Ashley Judd: ho abortito dopo uno stupro

| L’attrice americana, fra le prime ad accusare Weistein, ha raccontato di aver subito tre stupri e di essere rimasta incinta: “Non potevo pensare di diventare madre del figlio del mio violentatore”

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Era l’ottobre del 2017 quando Ashley Judd, insieme alla collega Rose McGowan, denuncia pubblicamente le molestie sessuali e le angherie professionali subite da Harvey Weinstein, il potente produttore hollywoodiano che per vendicarsi dei rifiuti “avrebbe divulgato nell’ambiente del cinema affermazioni false e maliziose per mettere fine alla sua carriera”. Come sia andata è storia recente: una schiera di 93 donne punta il dito contro l’ex re di Hollywood accusandolo di stupro, aggressione, molestie e ricatto. Weinstein sarà chiamato a breve a rispondere davanti alla legge in diversi processi, rischiando una pena ben più pesante dell’espulsione dalle colline della capitale mondiale del cinema.

Da allora la Judd, vero nome Ashley Tyler Ciminella, attrice di origini italiane da parte di padre protagonista di numerosi film di successo, è diventata una voce dei movimenti in difesa delle donne, a cominciare da #MeToo, mentre come tante altre sue colleghe o meno, attende di sapere come finirà la richiesta danni presentata nei confronti di Weinstein.

Proprio in questa nuova veste, Ashley è stata chiamata di recente a partecipare al “Women in the World Summit” di New York, decima edizione di una conferenza che riunisce leader femminili, attiviste e donne il cui coraggio sono riusciti a scuotere le coscienze del mondo intero.

Quando ha preso la parola, Ashley Judd ha voluto parlare del suo passato, usando parole forti e crude che hanno colpito e commosso i presenti, ribalzando poi ovunque. Nel corso della sua carriera, ha dichiarato la Judd, “Sono stata violentata per tre volte, e durante una di queste sono rimasta incinta. Ma ho scelto di abortire e sono grata di averlo potuto fare in maniera sicura: non avrei potuto condividere un figlio con il mio stupratore che per di più avrebbe potuto far valere i suoi diritti di paternità”. Poi, commentando la proposta di legge di vietare l’interruzione di gravidanza appena si sente il battito del feto presentata dallo stato della Georgia, ha ribadito: “La democrazia inizia esattamente sulla nostra pelle: non dovrebbero esserci regole su ciò che si vuole fare con il proprio corpo”.

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