Donna Rotunno, l’arcigno avvocato di Weinstein

| “The Legal Rottweiler” parte sempre all’attacco, facendo vacillare le presunte vittime dell’ex produttore alla sbarra a New York. Nella sua carriera 39 assoluzioni su 40 casi di reati sessuali

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La chiamano “Legal Rottweiler”, definizione che calza a pennello a Donna Rotunno, 44enne di origini italoamericane, avvocato di Chicago specializzata nei reati sessuali. Ha costruito la sua carriera difendendo uomini accusati di stupro, violenza e abusi: su 40 casi con sentenze che sembravano già scritte, è riuscita a strappare l’assoluzione per 39 dei suoi clienti.

Un palmares di vittorie che ha convinto Harvey Weinstein a volerla nel suo collegio difensivo nel processo in cui è alla sbarra a New York, dove deve rispondere di cinque capi d’accusa molto pesanti, compreso lo stupro, mentre in aula sfilano testimoni che raccontano la propria esperienza con l’ex re mida di Hollywood, un “vorace predatore sessuale”, come lo dipingono i media.

Con ognuna di loro, Donna è partita all’attacco puntando alla gola: le stuzzica, le fa vacillare, trova le incongruenze nei racconti, studia i personaggi prima della deposizione scavando nel loro passato alla ricerca di una falla o una frase buttata lì per caso che possa insinuare il germe del dubbio nella giuria.

Contro di lei si schierano compatte le femministe e il movimento #MeToo, che la accusano di voler trasformare le vittime in carnefici e il carnefice in un povero maschio pieno di soldi a cui donne senza scrupoli puntavano. Ma lei tira dritto e replica che le donne hanno lottato per decenni per essere considerate al pari degli uomini, e ora devono assumersi le responsabilità che ne derivano.

Quando Jessica Mann, parrucchiera, una testimone chiave del processo, ha raccontato il traumatico incontro con il produttore di Hollywood e un’altra donna, Donna Rotunno si è avvicinata al leggio per il suo controinterrogatorio: “Vorrei che leggesse un SMS del suo cellulare alla giuria”. Dopo una lunga pausa, la Mann ha letto il testo, in cui raccontava “una cosa a tre con un uomo più vecchio”, di cui non fa il nome, e una donna italiana. Seguono battute e descrizioni sul corpo dell’altra donna, con il giudizio finale: un incontro emozionante ma non sconvolgente. “Questo è quello che è successo veramente - ha chiosato l’avvocato Rotunno – lei stava manipolando il signor Weinstein per essere invitata a feste di lusso, voleva beneficiare del suo potere”.

Donna Rotunno si è unita alla difesa di Weinstein la scorsa primavera, dopo che l’ex produttore aveva allontanato diversi legali che non lo convincevano: “Voleva una donna, perché l’ottica è diversa”. Ogni giorno, dall’inizio del processo, il 6 gennaio scorso, “the Legal Rottwiler” si è presentata con i tacchi a spillo al fianco del suo celebre cliente, e nel giro di poco è diventata il volto della squadra di difesa di Weinstein, che difende ad ogni intervista assicurando che in questa vicenda è lui quello che sta pagando il prezzo più alto.

Oltre a lottare per l’assoluzione di Weinstein, la Rotunno ha intrapreso una crociata contro il movimento #MeToo e una cultura che, secondo lei, umilia le donne e premia il vittimismo. “Il nostro sistema giudiziario ha deciso che solo perché qualcuno dice qualcosa non significa che sia vero. Questa è la caratteristica di persone che dicono “è la mia verità. Beh, non esiste una cosa del genere, e il mio lavoro è quello di arrivare a qualsiasi cosa sia”.

È cresciuta ammirando sua madre e sua nonna, due donne indipendenti che facevano come volevano e non erano sottomesse a nessuno: “Donne che non hanno mai trovato scuse per il loro destino. Mi dicono in tanti: stai dicendo alle donne che se vanno in una stanza d’albergo meritano di essere violentate? No, ci mancherebbe altro: quello che voglio dire è che se dopo aver bevuto un paio di drink ad una festa, una donna decide di andare nella stanza di albergo di un uomo a notte fonda, non può essere così ridicola da dire: ‘Pensavo di andare a vedere un copione’. Dov’è finito il senso di responsabilità delle persone?”.

