La Weinstein Company sull’orlo del fallimento

| Per la società del produttore capofila del sex scandal hollywoodiano, non ci sarebbe altra scelta se non quella di chiudere. A tagliare l’unica offerta possibile l’azione legale del procuratore capo di NYC

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Capolinea, si scende. La “Weinstein Company”, società di produzione e distribuzione cinematografica fondata dai fratelli Bob e Harvey, entrambi implicati nel devastante sex scandal che ha minato la credibilità di Hollywood, sarebbe ormai prossima al fallimento.

Lo riportano alcune testate americane a seguito di un comunicato ufficiale inviato dal cda della società: “Pur capendo che tutto questo sia estremamente penoso per i nostri dipendenti, i nostri creditori e ogni vittima, il board non ha altra scelta se non quella di seguire l'unica azione percorribile per massimizzare il valore residuo dell'azienda: un ordinato processo di bancarotta”.

Una scelta obbligata, dopo il fallimento della vendita ad un gruppo di investitori guidato da Ron Burkle e Maria Contreras-Sweet, ex numero uno della “Small Business Administration” sotto la presidenza Obama, che si diceva pronto a sborsare 500 milioni di dollari. Fra i motivi del ritiro dell’offerta, l’azione legale promossa da Eric Schneiderman, procuratore generale di New York, temendo che in futuro le vittime degli abusi di Harvey rimanessero prive di risarcimento.

La “The Weinstein Company” nasce 2005 a New York dai due fratelli Weinstein, dopo la vendita per 75 milioni di dollari della “Miramax Films”, marchio creato nel 1979 e diventato un colosso capace di produrre successi al box office come “Pulp Fiction”, “Shakespeare in Love”, “Spy Kids”, “Kill Bill”, “Sin City” e “Bridget Jone’s Baby”.

Ad un anno dalla fondazione, la TWC stringe un accordo di distribuzione con la “Metro Goldwing-Mayer” e inizia una campagna di acquisizione di canali televisivi via cavo e piccole case di produzione. Nel 2009, i Weinstein Bros. annunciano una ristrutturazione finanziaria che ha insospettito l’ambiente, seguita da licenziamenti di personale e ritardi nell’uscita di alcuni film. Nel 2010, i Weinstein tentano di riacquistare dalla Disney la “Miramax”, la loro prima creatura, ma è un tentativo che finisce nel vuoto. Lo stesso anno, una cordata formata dalla “Goldman Sachs” e la “Assured Guaranty” acquisisce una sostanziosa partecipazione azionaria degli archivi della TWC, assicurandosi parte dei diritti di oltre 200 pellicole.

La pagina peggiore della propria storia, la Weinstein Company la vive dal 5 ottobre dello scorso anno, quando Harvey finisce sommerso da accuse di abusi sessuali. Il giorno successivo tre dei nove membri del cda si dimettono, mentre l’8 ottobre TWC annuncia il licenziamento di Harvey Weinstein. Suo fratello Bob, anch’egli finito nelle maglie dello scandalo anche se in modo più marginale, tenta la missione quasi disperata di vendere la società prima che sia troppo tardi. 

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