Lo schianto fatale della pin-up Eve Meyer

| Di una bellezza procace, la giovane modella diventa playmate nel giugno 1955 e inizia una breve carriera cinematografica con il marito regista. Diventata produttrice, muore a Tenerife nel più grave incidente aereo della storia

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Di Marco Belletti
La bella e prosperosa Evelyn Eugene Turner inizia la carriera come modella, spesso ritratta in topless o addirittura nuda. Nasce il 13 dicembre 1928 ad Atlanta, in Georgia, e già all’inizio degli anni Cinquanta è una famosa pin-up, tanto che nel giugno 1955 diventa Playmate del mese e la sua foto senza veli viene pubblicata nel paginone centrale di “Playboy”. Se qualcuno volesse vederla, su eBay è possibile trovare copie di quel numero della rivista a 99 dollari più spese di spedizione.

Nel 1952, a 23 anni la bella Evelyn sposa il regista Russ Meyer (di sei anni più vecchio), nato a San Leandro in California dall’infermiera Lydia Lucinda Hauck e da William, agente di polizia dai modi violenti di origine tedesca, che lascia la famiglia quando il figlio ha un anno. Quando riceve in regalo a 14 anni una cinepresa, Russ vince un premio per cineasti dilettanti e capisce subito qual è il suo destino.

Dalle patinate pagine di Playboy alla celluloide di Hollywood il passo è breve e l’ingenua Evelyn diventa presto l’esperta Eve Meyer, nome con il quale sarà conosciuta per il resto della sua vita. Sempre nel 1955 debutta – non accreditata – in “Artisti e modelle”, film diretto da Frank Tashlin che ha come interpreti principali Dean Martin e Jerry Lewis.

Il sodalizio artistico con il marito inizia in quegli anni. Russ diventa un regista la cui produzione cinematografica è caratterizzata da satira, senso dell’umorismo, sesso e violenza (il tutto sempre in chiave divertente), e la moglie raggiunge la fama come attrice delle pellicole “sexploitation” dell’uomo. Si tratta di film a basso budget prodotti in modo indipendente, molto apprezzati tra gli anni Sessanta e i primi anni Settanta, pieni di immagini gratuite di nudità e una ricca esposizione di situazioni sessuali non esplicite. Sono ritenuti i precursori dei film per adulti che a partire dalla seconda metà degli anni Settanta presentano contenuti pornografici hardcore.

Dopo aver nuovamente lavorato alcuni anni come modella anche per il marito, nel 1959 Eve Meyer ottiene un ruolo da protagonista in “Guerriglia nella jungla” diretto da Louis Clyde Stoumen e ambientato durante la guerra in Corea. Nel 1961 l’ex pin-up è ancora la protagonista principale di una pellicola, questa volta sotto la regia del marito, “Eve and the Handyman”, in cui fa mostra della sua procacità senza troppe vergogne.

Questo è l’ultimo film della breve carriera da attrice della donna, che passa dall’altra parte della cinepresa diventando produttrice dei lavori sexploitation di Meyer degli anni Sessanta e Settanta, nonostante la coppia divorzi nel 1969. Tra le pellicole realizzate insieme alcuni capolavori del genere come “Lorna” nel 1964, “Mudhoney”, “Faster, Pussycat! Kill! Kill!” e “Motorpsycho!” (tutti nel 1965), “Mondo Topless” nel 1966, “Common Law Cabin” e “Good Morning... and Goodbye!” nel 1967, “Finders Keepers”, “Lovers Weepers” e “Vixen!” nel 1968.

Nel 1970 Russ sposa Edy Williams, altra attrice piuttosto procace che ha già recitato in alcuni suoi film, ma Eve resta in buoni rapporti con l’ex marito e continua a produrne i film fino al 1973, quando il regista inizia a produrre le sue pellicole per conto proprio.

Secondo voci bene informate, all’inizio del 1977 i due ex coniugi hanno l’intenzione di tornare a lavorare insieme ma il destino decide diversamente. Il 27 marzo 1977, Eve Meyer è a bordo del Boeing 747 della “Pan Am” (volo 1736) che partito da Los Angeles, dopo uno scalo a New York dovrebbe raggiungere l’aeroporto di Las Palmas, a Gran Canaria. Alle 13:15 – quando il Boeing è in avvicinamento all’isola – viene fatta esplodere una bomba in un negozio nel terminal dell’aeroporto di Las Palmas e la minaccia di una seconda esplosione spinge i controllori di volo a dirottare tutti gli aerei in arrivo sul più piccolo scalo di Los Rodeos, a Tenerife, distante circa 80 chilometri. Si tratta di un aeroporto regionale di piccole dimensioni, in grado di far atterrare e decollare aerei di grandi dimensioni ma non strutturato per accogliere un traffico elevato.

E così quando a terra si ritrovano 11 aerei si scatena il caos, tanto che mentre il Boeing 747 Pan Am con a bordo 380 passeggeri (tra cui Eve Meyer) e 16 componenti dell’equipaggio sta rollando sulla pista per prepararsi alla partenza, viene centrato da un altro 747 della “KLM” arrivato da Amsterdam e che dopo lo scalo forzato sta decollando verso Las Palmas.

La scarsa visibilità per le pessime condizioni meteorologiche ha impedito il contatto visivo tra i due Boeing così come con la torre di controllo. La posizione dei due velivoli è stata determinata solo con comunicazioni radio piuttosto disturbate dal maltempo e rese difficili per la scarsa padronanza dell’inglese da parte dei controllori di volo. Il capitano del volo KLM, credendo di aver ricevuto l’informazione che la pista fosse libera e che potesse decollare, lancia il suo velivolo a tutta velocità contro l’aereo Pan Am provocando la più grave tragedia della storia per l’aviazione civile: 583 morti.

A contribuire al disastro la disorganizzazione dei soccorritori che focalizzano l’attenzione sul Boeing della KLM (incendiatosi dopo lo schianto senza lasciare superstiti) e solo 20 minuti più tardi si accorgono dell’altro velivolo su cui ci sono numerosi superstiti. Complessivamente i sopravvissuti del volo Pan Am sono 61, ma la 48enne Eve non è una di questi.

Alcuni mesi dopo l’incidente, un militare di servizio nell’aeroporto di Los Rodeos vede un bambino di circa 5 anni con in braccio un camioncino giocattolo attraversare la pista per poi scomparire all’improvviso. Il giovane scriverà nel suo rapporto di aver visto uno spettro.

Nel marzo 2004 durante un’esercitazione notturna un altro giovane militare vede una bambina bionda di circa 7 anni camminare lungo la recinzione nella zona degli hangar, ma anche in questo caso la strana figura scompare senza lasciare tracce. Altri testimoni affermeranno in seguito di aver visto una mattina presto la bambina priva di piedi sospesa lungo la strada che costeggia la pista.

Nell’incidente del 27 marzo 1977 erano morti due bambini con le caratteristiche dei due “fantasmi”, i cui corpi non sono stati mai trovati.

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