Il piccolo Larry, gigante della musica

| Lorenz Hart non superava il metro e mezzo di statura, ma fu uno dei più grandi autori di musical tra gli anni Venti e Quaranta. Incapace di accettare la propria omosessualità, morì alcolizzato a 48 anni

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Di Marco Belletti
“Che cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura?”, cantava Fabrizio De André: e solo Lorenz Hart avrebbe potuto rispondergli. Alto meno di un metro e 50 centimetri, era nato il 2 maggio 1895 a New York in una famiglia di emigranti ebreo-tedeschi che, appena arrivata negli Stati Uniti, trasformò cognome da Hertz in Hart. Conosciuto da tutti come Larry, divenne un paroliere e librettista di successo e in coppia con il musicista Richard Rodgers è stato autore di musical di grande successo.

Mentre frequentava la facoltà di lettere alla “Columbia University”, senza poi laurearsi, Hart iniziò a collaborare con diversi importanti musicisti fino a quando, nel 1919, incontrò il sedicenne Rodgers, con cui diede il via a una lunga carriera. Si conobbero a una festa studentesca durante la quale Rodgers suonò alcune composizioni e fra i due nacque una reciproca stima che portò alla lunga collaborazione. In realtà Hart si innamorò non solo della musica, ma anche del nuovo amico e fu ben chiaro che per lui Rodgers non era solo un compagno di lavoro. Anche dopo la morte di Hart, il compositore dichiarò di non essersi mai accorto dell’omosessualità del paroliere e di averlo sempre considerato un buon amico e un artista geniale.

Il primo successo della coppia arrivò nel 1925 con “Manhattan”, l’ultimo fu “To Keep My Love Alive” nel 1943: in mezzo decine di capolavori della musica statunitense. Fino al 1930 la coppia produsse una media di due musical a stagione diventando protagonista a Broadway con trionfi come “A Connecticut Yankee” (tratta dal romanzo di Mark Twain “Un americano alla corte di re Artù”) o “Dearest Enemy”, un’operetta ambientata durante la guerra d’indipendenza americana.

Con la crisi del teatro dovuta alla grande depressione del 1929 e il debutto del cinema sonoro, Rodgers e Hart firmarono un contratto con la “MGM” e da New York si trasferirono a Hollywood. In California, tuttavia, a parte un solo film realizzato durante un prestito alla Paramount (“Love Me Tonight”) in quasi cinque anni scrissero una sola canzone di successo “Blue Moon”, nata casualmente e pubblicata per scommessa.

Nel frattempo entrambi si sposarono ma mentre Rodgers dopo aver avuto una figlia considerava la vita californiana caotica e stressante, Hart adorava Hollywood e le sue feste faraoniche. Lontano dalle figure di madre e fratello che lo avevano severamente controllato sulla East Coast, Larry iniziò a frequentare gli ambienti gay e le sfrenate orge organizzate da George Cukor e Cole Porter. Fu inoltre un assiduo frequentatore dei più raffinati bordelli maschili, soprattutto quelli che andavano di moda all’epoca: i cosiddetti “all-black”.

Questo aspetto della vita privata di Hart fu tenuto per lungo tempo nascosto per volere degli eredi, e i parenti fecero di tutto per impedire che la notizia dell’omosessualità dell’artista non venisse a galla.

A parte l’amore non corrisposto e forse neppure colto da Rodgers, sicuramente Hart ebbe numerosi altri amori, tutti travagliati e sfortunati. Alla fine degli anni Trenta si innamorò del ballerino cubano Desi Arnaz, per il quale scrisse il musical “Too Many Girls”, ma anche in questo caso l’amore non fu corrisposto. Combinazione volle che sul set della trasposizione cinematografica del musical, Arnaz conobbe Lucille Ball, si sposarono e diventarono una delle più famose coppie nel mondo dello spettacolo.

Un altro amico di Hart fu il suo agente Milton Bender, che ricoprì per lunghi anni il ruolo piuttosto ambiguo di chi organizzava al paroliere viaggi omosessuali in Messico e gli recuperava prostituti nei vari locali di dubbio valore etico che entrambi frequentavano.

Dopo numerose insistenze di Rodgers, i due tornarono a New York e per cinque anni furono gli incontrastati dominatori di Broadway, scrivendo e producendo sette commedie musicali, tutte di grande successo. Tra le opere più famose “The Boys from Syracuse”, il primo musical basato su una commedia di Shakespeare.

Mentre la carriera di Hart raggiungeva il culmine, la sua vita privata divenne sempre più disordinata e sconvolta. Incapace di accettare la propria omosessualità e terrorizzato dall’idea che i familiari potessero venirne a conoscenza, Larry si abbandona al bere e sparisce per intere settimane spesso fuggendo in Messico, a caccia di prostituti o amanti occasionali. Ogni volta che tornava era sempre più distrutto nel fisico e provato nello spirito.

Nel 1940 Rodgers e Hart scrissero un altro capolavoro del teatro leggero statunitense, “Pal Joey”: narrava le vicissitudini di un avventuriero che, diventato l’amante di un’anziana donna, le spillava denaro con cui aprire un locale notturno. Il musical era ambientato in un ambiguo night club con riferimenti a omosessualità e prostituzione maschile. Il protagonista era un giovane e ancora sconosciuto Gene Kelly che grazie a questo ruolo si fece notare dai produttori di Hollywood.

“By Jupiter” del 1942 era una commedia grottesca ambientata in un’ipotetica antica Grecia con gli uomini che si truccano e spettegolano e le donne che vanno in guerra e cacciano. Il testo è pieno di pesanti battute sull’omosessualità.

All’inizio del 1943 le condizioni di salute di Hart peggiorarono sensibilmente, ma ciò non gli impedì di scrivere alcune nuove canzoni per la riedizione di “A Connecticut Yankee”, tra cui una su una donna che ha ucciso in modi originali e divertenti tutti i suoi numerosi mariti, e l’autobiografica “Can You Do a Friend a Favor?”. Cinque giorni dopo la prima dello spettacolo, Larry Hart morì per le complicazioni seguite a una acuta forma di polmonite.

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