Caso Epstein, la testimone che 10 anni fa poteva fermarlo

| Non è stata mai ascoltata dalle autorità giudiziarie, perché attraverso i suoi legali il finanziere era riuscito a stipulare un accordo, giocando con appelli e contestazioni per rimandare ogni cosa

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Il caso Jeffrey Epstein è una vera miniera di nomi, situazioni e insabbiamenti, tutti figli del potere e di un fiume di denaro che per decenni è corso senza fine. L’ultimo filone, che promette sconquassi questa volta negli organi interni di giustizia americani, riguarda le autorità della Florida e risale a parecchi anni fa: quanto basta per risparmiare a decine di ragazzine di finire fra le mani del miliardario pedofilo morto suicida lo scorso agosto in cella. Una morte che, per quanto sospetta, è subito sembrata l’ultimo dispetto di Epstein, disposto a morire piuttosto che subire l’onta di un tribunale, dei risarcimenti e delle condanne. Esattamente quello che sta vivendo in queste settimane Harvey Weinstein, l’altrettanto vorace produttore di Hollywood.

Secondo i documenti nelle mani del tribunale di New York e da diverse fonti a conoscenza dei fatti, una donna le cui accuse sono state fondamentali per far scattare le manette ai polsi di Epstein, più di 10 anni prima sarebbe stata interrogata dall’FBI e citata come testimone dai procuratori federali in relazione alla prima indagine sul presunto traffico sessuale del miliardario.

Ma la donna, che nel 2008 aveva 19 anni, non è mai comparsa davanti a un Gran Giurì a West Palm Beach, come richiesto dal mandato di comparizione. Prima che la sua testimonianza potesse essere messa agli atti, Epstein si era affrettato a stipulare un controverso e segreto accordo di non luogo a procedere con l’ufficio del Procuratore di Miami, dichiarandosi colpevole di due accuse di prostituzione per le quali è stato condannato a 18 mesi in una prigione della contea. Molto meno di quanto avrebbe rischiato in caso di un’inchiesta per pedofilia.

La testimonianza della donna, considerata uno dei punti cardine dell’impianto accusatorio contro Epstein, già allora avrebbe potuto aiutare i procuratori a rafforzare ancor di più le già robuste accuse contro il finanziere, svelando la fittissima rete di abusi sessuali su minorenni avvenuti nelle sue residenze di Manhattan e Palm Beach. Ma con l’accordo concluso e controfirmato, il Gran Giurì è stato bloccato, l’indagine interrotta e il mandato di comparizione ritirato.

“Penso che con le capacità investigative dell’FBI, già allora si sarebbe potuta scoperchiare l’intera rete di Epstein - ha commentato Spencer Kuvin, un avvocato di West Palm Beach che rappresentava tre delle presunte vittime di Epstein durante la prima indagine in Florida - invece le autorità federali hanno chiuso l’indagine senza neanche il fastidio di ascoltare una volta le testimonianze. Se avessero condotto un’indagine completa prendendosi il tempo necessario, questa sarebbe stata tutta un’altra storia”.

Solo dopo quasi 11 anni, quando i procuratori federali di New York hanno aperto una nuova indagine su Epstein, la donna è stata nuovamente contattata dalle autorità in cerca di dettagli sul suo presunto abuso sessuale, durato anni, da parte del finanziere. Identificata nell’atto d'accusa dello scorso anno come “Minor-Victim 1”, è l’unica presunta vittima di New York le cui accuse sono specificate in modo assai completo e dettagliato. La donna ha affermato di essere stata adescata nel 2002, all’età di 14 anni, con la solita scusa di diventare massaggiatrice privata di Jeffrey Epstein, in servizio presso suo palazzo di Manhattan, per poi subire abusi sessuali che negli anni si sono fatti continui. Epstein avrebbe incoraggiato, attratto e pagato l’adolescente, la cui famiglia era in gravi difficoltà economiche, per convincerla a portare altre giovani nella sua cerchia.

