Jeffrey Epstein: le ultime ore in compagnia di una donna

| Secondo alcuni testimoni, il magnate accusato di pedofilia aveva fatto in modo di trascorrere quante più ore possibile nelle sale dedicate agli incontri con gli avvocati

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Le indagini sul caso del suicidio di Jeffrey Epstein si arricchiscono di un nuovo capitolo: poche ore prima della morte, il miliardario avrebbe trascorso almeno due ore con una donna misteriosa, forse parte del suo team legale, il giorno prima di essere ritrovato senza vita nella sua cella.

Si trattava di una donna “giovane e carina”, come è stata indicata da un testimone che ha chiesto di rimanere anonimo, ma non è escluso che si trattasse di un avvocato, visto che il multimilionario pagava i membri del suo team legale per fargli visita per quasi otto ore al giorno, in modo da poter evitare la sua cella e sedersi in una stanza designata per le riunioni del procuratore.

La donna misteriosa non sembrava alcuna cartella ed era vestita in modo casual, “Un tipico abbigliamento da brunch domenicale. Penso che fosse lì solo per tenergli compagnia”.

Secondo il regolamento, non appena i prigionieri entrano nella sala riunioni, le manette vengono rimosse e la porta è chiusa a chiave. Numerosi avvocati che tentano di utilizzare la stanza per le visite con i loro clienti hanno dovuto fare i conti con la presenza quotidiana di Epstein: “Non accettavano nessuno fin quando Epstein non decideva di andare, è quello che facevano anche con El Chapo”.

Il Metropolitan Correctional Center ha 12 stanze per le visite degli avvocati, ma solo due sono a disposizione dei legali dei detenuti dell’unità speciale. Epstein è stato trovato morto per un apparente suicidio nella sua cella: secondo l’autopsia, presentava lesioni multiple delle ossa del collo. 

Il 23 luglio scorso, Epstein era stato trovato in stato di semi incoscienza per quello che è stato classificato come un possibile tentativo di suicidio. Secondo i suoi avvocati, le ferite erano state inflitte dal suo compagno di cella, un ex poliziotto della contea di Westchester Nicholas Tartaglione, condannato alla pena di morte per quattro omicidi.

In queste ore, al caso Epstein si aggiungono le dichiarazioni dell’ex presidente colombiano Andrés Pastrana, accusato di essersi recato a Cuba insieme al miliardario su invito di Fidel Castro. “In mezzo di rivelazioni giornalistiche su orribili e riprovevoli scandali sessuali del finanziere Jeffrey Epstein, è circolata la voce di un mio viaggio sul suo aereo per Nassau, Bahamas, nient’altro che una tappa del viaggio verso l'Avana, Cuba, su invito dal Presidente Fidel Castro”.

Il viaggio a Cuba sarebbe avvenuto nel marzo del 2003, quando Pastrana non era più presidente della Colombia: aveva incontrato Epstein in Irlanda ad un summit dell’Academy of Achievements’ a cui partecipavano anche personalità come Bill Clinton e Bono. I registri di volo degli aerei privati di Epstein, rivelati da David Rodgers, uno dei suoi ex piloti, mostrano che uno dei jet di Epstein è arrivato a Dublino il 7 giugno 2002, ed è partito il giorno dopo, con il milionario a bordo. L’ex presidente colombiano ha negato di essere stato all’isola privata di Epstein nei Caraibi, dove il milionario ospitava personaggi celebri e curava il suo harem di ragazzine. I registri di volo mostrano anche che Pastrana era a bordo di uno degli aerei privati di Epstein partito il 20 marzo 2003 dall’aeroporto Teterboro del New Jersey, diretto all’aeroporto di Palm Beach. Le registrazioni mostrano Epstein, Ghislaine Maxwell e Jean-Luc Brunel su entrambi i voli: secondo i documenti, sono tornati tutti a Palm Beach, senza Pastrana, il 23 marzo.

Il viaggio a Cuba, tuttavia, non compare né nei registri di Rodgers né in quelli dell'Amministrazione Federale dell’Aviazione e ottenuti dal Miami Herald.

Se Epstein si fosse recato sull’isola, avrebbe potuto evitare il controllo pubblico, dato che agli americani è stato vietato di recarsi a Cuba per turismo. “Era probabilmente un viaggio illegale - ha commentato l’avvocato Robert Muse - a quel tempo, c'erano pochissime categorie di viaggi autorizzati”. Nel 2003, Castro era ancora presidente e Epstein non era ancora stato incriminato. L’invito al magnate americano tuttavia non appare come un gesto insolito, perché a Fidel piaceva circondarsi di personalità straniere.

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