Caso Epstein: l’intervista a Virginia Roberts Giuffre

| Attesissime, le dichiarazioni della principale accusatrice del principe Andrea ed ex schiava sessuale del miliardario non hanno deluso: date, riferimenti ed episodi che inchiodano sempre di più il secondogenito della Regina

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Secondo i tabloid tutto il Regno Unito, dall’estremo nord dell’isola di Oosta, in Scozia, a quella di Pednathise Head, la più a sud di tutte, era inchiodato davanti al televisore, sintonizzato sulla BBC per l’intervista più attesa degli ultimi anni: quella a Virginia Roberts Giuffre, l’ex schiava sessuale di Jeffrey Epstein, il pedofilo più ricco della storia della pedofilia, che da tempo afferma di essere stata “prestata” al suo caro amico di nobili origini Andrew Albert Christian Edward Mountbatten-Windors. Per tutti il principe Andrea, Duca di York, 59 anni, secondogenito della regina Elisabetta II e di Filippo di Edimburgo, ottavo nella linea di successione al trono britannico.

Dopo la disastrosa apparizione televisiva di Andrew, che al principe è costata l’obbligo reale all’oblio più assoluto, quella alla Roberts era la dichiarazione più attesa, uno dei momenti che rimarrà scolpito per sempre fra i record dell’audience televisivo inglese. Un’attesa che non è stata vana: Virginia Roberts Giuffre, ospite del programma “Panorama”, ha scelto di rivolgersi direttamente al popolo britannico: “Vi imploro di stare dalla mia parte e di aiutarmi a combattere questa battaglia, ne va della nobiltà di un popolo. C’è solo uno di noi che dice la verità in questa faccenda, e sono io”.

Ma è solo l’inizio di una sequenza di affermazioni che demoliscono quel che resta del principe, gettando inevitabilmente ombre scure sul resto della Royal Family, che non c’entra nella faccenda, ma il cui ruolo privilegiato di nobili, regnanti e poco affaccendati torna a far prudere le mani ai sudditi, ogni volta di più stanchi di foraggiare gente che a parte affacciarsi ai balconi e salutare con la manina non è che si ammazzi di fatiche.

“Non è stata una morbosa e sordida storia di sesso, ma una storia di abusi: sono stata oggetto di un vero traffico di esseri umani”. Poi tocca alle affermazioni difensive di Andrea e del suo staff legale, liquidate come “scuse ridicole e stronzate”, un po’ come il patetico tentativo del principe di trincerarsi verso due delle più banali scuse che potesse trovare: la prima, “Non ricordo di aver mai conosciuto quella donna”, la seconda, “La foto in cui siamo insieme potrebbe essere un falso”. Ipotesi seccamente smentita dalla Roberts, che ha consegnato l’originale nelle mani dell’FBI: “C’è una data sul retro di quando è stata stampata: 13 marzo 2001”.

Virginia Roberts non tentenna mai, e neanche indietreggia: a lei l’allontanamento dagli impegni reali di Andrea non basta e soprattutto non le cambia la vita. Quello che vuole è inchiodarlo alle sue responsabilità e costringerlo a raccontare la verità una volta per tutte. Ha ben chiare in mente date, riferimenti e testimoni delle tre volte in cui fu costretta ad andare a letto con Andrea su ordine di Epstein e con l’indottrinamento di Ghislaine Maxwell, la donna più che sospettata di essere la procacciatrice di ragazzine che servivano a soddisfare le perversioni del miliardario. La Roberts era stata assunta come massaggiatrice da Ghislaine Maxwell mentre lavorava come addetta agli spogliatoi a Mar-a-Lago, il resort di Donald Trump in Florida.

Per tre volte, fra il 2001 e l’anno successivo, finisce a letto con il principe: a Londra, New York e ai Caraibi. La prima volta aveva 17 anni. Il primo incontro al “Tramp”, un esclusivo night club di Londra: il principe le ordina una vodka, e negli occhi gli brilla una luce strana. “Andrea era il peggior ballerino che avessi mai incontrato: mi sudava addosso come se piovesse, era disgustoso”. Qualche ora dopo, in auto, sulla strada del ritorno, la Maxwell le sussurra di essere particolarmente gentile con lui: “Fagli quello che fai a Jeffrey”. Più chiara di così, non poteva essere. “Ha iniziato in bagno, poi mi ha portato in camera da letto e il tutto non è durato molto a lungo. Quando ha finito si è alzato, mi ha detto grazie e se n’è andato”. Il giorno dopo, Jeffrey Epstein la ringrazia per aver fatto “un ottimo lavoro”.

“Era una ragazzina, non me l’aspettavo da parte di qualcuno della Royal Family. Non riuscivo a capire come i più alti livelli della società, persone davvero potenti, permettevano che tutto questo accadesse, e per di più partecipando in prima persona”.

Non è un segreto che David Boiers, uno degli avvocati di Virginia, abbia affermato l’intenzione di invitare le procure americane impegnate nell’indagine a emettere un mandato di comparizione per costringere il Duca di York a testimoniare di fronte ai casi delle cinque donne che hanno accusato Jeffrey Epstein di molestie. “Uno dei passaggi su cui stiamo lavorando è cercare di ottenere la testimonianza del principe. Era un frequentatore abituale delle residenze di Epstein: ha sicuramente visto e sentito qualcosa”.

Al momento, appare improbabile una visita negli Stati Uniti del principe: tecnicamente i mandati di comparizione possono essere contestati, ma inimicarsi il sistema giuridico statunitense potrebbe essere un rischio diplomatico enorme per l’intero Regno Unito.

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Caso Epstein: l’intervista a Virginia Roberts Giuffre - immagine 1
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