Ghislaine Maxwell attacca il patrimonio di Epstein

| L’ex socialite britannica, complice del miliardario pedofilo, ha avviato una causa affermando che Epstein le aveva assicurato il proprio appoggio economico

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Ghislaine Maxwell era ufficialmente svanita nel nulla: accusata di essere la “maitresse” del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein, si dice fosse finita sotto la stretta sorveglianza dei servizi segreti, protetta giorno e notte per il timore che qualche potente le faccia piantare un paio di proiettili nel cranio, nel timore che riveli tutto quello che ha visto restando al fianco dell’ex fidanzato che si dilettava a rifornire di minorenni.

Ma Ghislaine è ricomparsa all’improvviso sulla scena, non di persona ma attraverso una causa civile che i suoi legali avrebbero intentato presso un tribunale delle Virgin Island, per aggredire l’immenso patrimonio di Epstein, di recente stimato dalla giustizia americana in 636 milioni di dollari, e su cui accampano diritti le vittime del magnate.

La Maxwell, che di suo ha ereditato l’impero editoriale lasciato dal padre Robert, è sempre stata una delle più ricche “socialite” del jet-set internazionale, amica di nobili (come il principe Andrea), politici (come l’ex presidente Bill Clinton) e stelle dello spettacolo, della moda e dello sport. Gente che trema solo all’idea che lei possa aprire bocca.

Ma a tutto c’è un prezzo: Ghislaine è convinta che sia nel suo pieno diritto ottenere il rimborso delle spese legali e di quelle per la propria sicurezza personale che sostiene da quando è esploso lo scandalo Epstein. 

Il suo amico Jeffrey, morto suicida lo scorso agosto nella cella di un carcere di New York, le avrebbe ripetutamente promesso in modo “chiaro ed inequivocabile” che l’avrebbe sempre sostenuta finanziariamente. “La signora Maxwell ha fatto ragionevolmente affidamento sulle promesse di Epstein e ha riposto la sua totale fiducia affinché mantenesse le parola data”.

Un’impresa niente affatto semplice: Ghislaine Maxwell, 58 anni, è attualmente sotto indagine federale per il suo presunto ruolo in una rete di sfruttamento sessuale e abuso su minori. È anche imputata in tre cause civili pendenti a New York intentate dalle presunte vittime di Epstein, tra cui Annie Farmer, 40 anni, che sostiene che la Maxwell l’abbia stuprata al ranch di Epstein in New Mexico nel 1996, quando aveva 16 anni. Ma l’ereditiera è svanita nel nulla: nessuno sa dove si trovi e da diversi mesi non si fa vedere in pubblico. Gli avvocati della Farmer hanno cercato senza successo di localizzarla per notificarle la causa, ma non sono riusciti. Le resta comunque l’obbligo imposto dal tribunale di presentare una risposta alle accuse entro e non oltre il 27 marzo.

Secondo la causa, la Maxwell sostiene di essere stata alle dipendenze di Epstein dal 1999 al 2006 come manager delle proprietà del multimilionario a New York, in Florida, New Mexico, Francia e nelle Virgin Island americane. Afferma che quando ha tentato di avviare la sua impresa commerciale nel 2004, “ha ricevuto una lettera dattilografata da Epstein con una nota scritta a mano che le chiedeva di restare alle sue dipendenze promettendo che l’avrebbe sempre sostenuta finanziariamente”.

La causa è stata immediatamente condannata da una coppia di avvocati che rappresentano le vittime di Epstein: “È a dir poco spaventoso che Ghislaine Maxwell, che per decenni ha commesso crimini sessuali in complicità con Epstein, stia cercando di attaccare fondi dal patrimonio - ha tuonato Sigrid McCawley, uno dei soci dello studio “Boies, Schiller, Flexner LLP” che rappresenta la Farmer e altre vittime - riteniamo che la richiesta sia inconcepibile, ma evidentemente si tratta di una persona che ha perso di vista il senso di giusto e sbagliato ormai diverso tempo fa”.

“Pretende denaro che spetta alle vittime - ha aggiunto News Brad Edwards, un avvocato che rappresenta più di 20 delle ex schiave sessuali di Epstein - dovrebbe consegnarsi alla giustizia e rispondere alle domande. Non solo su qualsiasi relazione abbia avuto, ma su tutta la sua stretta collaborazione con Epstein”.

L’intero patrimonio dell’ex magnate è attualmente congelato a causa di una disputa in corso tra la proprietà e il governo delle Isole Vergini americane, che ha presentato una causa lo scorso gennaio sostenendo che Epstein e le sue società hanno operato sul loro territorio come una cospirazione criminale per nascondere il traffico di donne e ragazze.

Dopo l’arresto di Epstein lo scorso luglio e la morte in un centro di detenzione federale, la Maxwell sostiene di aver ricevuto “minacce di morte che l’hanno obbligata a predisporre un apparato di sicurezza personale e di trovare un alloggio sicuro”. La causa sostiene che le spese sono consistenti e continue “a causa dell’ampia copertura globale” del caso Epstein. Nella causa, la Maxwell sostiene che - dopo la morte di Epstein - avrebbe ricevuto assicurazioni da Darren Indyke, ex avvocato del magnate e co-esecutore del patrimonio, che le sarebbero state rimborsate le spese. “Indyke ha assicurato alla signora Maxwell che le sue spese legali sarebbero state pagate e che le promesse di Epstein sarebbero state onorate”.

Ma la Maxwell afferma che gli esecutori testamentari hanno finora rifiutato o ignorato le sue richieste, il che l’avrebbe costretta a presentare una causa. In una nota spese trimestrale depositata all’inizio di quest’anno presso il tribunale di St. Thomas, i curatori dell’eredità hanno ammesso di aver respinto una richiesta di oltre 600mila dollari per spese, presentata da uno studio legale del Colorado che rappresenta Ghislaine Maxwell.

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