Il prete dal sorriso abbagliante

| Il ruolo che ha consegnato alla storia Fernandel è senza dubbio quello di don Camillo, il prete dei Brescello sempre in lotta con l’amico-nemico sindaco Peppone. La lunga carriera – oltre 40 anni – dell’attore marsigliese

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Di Marco Belletti
La sua faccia è inconfondibile e il sorriso contagioso. Nonostante il volto lungo e i grandi denti lo facciano sembrare quasi un cavallo, l’insieme del suo viso è piacevole e simpatico. E sono molte le occasioni in cui offre alla telecamera il suo sorriso per accattivarsi il pubblico: è Fernandel, famoso in Italia per avere interpretato nella saga di Guareschi il ruolo di Don Camillo, il prete che chiacchiera con il crocifisso.

Fernand Joseph Désiré Contandin nasce a Marsiglia l’8 maggio 1903. Il padre è un contabile con la passione del canto e la madre un’attrice: scoprono molto presto la predisposizione del figlio per la recitazione – vince a cinque anni il primo premio a un concorso canoro per bambini prodigio – e lo fanno crescere tra gli artisti.

I genitori si chiamano Joseph Countandin e Désirée Bédouin, sono piemontesi della val Chisone, emigrati in Francia in cerca di fortuna. Il cognome esatto sarebbe Coutandin (di origine occitana e abbastanza diffuso all’epoca nelle valli delle Alpi italo-francesi), ma sia per il padre sia per Fernandel viene riportato all’anagrafe scritto in modo errato. Per anni un cartello a Perosa ha ricordato l’attore: “Borgata Countandin – Maison des parents de Fernandel”.

A Marsiglia Fernand termina gli studi e inizia a lavorare in banca, ma abbandona presto questa attività per dedicarsi alla sua passione, esibendosi come cantante e comico nei “café-concert”. Si sposa giovane, appena ventiduenne, con Henriette Manse, sorella di un suo amico d’infanzia, con la quale avrà tre figli: Josette, Janine e Franck.

Nei primi anni di matrimonio si esibisce con il suo nome, fino a quando la suocera vedendolo un giorno particolarmente affettuoso con la moglie esclama: “Voilà, Fernand d’elle!”. Al giovane piace questa uscita e la trasforma nel suo nome d’arte, Fernandel appunto.

Nel 1928 ha l’occasione della vita, esibendosi a Parigi al “Bobino Music Hall” dove ottiene un successo folgorante tanto che il giorno dopo firma un contratto per il circuito cinematografico “Pathé”. Poco dopo debutta all’Elysée-Palace di Vichy e al teatro di cabaret “Mayol” sempre a Parigi: tra il pubblico lo ammira il regista Marc Allégret.

Colpito dal fisico e dal carisma di Fernandel, Allégret gli offre due ruoli nei film che sta per girare – “La meilleure Bobonne” e “Le blanc et le noir” – usciti entrambi nel 1930. Il successo è immediato e l’attore inizia una carriera di circa 40 anni con oltre 120 titoli, esempio di longevità e successo insieme con un altro maestro della comicità francese, Louis De Funès.

Numerosi i trionfi con ruoli significativi in film di registi importanti come Christian-Jaque, Marcel Pagnol ed Henri Verneuil. Per quest’ultimo recita nel 1959 in “La vacca e il prigioniero”, in cui interpreta Charles Bailly, un prigioniero di guerra francese assegnato ai lavori agricoli presso una fattoria in Germania nel 1943. Charles fugge con la vacca Margherita attraversando a piedi la nazione, alla luce del sole, vestito da prigioniero, facendo credere a tutti che sta portando la mucca al pascolo. Dopo settimane in fuga, giunto in prossimità del confine francese abbandona Margherita per salire su un treno convinto che lo porti in Francia, ma purtroppo per lui si tratta di un convoglio ferroviario che lo riporta dritto in Germania.

Epica la scena in cui un gruppo di soldati tedeschi in bicicletta gli passa accanto e lui con la bocca simula il suono di una gomma che si buca, provocando una caduta collettiva. Il sorriso che rivolge in questo frangente alla vacca è ricordato come uno dei migliori della sua carriera.

Fernandel recita anche in alcune pellicole hollywoodiane, tra cui “Il giro del mondo in 80 giorni” diretto da Michael Anderson nel 1956, in cui interpreta il ruolo di un vetturino parigino (lui è di Marsiglia…) che dà un passaggio da Phileas Fogg/David Niven.

Nel frattempo l’attore ha già recitato in alcuni dei film che gli daranno l’immortalità: viene scelto nel 1951 per ricoprire il ruolo dell’irascibile don Camillo, acerrimo nemico di Peppone, sindaco comunista di Brescello interpretato da Gino Cervi, nella saga creata da Giovannino Guareschi. È il regista Julien Duvivier a volere Fernandel nei panni del prete, nonostante l’opposizione del Vaticano che avrebbe preferito un personaggio meno fuori dagli schemi, mentre Guareschi insisteva per interpretare la parte di Peppone.

Sono cinque i film della serie, girati tra il 1952 e il 1965, con Fernandel e Cervi protagonisti: “Don Camillo”, “Il ritorno di don Camillo”, “Don Camillo e l’onorevole Peppone”, “Don Camillo monsignore... ma non troppo” e “Il compagno don Camillo”.

Nonostante qualche incomprensione iniziale con Guareschi, che non è completamente d’accordo con le scelte del regista, i tre diventano amici e Fernandel e Cervi saranno i padrini di battesimo di Giovanna, una nipote dello scrittore. La fama di Fernandel è così vasta che addirittura Papa Pio XII lo invita in Vaticano (quando nel 1953 viene a sapere che l’attore è a Roma) per conoscere “il prete più conosciuto della cristianità dopo il Pontefice”.

Nel 1970 la coppia Cervi-Fernandel si ritrova nuovamente per recitare nel sesto film della serie diretto da Christian-Jaque. In luglio iniziano a girare gli esterni sotto un gran caldo, e il 5 agosto Fernandel – durante una scena sul sagrato della chiesa in cui porta in braccio la nipote Flora interpretata dall’attrice Graziella Granata –inciampa e cade a terra privo di sensi. Costretto ad abbandonare il set non vi farà più ritorno: gli viene diagnosticato un cancro che si è propagato dal fegato ai polmoni. I familiari gli tengono nascosta la gravità della malattia e l’attore a fine gennaio 1971 telefona a Christian-Jaque rassicurandolo sulle proprie condizioni, dicendo che sarebbe tornato presto sul set. Un mese dopo, il 26 febbraio, muore. È Mario Camerini a dirigere il film – uscito nel 1972 – interamente rigirato con Gastone Moschin nella parte di don Camillo e Lionel Stander in quella di Peppone con il titolo di “Don Camillo e i giovani d’oggi”.

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