Il nuovo scandalo scatenato da Ronan Farrow

| Nel libro “Catch and Kill”, il giornalista che diede il via al caso Weinstein racconta i retroscena dell’inchiesta e pubblica un’intervista con la donna che ha denunciato per stupro Matt Laurer, uno dei più celebri anchorman americani

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Dal 1952, il risveglio di milioni di americani coincide con il “Today Show”, apprezzato talk di notizie serie ma anche leggere in onda sul canale NBC: è uno dei programmi più amati e longevi nella storia della televisione.

Ma a minarlo nel profondo ci ha pensato “Catch and Kill”, il nuovo libro di Ronan Farrow, reporter d’assalto, figlio di Mia Farrow e co-autore dell’articolo che un anno fa esatto scatenò lo scandalo Weinstein sugli abusi di Hollywood, facendogli vincere il Premio Pulitzer. Il titolo, “Catch and kill”, non è un caso: è un’espressione nel gergo giornalistico americano usata per definire tattiche ricattatorie dei tabloid per ottenere i diritti esclusivi su storie e vicende.

Ancora una volta, Farrow parte dalle faticose indagini che stava svolgendo sull’ex produttore hollywoodiano dalle abitudini fameliche, e gli strani paletti che la NBC News – per cui lavorava – continuava a mettere nel suo lavoro, arrivando fino al punto di rifiutarsi di mandare in onda la storia “perché non attinente alle linee dell’emittente”. Un fuoco di sbarramento che aveva convinto Farrow a cambiare aria, offrendo l’inchiesta bomba al “New Yorker”.

Ma non è tutto qui: nel libro si parla anche della “Black Cube”, una società di investigazioni private che impiega ex agenti del Mossad, assunta da Harvey Weinstein per bloccare l’inchiesta di cui aveva avuto notizia.

Ma l’intervista più esplosiva del volume, quella che sta lasciando senza fiato gli spettatori del “Today Show”, è quella con Brooke Nevils, un’ex dipendente della “NBC News” la cui denuncia ha costretto il canale a licenziare Matt Lauer, per oltre vent’anni conduttore del “Today Show”. All’epoca del licenziamento, la NBC aveva preferito tenere nascosta l’identità della donna, citando la denuncia di una non meglio precisata collaboratrice dell’emittente. Fino ad ora, i dettagli completi delle accuse non erano mai stati resi pubblici.

Brooke Nevils sostiene che durante le Olimpiadi di Sochi del 2014, fu stuprata nella sua camera d’albergo dal conduttore. “Il comportamento di Matt Lauer è stato spaventoso e orribile - ha commentato NBC News - ecco perché è stato licenziato nel giro di 24 ore da quando siamo venuti a conoscenza della denuncia”.

In una lettera aperta, divulgata dal suo avvocato, Matt Lauer nega tutto: “Nel libro, si sostiene che un incontro sessuale extraconiugale ma consensuale, che ho precedentemente ammesso di avere, era in realtà un’aggressione. Questo è categoricamente falso, ignora i fatti e sfida il buon senso”.

A Sochi, la Nevils era stata incaricata di lavorare con Meredith Vieira, ex collaboratrice assunta per dare migliore copertura all’evento olimpico. Una sera, nel bar dell’hotel dove alloggiava la troupe della NBC, le due donne si erano attardate per bere qualcosa dopo un’intensa giornata di lavoro: poco dopo, Matt Lauer si era unito a loro. A fine serata, Brooke Nevils, che quella sera si era concessa sei bicchieri di vodka, fu costretta a bussare due volte alla stanza di Lauer: la prima per recuperare il pass stampa che il conduttore le aveva preso per scherzo, e la seconda perché lui l’aveva chiamata, invitandola a tornare per fare ancora qualche parola. Nevils, scrive Farrow, “non aveva motivo di sospettare che Lauer sarebbe stato tutt’altro che amichevole”.

Una volta entrata nella sua stanza, sostiene la donna, Matt Lauer - che indossava una maglietta e dei boxer – l’ha spinta contro la porta e baciata. Poi l’ha spinta sul letto, “chiedendole se le piaceva il sesso anale”. Lei risponde di no, tenta di divincolarsi, ma non c’è stato molto da fare. “Lauer non usava lubrificanti, e tutto è stato terribilmente doloroso. Ricordo di aver pensato: “È normale?”. Poi mi sono accorta che le mie lacrime stavano bagnando il cuscino. In tutto questo non c’era nulla di consensuale: ero troppo ubriaca per acconsentire, troppo per provare piacere e troppo anche per provare a reagire”.

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