Quel maledetto film radioattivo

| Tra attori e cineasti che lavorano nel deserto dello Utah nel 1954 la mortalità per cancro è ingiustificatamente alta. I test nucleari effettuati nella zona ne sarebbero i responsabili. John Wayne e Susan Hayward due delle vittime

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Di Marco Belletti
Alzi la mano chi ricorda “Il conquistatore”, un melenso film del 1956 che narra la storia d’amore tra Gengis Khan e una prigioniera. John Wayne interpreta la parte del condottiero mongolo che s’innamora di Susan Hayward, nel ruolo della bella principessa Bortaj, e la rapisce scatenando una guerra tra barbari. Nel più puro stile dell’epoca, inizialmente la donna rifiuta il corteggiamento del capo dei tartari, poi ci ripensa e tutto termina come da copione con un finale a lieto fine fatto di amore eterno.

Poco da dire per quanto riguarda la trama, pertanto quello che rende questo polpettone americano degno di essere ricordato è il fatto che fu girato da giugno ad agosto 1954 tra le dune del deserto dello Utah, con lo sfondo di scenografiche montagne rosse. Quella zona è scelta dal regista Dick Powell per la presunta somiglianza con le steppe dell’Asia centrale. Nessuno pensa che possa essere pericoloso il fatto che il set è a poco più di 200 chilometri dal campo per i test atomici di “Yucca Flat”, in Nevada. Il governo, tra l’altro, all’epoca rassicura costantemente i residenti sul fatto che i test con le bombe nucleari non rappresentano alcun pericolo per la salute. Le esplosioni proseguono fino ai primi anni Sessanta e ancora vent’anni dopo la zona ha un tasso di malati di cancro eccezionalmente alto rispetto alla media nazionale.

In un articolo pubblicato nell’ottobre 1979, la rivista People denuncia che dei 220 membri del cast e della troupe di “Il conquistatore” – quasi tutti provenienti da Hollywood – ben 91 contraggono il cancro nei 25 anni successivi alle riprese del film. E la metà di loro (46), tra cui i due protagonisti Wayne e Hayward, oltre al regista Powell, ne sono morti.

Anche i figli di John Wayne e di Susan Hayward che hanno accompagnato i genitori sul set hanno allarmanti esperienze di cancro. Michael Wayne sviluppa un tumore alla pelle nel 1975, il fratello Patrick è operato per un cancro nel 1969, e a Tim Barker, figlio di Susan Hayward, viene rimosso un tumore benigno dalla bocca nel 1968.

Mentre la troupe e il cast lavorano al film, non vengono fatte esplodere bombe atomiche, ma l’anno precedente erano stati ben 11 i test di cui due di ordigni particolarmente “sporchi” che depositano radiazioni di lunga durata su tutta la zona. “Simon”, una bomba da 51,5 chilotoni esplode il 25 aprile 1953, “Harry” (32,4 chilotoni) il 19 maggio. A termine di paragone, “Little Boy” sganciato su Hiroshima era di 13 chilotoni.

La radioattività di isotopi mortali come il cesio 137 rimane elevata per molti mesi e secondo gli esperti potrebbe essersi concentrata in alcuni punti, come le ondulate dune dello Snow Canyon dove – guarda caso – si girano gran parte delle riprese di “Il conquistatore”. 

La prima a rendersi conto di aver vissuto per tre mesi su una vera e propria bomba a orologeria è l’attrice Agnes Moorehead che confida anni dopo all’amica Sandra Gould (entrambe protagoniste della serie TV “Vita da strega”) di aver contratto il cancro all’utero – che la ucciderà nel 1974 – proprio nello Utah. Debbie Reyonolds, un’altra attrice sua amica, anni dopo afferma che la Moorehead le aveva parlato di “germi radioattivi” sul set, e che avrebbe dovuto rifiutare la parte nel film.

Un’altra interprete che si ammala è Jeanne Gerson, che contrae un primo cancro alla pelle nel 1965 e un secondo al seno nel 1977, a causa del quale si sottopone a mastectomia. Gerson ricorda un vento costante che crea tempeste di polvere così forti che regista e cameramen Powell spesso indossano maschere chirurgiche sul set. Ed è proprio Dick Powell uno dei primi ad ammalarsi, morendo di cancro al sistema linfatico nel 1963, a 59 anni.

Tra il 1965 e il 1975, anno della morte a 58 anni, Susan Hayward manifesta tumori alla pelle, al seno e all’utero prima di essere colpita da quello cerebrale che ne avrebbe causato la morte. Il figlio Tim Barker confida che negli ultimi giorni di vita la madre è immobile “in posizione fetale, senza il riflesso della deglutizione, con la polmonite dopo aver perso tutti i capelli”.

L’attore messicano Pedro Armendariz – un altro interprete del film – si ammala di cancro ai reni quattro anni dopo aver terminato le riprese e si uccide nel 1963 a 51 anni quando si rende contro che la malattia è allo stadio terminale. Quando i medici gli diagnosticano solo tre mesi di vita, Armendariz si reca in un albergo con la moglie Carmen e le chiede di andargli a prendere un panino al prosciutto. Al ritorno, la donna lo trova morto, con un colpo al cuore. Anni dopo, il figlio ricorda il ruolo di soldato mongolo del padre, costretto a rovinose cadute nella polvere. E come se non bastasse, circa 60 tonnellate di quella terra ancora altamente radioattiva sono trasportate negli studi a Hollywood per alcune riprese in interni.

Quando John Wayne viene a sapere della morte dell’amico Pedro, afferma che avrebbe fatto lo stesso nel caso si fosse ammalato, cosa che invece non fa, combattendo una lunga e dolorosa battaglia contro tumori ai polmoni, alla gola e allo stomaco, morendo nel giugno 1979 a 72 anni.

Il modo con cui Wayne e Armendariz affrontano i loro mali è completamente diverso ma nessuno dei due ha il minimo dubbio: non ritengono che siano i test atomici responsabili delle loro morti. Infine, per ultimo tocca a John Hoyt, un altro attore del film, che muore di cancro ai polmoni, nel 1991.

Robert Pendleton è stato professore di biologia all’università dello Utah e ha studiato il caso, fornendo una sua personale opinione. Secondo lui con numeri così elevati di casi si tratterebbe di una vera e propria epidemia. Stabilire una connessione certa tra le radiazioni e il cancro non è facile ma statisticamente in un gruppo di 200 persone dovrebbero essere circa una trentina quelle che si ammalano di tumore e quindi il valore sensibilmente più alto registrato tra i componenti cast e troupe de “Il conquistatore” potrebbe diventare una valida prova in tribunale.

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