Annabella Sciorra: il racconto dello stupro di Weinstein

| La prima testimone nel processo contro l’ex produttore di Hollywood racconta i dettagli della violenza subita anni prima. E la difesa va all’attacco

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Un respiro profondo per prendere coraggio, così Annabella Sciorra ha dato il via alla lunga serie di testimonianze delle donne che finalmente hanno modo di raccontare la propria esperienza con Harvey Weinstein davanti ad un giudice e una giuria, invece che a un giornalista in cerca di dettagli piccanti.

Era l’inverno fra il 1993 o l’inizio dell’anno successivo, non ricorda bene. La Sciorra era lanciata verso una carriera di attrice iniziata anni prima: le toccavano spesso ruoli di italoamericana per via dei suoi tratti e di quel cognome che non lasciava dubbi. Era nata nel 1960 a Brooklyn, papà e mamma italianissimi, e dopo le lezioni di danza a 13 anni aveva chiesto di frequentare un corso di recitazione. Debutta nel 1989 in “True Love”, e nel 1991 Spike Lee la vuole per dare volto a Angie Tucci, la moglie di Wesley Snipes in “Jungle Fever”. Per una sola stagione entra anche nel cast de “I Soprano”, lasciando il segno nel ruolo di Gloria Trillo, la tormentata amante di Tony Soprano.

A 60 anni, ancora attiva anche se la notorietà è ormai sbiadita, la Sciorra è stata fra le prima ad alzare la mano quando il mondo stava scoprendo chi era realmente Harvey Weinstein. Accetta di raccontare la propria esperienza a Ronan Farrow, il giornalista autore dell’inchiesta che ha scoperchiato il mondo di mezzo hollywoodiano, e ieri ha ripetuto tutto da capo, in tribunale.

Non ricorda bene la data, poteva essere verso la fine del 1993 o l’inizio dell’anno successivo, ma era una sera in cui la Sciorra aveva partecipato ad una cena in un ristorante irlandese di New York: c’erano attori e produttori, compreso Weinstein, che con la sua “Miramax” aveva appena prodotto una commedia interpretata da lei, “La notte che non c’incontrammo” (The Night we never met). Oltre che potente, Harvey sembra una persona gentile: si offre di accompagnarla a casa, e sembra finito tutto lì. Salita in casa la Sciorra indossa una camicia da notte e si lava i denti, quando sente bussare alla porta: apre d’istinto pensando ad un vicino o al portiere. È Weinstein: la spinge dentro, si toglie giacca e cappotto, slaccia la cravatta, ha gli occhi iniettati di sangue. “Capii che voleva fare sesso – racconta l’attrice trattenendo a stento le lacrime – ho iniziato a indietreggiare verso il bagno per chiudermi dentro mentre gli ripetevo di andare via”. Ma è tardi: Weinstein l’afferra e la sbatte sul letto: “Cercai di spingerlo via, gli diedi calci e pugni, ma era grosso e pesante, mi ha preso le mani e me le ha bloccate sopra la testa. Poi mi ha stuprato, eiaculandomi addosso. Non avevo più forze, e non c’era molto che potessi fare, il mio corpo si era chiuso. Alle fine mi ha obbligato a subire un rapporto orale. Provavo un senso di disgusto, ricordo di aver cominciato a tremare, poi non so bene cosa sia successo, è come se avessi perso i sensi”.

“Come mai al risveglio non corse a denunciare lo stupro?”, le chiede la difesa, dopo aver ricordato che il caso è fuori dai termini della prescrizione: “Perché lo conoscevo, era potente, e dentro di me ero convinta che uno stupro avvenisse solo in un vicolo buio”. Nel controinterrogatorio, gli avvocati di Weinstein partono all’attacco mostrando un frammento di un’intervista della Sciorra nel salotto di David Letterman in cui racconta di “aver spesso mentito in vita sua”. Lei replica, ammettendo che a volte – quando si sentiva a disagio parlando della propria vita – elaborava storie di fantasia.

Qualche tempo dopo, in un altro ristorante, i due si incontrano. “Questa cosa rimane fra me e te”, le intima Weinstein. Ma non era finita, l’ex produttore avrebbe tentato di molestarla altre volte: la prima in un hotel di Londra, quando aveva bussato con forza alla porta della sua stanza, senza che nessuno aprisse. La seconda nel 1997, durante il Festival di Cannes: alle 5 del mattino, in mutande, con una videocamera in una mano e dell’olio idratante nell’altra, Weinstein pretendeva di entrare. Se n’era andato dopo l’arrivo del personale dell’albergo, chiamato dall’attrice.

Il ricordo di quella notte ha lasciato crepe nell’esistenza di Annabella Sciorra, finita in cura per aver cercato una via d’uscita nell’alcol e seguita da esperti perché aveva iniziato a punirsi con atti di autolesionismo.

Non è che l’inizio: nei prossimi giorni altre cinque donne sono state chiamate a deporre.

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