Epstein: l’inchiesta sui voli del “Lolita Express”

| Rivelati i risultati di un’indagine parallela delle autorità americane per verificare se il miliardario avesse commesso altri reati. In UK spuntano invece le rivelazioni su Ghislaine Maxwell di Petronella Wyatt

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Le ultime rivelazioni sul caso Epstein non fanno che confermare l’immagine diabolica e spietata del multimiliardario morto suicida in carcere di Manhattan, dov’era rinchiuso con l’accusa di pedofilia. Un uomo assetato di minorenni che grazie a denaro, amicizie e conoscenze è riuscito per decenni a eludere le leggi abusando di centinaia di ragazzine.

Un’inchiesta della giustizia americana, di cui solo adesso si iniziano a svelare in contorni, si è concentrata sui celebri viaggi di Epstein, quelli che avrebbero ospitato personaggi illustri, ma soprattutto adolescenti, tramortite dal fascino del lusso e ridotte a vittime di orge nelle ville esclusive dei caraibi.

Un controllore del traffico aereo in servizio presso uno scalo delle isole Vergini, ha confermato di aver visto più volte il finanziere imbarcarsi sui suoi jet privati accompagnato da ragazze giovanissime, che spesso non superavano gli 11 o 12 anni. Gli agenti l’hanno interrogato il 10 luglio, quattro giorni dopo l’arresto di Epstein, come parte di un’indagine parallela per fare piena luce su alcuni viaggi all’estero di cui Epstein era stato molto fumoso.

I documenti relativi all’indagine sono stati resi pubblici questa settimana a seguito di una richiesta sulla libertà d’informazione presentata da “MuckRock News”.

Secondo i documenti, i pubblici ministeri federali di New York hanno richiesto un supplemento di indagine sugli spostamenti di Epstein, per capire se il miliardario era incorso in un’altra violazione di una legge federale del 2016, la così detta “Legge Megan” (prende il nome dalla vicenda di Megan Kanka, una bimba di sette anni rapita, violentata e uccisa nel 1984) per cui gli autori di reati sessuali registrati perdono il diritto alla privacy e sono tenuti a segnalare alle autorità i viaggi internazionali almeno 21 giorni prima di lasciare gli Stati Uniti. In base ai registri, lo scorso marzo Epstein avrebbe informato le autorità delle Isole Vergini di un viaggio a Parigi solo quattro giorni prima della partenza. Nella comunicazione non si fa cenno di altre destinazioni, ma secondo un sito web di monitoraggio dei voli il suo aereo avrebbe toccato prima Vienna, Austria, il 22 marzo, e Monaco subito dopo, il 27 dello stesso mese.

Gli investigatori hanno inviato richiesta di informazioni a Francia, Monaco, Austria e Marocco, ottenendo anche i registri dei piani di volo dalla “Federal Aviation Administration” che mostrano gli spostamenti di Epstein in numerosi paesi, culminati con l’emissione di un mandato di perquisizione per un numero di telefono da lui stesso indicato in caso di necessità durante i suoi viaggi all’estero.

Due giorni dopo il suicidio di Epstein, gli investigatori si sono incontrati con i pubblici ministeri federali delle Isole Vergini e hanno accettato di non procedere con l’indagine sulla legge Megan: il mandato di perquisizione e le richieste di assistenza internazionale sono stati annullati.

Un giudice ha formalmente chiuso il procedimento penale contro Epstein il 29 agosto, due giorni dopo un’udienza straordinaria in cui 16 donne hanno parlato del suo presunto abuso. Epstein si stava preparando a morire, lo dimostra la firma apposta su un testamento due giorni prima del suicidio e la modifica di un fondo fiduciario che aveva costituito a gennaio. Una scelta che secondo gli avvocati e altri esperti potrebbe rendere più difficile ottenere risarcimenti per le sue vittime.

Il caso Petronella Wyatt

A fare scalpore in Inghilterra, sempre sul caso Epstein, sono le rivelazioni di Petronella Wyatt, per tutti “Petsy”, giornalista e più che altro frequentatrice del bel mondo londinese, nota per avuto un rapporto di quattro anni con l’attuale premier Boris Johnson.

