austria, regina apostolica di Ungheria, regina di Boemia e di Croazia in quanto consorte di Francesco Giuseppe d’Austria. Probabilmente al giorno d’oggi ben pochi la conoscerebbero se sulla sua vita non fosse stata realizzata una serie di film, tra i più famosi della cinematografia mondiale: il primo fu “La principessa Sissi” diretto nel 1955 da Ernst Marischka, seguito da “Sissi, la giovane imperatrice” nel 1956 e da “Sissi, il destino di un’imperatrice” nel 1957. Le pellicole offrirono una versione esageratamente romantica della vita di Elisabetta (detta Sissi) dal fidanzamento ai primi anni di matrimonio, con numerose imprecisioni e inesattezze storiche: come per esempio l’errore del titolo italiano in quanto la donna non fu mai principessa e nacque con il titolo di duchessa in Baviera.

Per tutti, oggi l’imperatrice d’Austria aveva lunghi boccoli dorati che contornavano un viso dai lineamenti aggraziati e due grandi occhi azzurri, quelli della giovane Romy Schneider nella sua interpretazione più conosciuta e che all’uscita del primo film aveva soltanto 17 anni.

Rosemarie Magdalena Albach-Retty – questo il vero nome dell’attrice nata a Vienna il 23 settembre 1938 – non avrebbe voluto fare l’artista, ma fu indirizzata verso questa carriera dalla madre Magda che (abbandonata dal marito che la lasciò per una giovane sostenitrice del Reich) la spinse a interpretare “Quando il bianco lillà fiorisce di nuovo” e la giovane Regina Vittoria in “L’amore di una grande regina”, entrambi usciti nel 1954.

Magda era una donna di carattere: sembra che dopo aver iscritto in collegio la giovane figlia, sia andata a trovarla non più di un paio di volte all’anno nonostante abitasse a poca distanza. In una intervista rilasciata nel 1977, Romy Schneider rivelò alcuni particolari inediti della sua sfera privata: innanzitutto che il secondo marito della madre tentò più volte di violentarla ma lei riuscì sempre a sfuggirgli. E poi che nel 1941, quando aveva solo tre anni, la madre fu presentata a Hitler nella sua celebre residenza del “Nido dell’aquila”: mentre la giovane Romy giocava con altri bambini la mamma… intratteneva il dittatore, con il quale si incontrò molte altre volte. E sul genere degli incontri Romy Schneider non aveva dubbi.

Dopo la trilogia su Sissi, l’attrice si trasferì a Parigi dove sul set di “L’amante pura” nel 1958 conobbe Alain Delon con cui ebbe una relazione fino al 1964, quando l’attore francese l’abbandonò per la donna che sarebbe diventata la sua prima moglie.

Molto apprezzata da registi e pubblico, Romy Schneider negli anni Sessanta interpretò numerosi film, indirizzando tutte le sue forze sul lavoro per mascherare una fragilità d’animo che non l’abbandonerà per il resto della vita. Immediatamente dopo la fine della relazione con Delon, la donna intraprese una storia d’amore con l’attore e regista tedesco Harry Meyen – da cui nel 1966 ebbe il figlio David – e in seguito con il giornalista franco-italiano Daniel Biasini, con il quale ebbe Sarah, nata nel 1977.

Entrambe le relazioni tuttavia terminarono con un fallimento, spingendo l’attrice verso la depressione e l’alcolismo. Secondo alcuni storici del cinema, fu anche la vergogna provata a ricordare i tempi di Sissi che contribuì a peggiorare lo stato d’animo della Schneider.

Ma il peggio nella vita dell’attrice doveva ancora arrivare. Il 15 aprile 1979 Harry Meyen – vittima dell’abuso di farmaci e alcol oltre che della depressione – fu trovato morto impiccato con una sciarpa a una scala nella sua casa di Amburgo: aveva 54 anni.

E solo un paio d’anni dopo, tornò a galla il legame indissolubile con la sua prima e più celebre interpretazione: come la principessa Sissi che aveva perso il figlio Rodolfo suicida a Mayerling, forse per celare la tragedia di un aborto fatale dell’amante Maria Vetsera, così Romy Schneider perse l’amato David appena quattordicenne, il 5 luglio 1981. Mentre stava scavalcando il cancello della casa dei genitori di Daniel Biasini – che il ragazzo considerava come dei nonni – David perse l’equilibrio e rimase infilzato dalle punte acuminate: morì in ospedale dopo alcune ore di atroci sofferenze.

Queste due tragedie spinsero definitivamente la Schneider verso il baratro della depressione, facendola scivolare nell’alcolismo e nove mesi dopo la morte del figlio l’attrice quarantaquattrenne fu ritrovata cadavere: era il 29 maggio 1982. Ufficialmente morì per un attacco cardiaco, l’autopsia mise in evidenza anche il fatto che era malata di tumore ma molti ipotizzarono che si trattasse di un suicidio, teoria che non è mai stata confermata.

Anche nella morte improvvisa e violenta le strade di Romy Schneider e dell’imperatrice Elisabetta hanno uno stretto legame. Nel 1898 l’ormai sessantenne Sissi si recò in incognito a Ginevra e il 10 settembre – sempre vestita di nero dopo il suicidio del figlio Rodolfo – doveva prendere il battello per Montreux accompagnata dalla contessa Irma Sztáray. Incontrò sulla sua strada, poco prima di imbarcarsi, l’anarchico italiano Luigi Luccheni, appostato sul Quai du Mont-Blanc dietro un ippocastano, armato di una lima nascosta in un mazzo di fiori. L’uomo pugnalò l’imperatrice con un unico e preciso colpo al cuore, tentando di fuggire dopo aver gettato l’arma. Bloccato da alcuni passanti non lontano dal luogo dell’attentato, agli inquirenti che lo interrogarono chiedendogli i motivi del suo gesto, rispose: “Perché sono anarchico, perché sono povero, perché amo gli operai e voglio la morte dei ricchi”.

L'imperatrice, dopo essersi accasciata, riprese a camminare, si imbarcò e solo dopo la partenza del battello svenne tra le braccia della contessa Sztáray, morendo un’ora dopo senza riprendere conoscenza. L'autopsia mise in evidenza che la lima aveva trafitto il ventricolo sinistro e che Elisabetta era morta di emorragia interna.

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