Jessica Mann, che aveva avuto incontri sessuali consensuali con Weinstein, ha spiegato che intendeva incontrare il produttore al ristorante del suo hotel per fare colazione con degli amici, ma è andata nel panico quando ha chiesto la chiave della sua stanza. “Avrebbe potuto dire: ‘Harvey, non vengo’. Le chiedo soltanto perché ha scelto di non andarsene: ha scelto di salire nella stanza d’albergo, pur sapendo cos’era successo in passato”.

“La verità è che gli uomini non smetteranno di chiedere alle donne di andare in albergo, ma le donne devono smettere di andarci. Perché se c’è ancora in giro una sola donna disposta a farlo, tutto questo continuerà. Se si guarda con attenzione qualsiasi circostanza in cui una donna ha detto di no a Weinstein, non c’è mai stata nessuna prova che lui abbia costretto qualcuno a restare”.

Una verità che non calza al caso di Rowena Chiu, l’ex assistente di Weinstein: lei e altre due donne hanno sporto denuncia contro Weinstein a Los Angeles, sostenendo che lui avrebbe impedito di lasciare le stanze per violentarle.

Rowena Chiu non è coinvolta nel processo, il suo avrà forse luogo a Los Angeles: secondo il suo rapporto, nel 1998 il produttore l’ha convocata in una stanza d’albergo, ha fatto una serie di commenti razzisti sulla sua origine cinese, le ha strappato i collant e ha tentato di violentarla. È riuscita ad allontanarsi, e alla fine ha negoziato un accordo di riservatezza in cambio di 213.000 dollari. Ma la vittima ha anche detto di aver lottato per trovare lavoro nell’industria cinematografica dopo aver lasciato la Miramax, ed è convinta che sia stata opera di Weinstein.

Quando ha interrogato Annabella Sciorra, l’attrice che sostiene di essere stata violentata nel suo appartamento durante l’inverno del 1993 o del 1994, l’avvocato Rotunno le ha chiesto perché non fosse andata al pronto soccorso, né aveva chiamato la polizia, ma anche come mai poco dopo avesse accettato un ruolo in un film prodotto proprio dalla Miramax di Weinstein.

“Screditare un accusatore senza passare per un simpatizzante dello stupro durante il controinterrogatorio non è facile”, ha detto Lara Yeretsian, un avvocato penalista di Los Angeles: “Come si fa a dimostrare che queste persone stanno mentendo? È difficile, ma va fatto: Weinstein rischia di andare in prigione a vita”.

La Rotunno ha iniziato la sua carriera legale in Illinois come procuratore della contea di Cook, ma dopo tre anni e mezzo ha scelto di dedicarsi alla difesa penale: a 28 anni aveva già iniziato a vincere grandi casi legati al traffico di droga, l’anno successivo ha avviato il suo studio legale. Nel 2011 ha difeso Demarco Whitley, una star del calcio studentesco accusato di aver aggredito una quindicenne: rischiava fino a 15 anni di carcere. Così la Rotunno, furbamente, ha messo tutto nelle mani del giudice, confidando che avrebbe soppesato gli effetti devastanti di una condanna così pesante. Maria McCarthy, il procuratore del caso Whitley, ha raccontato che Donna Rotunno ha condotto un controinterrogatorio equo e professionale: “Sapeva esattamente cosa voleva ottenere dalla vittima, ma non ho mai visto mancanza di rispetto durante il suo controinterrogatorio”. Nella sua dichiarazione conclusiva, la Rotunno ha sostenuto la ragazza avesse acconsentito a fare sesso con Whitley e il suo compagno di squadra: “È una bugiarda”, ha tuonato. Alla fine, il giudice ha condannato Whitley per tutti e quattro i capi d’accusa a 16 anni di reclusione: è l’unico caso di crimini sessuali che Donna Rotunno ha perso.

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