Ora trentunenne, la donna ha intentato una causa civile contro il patrimonio di Epstein dopo il suo arresto e la sua morte per apparente suicidio, sostenendo che gli abusi subiti “l’hanno segnata per sempre cambiandole la vita”. La causa, presentata sotto pseudonimo, non fa riferimento ai suoi precedenti contatti con le autorità federali, ma descrive in modo straziante l’ampiezza degli abusi che avrebbe subito. “La sua esperienza con Epstein rientra in quello che ora è noto essere stato un modello comune: individuava ragazze vulnerabili che avevano bisogno di denaro e lentamente metteva alla prova i loro limiti: prima chiedeva loro di togliersi i vestiti e di massaggiarlo, poi, col tempo, iniziava a toccarle in modi che diventavano sempre più invasivi, violenti e dolorosi. Man mano che diventavano dipendenti finanziariamente da lui, non faceva altro che causare loro sempre più danni”.

Marie Villafaña, l’ex procuratore federale della Florida, che ha condotto l’indagine dell’ufficio del procuratore su Epstein e preparato una bozza di 53 pagine di accuse, si dice “addolorata” per l’esito della prima indagine. Ha rifiutato di commentare di persona, affidando una dichiarazione al suo avvocato, Ty Kelly: “Poiché il Dipartimento di Giustizia ha rifiutato di rinunciare al privilegio sulla questione Epstein, alla signora Villafaña è proibito discutere la questione ed esprimere le sue opinioni in modo dettagliato. Se il Dipartimento rinunciasse a tale privilegio, ritiene che ciò fornirebbe un quadro più completo e preciso di come sia stata gestita la questione e di come lei stessa abbia sostenuto le vittime in ogni occasione”.

Il primo contatto degli agenti dell’FBI con la donna sono avvenuti a New York all’inizio della primavera del 2008: un momento assai delicato dell'indagine federale, sotto la supervisione di R. Alexander Acosta, allora procuratore degli Stati Uniti nel Distretto meridionale della Florida.

Alcuni mesi prima, nel settembre del 2007, Epstein aveva firmato un accordo con Acosta, evitando un potenziale atto d’accusa federale per svariati reati sessuali su minori che erano stati oggetto di indagine da parte dell’FBI e dei procuratori per più di un anno. In cambio, Epstein ha accettato di dichiararsi colpevole di due accuse di prostituzione minorile in un tribunale statale della Florida, registrandosi come criminale sessuale e pagando una sanzione amministrativa, per lui del tutto irrisoria.

In base ai termini dell’accordo, Epstein era tenuto a “fare del suo meglio per dichiarare la sua colpevolezza ed essere condannato entro e non oltre il 26 ottobre 2007”. Ma non molto tempo dopo sono sorte controversie tra il team legale del finanziere e i pubblici ministeri sull’interpretazione delle clausole, con un conseguente ritardo di mesi. L’accordo fu modificato nel dicembre 2007, e ad Epstein è stato concesso ancora più tempo per appellarsi, contestando le premesse dell’indagine federale e alcuni aspetti dell’accordo stesso.

Nel 2017, l’ex procuratore federale Villafaña ha riferito che dopo la firma dell’accordo Epstein “ha fatto diversi tentativi per evitare di dover adempiere agli obblighi che aveva assunto”, e di conseguenza il suo ufficio ha continuato a procedere come se un processo ai danni del finanziere Epstein fosse ancora possibile. “L’indagine è proseguita fino al giorno in cui Epstein si è dichiarato colpevole davanti al tribunale di Stato”. Fu durante quel periodo, fra ritardi e incertezze, che l’FBI fece visita alla giovane donna a New York.

Nessuno può dire con certezza se la prospettiva della testimonianza di questa donna sia stata un fattore che ha influito sulla tempistica di Epstein, o sapere cosa sarebbe successo se avesse testimoniato. Ma è l’ennesima giovane che ha sofferto in silenzio mentre il ricchissimo pedofilo continuava in piena libertà ad agire come se la legge riguardasse solo gli altri.

“Non ha frequentato le superiori, soffre di disturbo post-traumatico da stress, ansia e depressione - recita la denuncia - le gravi ferite emotive si manifestano in una miriade di modi: spesso si ritrova a piangere, non riesce a instaurare rapporti sani con gli uomini, fatica a dormire o non si addormenta affatto, ha continui attacchi di panico e vive nel costante nel timore per la sua giovane figlia”.

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