Il #MeToo degli Angeli di Victoria’s Secret

| Soprusi, abusi, feste esclusive, commenti: dietro le quinte dell’olimpo delle top model si celavano i comportamenti di due altissimi dirigenti

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Nel mezzo della tempesta del #MeToo, che da Harvey Weinstein in poi ha scoperchiato decine di ambienti in cui la molestia, la palpata e molto peggio erano prassi normale, stupiva quasi che all’interno di uno dei giri più astronomici di tutti, “Victoria’s Secret”, dove planano le più celebri top model del pianeta, nonché alcune delle donne più mozzafiato da qui ai bastioni di Orione, tutto filasse via liscio, senza neanche un bacetto rubato in ascensore.

Non era così, in effetti: un’inchiesta del “New York Times” ha aperto lo squarcio tra le nubi, mostrando che anche lì bullismo e molestie erano il pane quotidiano. Era il prezzo da pagare per chi riusciva ad entrare nel celestiale parterre degli Angeli di Victoria, dove bellezze statuarie come Gisele Bundchen, Karlie Kloss e Heidi Klum hanno capitalizzato una fama internazionale creando una carriera stellare.

Nel reportage esclusivo del NYT, una trentina fra modelle, dirigenti, impiegati e collaboratori del marchio di lingerie più celebre del pianeta hanno denunciato soprusi di ogni genere. Qualcuna ricorda di aver sopportato umiliazioni da parte di alti dirigenti, altre sono state costrette a posare nude dai fotografi ufficiali del marchio. E come se non bastasse, in tanti hanno persino accusato la dirigenza di aver chiuso entrambi gli occhi per anni, quando sugli Angeli si è abbattuto il pedofilo Jeffrey Epstein.

Al centro delle accuse c’è Ed Razek, 71 anni, ex direttore marketing di “L Brands”, la casa madre di “Victoria’s Secret”, che si è dimesso nell’agosto dello scorso anno. In tanti ricordano di aver sentito dei suoi commenti, tutt’altro che piacevoli, verso la top model Bella Hadid. Una delle top, Andi Muise, si è resa conto di essere uscita definitivamente dal giro degli Angeli quando ha respinto le avances del potente direttore marketing.

E molti, pare siano quelli che affermano di aver presentato le proprie lamentele al dipartimento delle risorse umane dell’azienda, creando un vero dossier di accuse sull’anziano dirigente. Ma Leslie Wexner, fondatore e a.d. dell’azienda, da quell’orecchio sembrava non sentirci, probabilmente perché sapeva bene che per lui potevano valere lo stesso tipo di accuse.

I due pretendevano di controllare di persona l’intimo delle modelle poco prima della sfilate, chiedevano numeri di telefono e appuntamenti alle top, palpavano senza pietà. L’ex capo del marketing deve anche affrontare le accuse di bullismo, tra cui un episodio in cui l’addetta alle pubbliche relazioni Casey Crowe Taylor è stata rimproverata per il suo peso. La donna si era lamentata con i superiori, e per tutta risposta una settimana dopo è stata licenziata.

Uno degli amici più stretti di Razek, Russell James, uno dei fotografi ufficiali di Victoria’s Secret, è accusato di aver abusato della sua posizione: avrebbe fatto pressione sulle modelle perché posassero nude. La modella Alison Nix ricorda un party esclusivo nella villa ai Caraibi di Sir Richard Branson, il proprietario della “Virgin”. “Le modelle erano state imbottite di alcol con la speranza che si mescolassero con gli invitati ricchi e i potenti. Siamo state spedite là fuori perché tutti potessero flirtare con noi. Ci chiedevamo: siamo trattate come prostitute, di alto livello, ma pur sempre prostitute”.

Un portavoce di L Brands ha commentato: “Ci rammarichiamo di ogni singola accusa, e siamo fortemente impegnati nel migliorare i rapporti di lavoro all’interno del brand”.

Ed Razek ha replicato: “Le accuse in questo reportage sono categoricamente false, fraintese o prese fuori contesto. Ho avuto la fortuna di lavorare con innumerevoli modelle di fama mondiale e professionisti di talento e sono molto orgoglioso del rispetto reciproco che abbiamo avuto l’uno per l’altro”.

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Il #MeToo degli Angeli di Victoria’s Secret - immagine 1
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