La parabola di Dana Plato, star dimenticata

| Diventata famosa a 14 anni per la serie “Il mio amico Arnold”, non seppe gestire la celebrità e dopo che la maternità la escluse dal lavoro non riuscì a reagire, riducendosi a recitare in film erotici e a rubare nei negozi

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Di Marco Belletti
Chissà come sarebbe stata la vita di Dana Plato se avesse vissuto la sua infanzia in un’altra famiglia. Nata a Maywood, in California, il 7 novembre 1964 da una madre che a soli 16 anni aveva già un altro figlio di 18 mesi, Dana fu affidata a Dean e Florine Plato, una coppia della San Fernando Valley che la adottò pochi mesi dopo la nascita.

Sembrava in questo modo che la bambina fosse riuscita a evitare la spirale di alcool e droga in cui era finita la madre Linda. Invece la coppia divorziò già tre anni dopo e Dana rimase con la madre adottiva che, convinta che grazie alla sua bellezza la bambina potesse diventare una giovane modella o attrice, iniziò a farla partecipare a ogni genere di audizioni.

E così quando ancora non aveva compiuto sette anni, Dana aveva già interpretato oltre cento spot pubblicitari, ma quando arrivò la grande occasione e fu convocata per il ruolo di Regan ne “L’esorcista”, la madre adottiva decise che quel personaggio non faceva per lei. In realtà William Blatty – autore del libro e sceneggiatore del film – negò che Dana sarebbe piaciuta al regista, che aveva invece optato per Linda Blair. Qualunque fosse la verità, in ogni caso la ragazza interpretò una piccola parte nel seguito “L’esorcista II: l’eretico”. Dopo altre partecipazioni a pellicole che non lasciarono traccia nella storia del cinema, Florine decise che la figlia doveva dedicarsi alla carriera di pattinatrice, sport in cui eccelleva, con la speranza di partecipare alle successive Olimpiadi. E invece quando già sembrava che Hollywood avesse chiuso le porte alla giovane aspirante attrice, arrivò quello che può essere definito il ruolo perfetto.

Nel 1978 la NBC stava pensando a una nuova serie TV in cui un ricco vedovo di Manhattan con figlia adolescente adotta due ragazzi neri di Harlem: i produttori ritennero che Dana era perfetta per il ruolo della giovane. Si trattava di “Diff’rent Strokes”, in Italia conosciuto dapprima come “Harlem contro Manhattan” e quindi come “Il mio amico Arnold”: il successo fu immediato tanto che la serie venne prodotta per 8 stagioni, fino al 1986.

Dana interpretava Kimberly Drummond che doveva fare i conti con i fratellastri Arnold (interpretato da Gary Coleman) e Willis (Todd Bridges) e tra incomprensioni, litigi e battibecchi anche con la inflessibile domestica Edna (Charlotte Rae), le puntate scorrevano veloci e continuavano a essere sempre molto apprezzate dal pubblico.

Dana fu una presenza fissa della serie fino al 1984 quando, ventenne, si sposò con il musicista Lanny Lambert e rimase subito incinta. In quelle condizioni i produttori ritennero non fosse più sostenibile una trama con Kimberly così giovane e in gravidanza in una famiglia come i Drummond, e pertanto fecero a meno di lei, inventando per i telespettatori la scusa che era andata a studiare a Parigi.

In realtà il fatto che Dana stesse per diventare madre non era l’unico motivo dell’allontanamento: sembra che avesse da tempo problemi con alcool e droghe, con la prima overdose datata 1978, quando aveva solo 14 anni e quasi era morta per una esagerata assunzione di Valium. Sembra che durante gli anni in cui recitò in Diff’rent Strokes i suoi vizi divennero sempre più gravi e meno gestibili.

Dopo la nascita del figlio Tyler, la ventunenne Dana cercò di riciclarsi come attrice, sempre spalleggiata dalla madre, cercando di abbandonare i ruoli leggeri e comici, ma non ottenne nessuna parte e quando nel 1988 Florine Plato morì di sclerodermia (un’anomalia del sistema immunitario e vascolare che sviluppa fibrosi letali), Dana abbandonò ogni speranza di proseguire la carriera. Meno di dieci giorni dopo la morte della madre adottiva il marito chiese il divorzio ottenendo la custodia del loro unico figlio.

Due brutti colpi per la giovane donna, che in pratica da allora non si riprese più, e fece sempre più affidamento a droghe e alcool per sopravvivere. Nel giugno 1989 posò nuda per “Playboy”, convinta che farlo l’avrebbe aiutata a riprendere la carriera, ma fu inutile.

All’inizio del 1991 si trasferì a Las Vegas dove iniziò a lavorare in una lavanderia. Il 28 febbraio entrò in una videoteca, dichiarò di essere armata e si fece consegnare dall’impiegato tutto il contenuto della cassa, 164 dollari. Non fu difficile arrestarla, visto che il commesso nella telefonata di denuncia al 911 affermò di essere stato rapinato da Kimberly Drummond... tanta era stata la fama raggiunta da Dana grazie a quel ruolo.

Meno di un anno dopo fu nuovamente arrestata per aver falsificato una ricetta per farsi dare del Valium e da allora sopravvisse di espedienti. Dopo aver cercato di disintossicarsi partecipando a un lungo programma di recupero dalla droga, nel 1997, a trentatré anni, Dana ottenne un ruolo nel film “Different Stroke: the Story of Jack & Jill... and Jill” che non aveva nulla a che fare con la serie in cui era stata protagonista, in quanto si trattava di una pellicola erotica che sfruttava il suo nome e il titolo del telefilm e in cui la donna interpretava scene di sesso.

Per cercare di restare nel giro e comunque guadagnare qualche soldo, la Plato nel 1998 comparve sulla copertina della rivista “Girlfriends” rivolto a lettrici lesbiche: la fotografa che realizzò il servizio dichiarò che la donna si era presentata sul set ubriaca.

Nel 1999 a Dana fu offerto di partecipare a una puntata dell’Howard Stern Show, una celebre trasmissione radiofonica (dalla metà degli anni Novanta anche televisiva) che lasciava ampio spazio alle telefonate in diretta del pubblico per commentare quanto affermato in diretta dagli ospiti. La donna partecipò alla puntata del 7 maggio accompagnata dal suo manager e fidanzato Robert Menchaca e parlò a lungo della sua vita, della carriera interrotta, dei problemi economici e della lotta con alcool e droga. Sembrava una puntata senza problemi e invece l’inferno si scatenò quando il presentatore passò la parola alle telefonate: a parte qualcuno che la compativa, la grande maggioranza dei commenti furono insulti e Dana fu definita una ex galeotta lesbica e drogata con problemi mentali. E più la donna provava a difendersi – anche dichiarando di essere disponibile a effettuare un test sulla droga in diretta – più i commenti diventavano cattivi.

Il giorno dopo, tornando verso la California, la coppia si fermò in Oklahoma, dove abitava la madre di Menchaca e dormirono in camper. Dana non si risvegliò più: fu ritrovata morta la mattina successiva per una overdose di Vicodin e Vanadom. Aveva 34 anni.

Esattamente 11 anni dopo, il 6 maggio 2010, il figlio Tyler Lambert si suicidò con un colpo di fucile in testa: aveva 25 anni ed era un aspirante rapper. E come la madre abusava di alcolici e droga.

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