Donald e Stormy
una notte da 130 mila dollari

| Una donna rimette al centro dei riflettori il nome del presidente americano: sarebbe stata pagata per mantenere il silenzio. Nelle stesse ore, altre due donne inguaiano sempre di più Steven Seagal

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Di Germano Longo

Coraggio, non sono nomi nuovi questa volta, ma “semplici” aggiornamenti di casi già aperti. L’argomento - però - resta sempre quello: il sex scandal in cui Harvey Weinstein è solo la punta dell’iceberg di un “modus operandi” dei maschi di Hollywood: il potere significa sesso, ti piaccia o meno, baby.

Donald Trump

I grattacapi non gli mancano, e oltre agli incidenti diplomatici che è in grado di scatenare da solo, spesso confermando le teorie di scarse capacità intellettive svelate dal libro “Fire and Fury”, il presidente in carica è anche uno dei nomi eccellenti dell’infinito scandalo sessuale che ha terremotato l’America che conta.

Ci era finito a piedi uniti in piena campagna elettorale grazie alle rivelazioni di Summer Zervos, ex concorrente del reality “The Apprentice”, accusa sdoppiata qualche mese fa all’ex presentatrice di “Fox News” Juliet Huddy. A loro, si aggiunge proprio in queste ore il nome di Stephanie Clifford, meglio conosciuta con il nome d’arte di “Stormy Daniels”, di professione pornostar (nella foto in apertura).

Secondo quanto racconta il “Wall Street Journal”, nell’ottobre del 2016, attraverso Michael Cohen, capo della squadra dei suoi legali, Donald avrebbe sborsato 130mila dollari per comprare il silenzio dell’attrice hard e mettere a riposo i ricordi di un incontro ravvicinato del quarto tipo avvenuto a Lake Tahoe nell’ottobre del 2006, dieci anni prima. Temendo il peggio, l’accordo prevedeva la consegna del silenzio di miss Stormy, chiamata a tenere per sé la sessione ginnica con The Donald.

Qualche avvisaglia nell’aria però c’era stata: pochi mesi fa, lo stesso quotidiano aveva raccontato di alcune trattative fra la pornostar e la trasmissione televisiva “Good Morning America” per raccontare aneddoti riguardanti il presidente. Lei aveva smentito ufficialmente, rifiutandosi però di rispondere a qualsiasi richiesta di chiarimento.

Dalla Casa Bianca, nel frattempo, il solito laconico commento: “Storie vecchie e riciclate: il presidente Trump smentisce questo o qualsiasi altro incontro a sfondo sessuale”. In due parole: fake news.

Steven Seagal

Sul capo dell’ex duro di Hollywood, già chiamato in causa da diverse attrici (Portia de Rossi, Julianna Marguiles, Katherine Heigl e Jenny McCarthy), si aggiungono i casi di altre due donne, una delle quali denuncia uno stupro consumato nel 1993. A riportarlo, questa volta, è il mensile “Rolling Stone”, confermando il cliché utilizzato dall’attore: l’invito ad una festa, per poi scoprire che era solo lui, quello a voler fare la festa alle sue ospiti.

Una delle due, Regina Simmons, all’epoca dei fatti avrebbe avuto 18 anni e faceva parte del cast di “Sfida fra i ghiacci”, (Deadly Ground), pellicola del 1994. Seagal l’avrebbe invitata al consueto party di conclusione delle riprese, per scoprire che non c’era alcuna festa. Seagal l’avrebbe costretta a seguirlo in camera da letto, iniziando a palpeggiarla: “Un attimo dopo era nudo e mi ha stuprato”.

Scioccata per la violenza, anche perché all’epoca non aveva ancora avuto rapporti sessuali, la donna aveva confidato tutto ad un’amica e al vescovo mormone, che chiamati in causa hanno confermato il racconto.

L’altra accusatrice, Fabiola Davis, fu invece aggredita nel 2002 nel corso di un provino: fu la guardia del corpo di Seagal a impedirle la fuga.

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