Petsy ha raccontato al “Daily Mail” di una notte in cui Ghislaine Maxwell, la procacciatrice di vittime sacrificali destinate ai letti di Epstein, ha tentato di darle una lezione di sesso. Sarebbe avvenuta a New York, durante una festa, e la Maxwell - un po’ su di giri - pretendeva di insegnarle le tecniche del sesso orale. “Credo che la morte del padre (il magnate dell’editoria Robert Maxwell, ndr), l’avesse spinta a trovare una figura guida in Jeffrey Epstein. Quella sera mi guardava come fossi un idiota: continuava a ripetermi ‘sto cercando di insegnarti come far felice il tuo ragazzo’. Ero innervosita, ho risposto che in quel momento non avevo un fidanzato”. Poi ha detto qualcosa sulla presenza di donne più giovani che le ruotavano intorno: ha riso e ridacchiato. Era passato molto tempo da quando avevo visto Ghislaine Maxwell la prima volta: avevo conosciuto suo padre negli anni Ottanta, quando mio papà, il politico e scrittore Woodrow Wyatt, l’aveva invitato a cena. Era un uomo dal fisico imponente con gli occhi azzurri e la pelle liscia. Qualcuno mi aveva raccontato che una volta aveva ucciso un uomo, ma quella sera era stato galante, anche se durante il baciamano mi ha messo le labbra sulle nocche e mi ha succhiato come se stesse aspirando il veleno da un morso di serpente. Poi si è rivolto a mia madre e ha detto: ‘Che bella figlia che hai’. All’epoca avevo 16 anni. ‘Anch’io ho una bella figlia’, aveva aggiunto”.

Per chiunque abbia frequentato l’alta società londinese, era impossibile non conoscere Ghislaine Maxwell, una presenza fisse nelle cronache gossip dei giornali e in ristoranti alla moda come il San Lorenzo a Knightsbridge.

“Il nostro primo incontro è stato in un ristorante italiano e lei era, ovviamente, seduta nel tavolo migliore. Ghislaine era alta e magra, con spalle larghe e capelli così neri e lucidi da sembrare le ali di corvo: non era bella, ma aveva il dono di far credere che lo fosse. Aveva anche una sessualità intensa, un’allure quasi androgina”.

“Questa è Petronella Wyatt, le ha detto qualcuno: ‘Ho sentito parlare di te’, ha risposto. In seguito l'ho incontrata spesso. Parlava di suo padre con riverenza, come se avesse le qualità combinate di Socrate, Cary Grant e di tutti i Dodici Apostoli. Mi chiedevo allora se il suo desiderio quasi patologico di piacere agli uomini - cosa che ho spesso notato alle feste - derivasse dal culto verso l’ingombrante figura paterna. Qualche anno dopo ho incontrato nuovamente Robert Maxwell ad un matrimonio. Durante i balli mi è caduta la borsa e mentre mi chinavo a recuperarla, quasi mi ha spinto via per potersi esibire in un atto di cavalleria. “Non merita un ballo?, mi ha chiesto restituendomela. Non potevo rifiutare: aveva gli occhi iniettati di sangue, le mani appiccicose e l’alito fastidioso. Ma sembrava preoccupato, e qualche mese dopo ho capito perché. Il 5 novembre del 1991 il suo corpo è stato trovato alle Isole Canarie: galleggiava vicino allo yacht che aveva chiamato “Lady Ghislaine”, in onore della figlia. A quel tempo, tutti sapevano che aveva rubato centinaia di milioni di sterline dal fondo pensione del Mirror Group, e la maggior parte di noi immaginava che la sua morte fosse un incidente o che si fosse suicidato. Un amico che conosceva Ghislaine mi chiamò qualche giorno dopo: pensa che sia stato ucciso”.

In seguito, altri due figli di Maxwell, Ian e Kevin, allora rispettivamente di 35 e 32 anni, erano stati accusati di complicità in frode, salvo poi essere scagionati. “Quasi ogni giorno sui giornali c’era qualche storia che riguardava i Maxwell. Di colpo Ghislaine è svanita dalle feste, dai ristoranti, dalle cene private, dai locali notturni e dai party più esclusivi di Londra: cinque anni dopo, in visita a New York, ho sentito che si era trasferita lì. A nessuno a New York importa niente del resto, se sanno che hai i soldi: gli amici intimi le erano rimasti attaccati e lei era stata presentata ad un’impressionante schiera di celebrità americane compresi i Clinton, i Kennedy e i Trump. Si era innamorata di un finanziere di nome Jeffrey Epstein, che, si diceva, le ricordava suo padre. La gente diceva che “l’aveva salvata e fatta sentire al sicuro”. Ha anche finanziato il suo stile di vita sontuoso con jet privati, immobili e abiti firmati. Ma già in quel periodo, Epstein aveva una sgradevole reputazione: l’ho incontrato solo una volta nel bar di un hotel di New York, dove aveva un incontro con un mio conoscente. Sembrava infastidito: si diceva che era spesso arrabbiato e nutriva un forte disprezzo per le donne. Poi, qualche anno dopo, ci fu quel bizzarro incontro con Ghislaine alla festa di Manhattan: era da sola e non stava più con Epstein. Le ho chiesto come stava e lei non ha risposto. “Dammi il braccio - ha insistito guardandomi dritto negli occhi - ti mostrerò come dare a un uomo il più grande sesso orale della sua vita”. Da quella sera non l’ho mai più rivista”.

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