Le 100 storie di Natalie

| In un’intervista, la Portman racconta di aver dovuto fronteggiare centinaia di molestie. Per reazione, ha rifiutato per lungo tempo ruoli in cui erano previste scene di sesso: sul set, dice, le donne hanno sempre i ruoli più umili

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Di Germano Longo
Nemmeno 20 premi fra cui l’Oscar, il Golden Globe e il Bafta, e 38 Nominations diverse, a Hollywood valevano come salvacondotto. Lo ha rivelato, fra le ultime ad unirsi al coro, Natalie Portman, intensa, bella e sofisticata interprete, così testarda e potente da potersi permettere di scegliere sempre i ruoli che le piacevano di più, ma non abbastanza da scamparla. L’occasione per svelarlo, un’intervista a cuore aperto con il “Poter Magazine”, in cui l’attrice ha raccontato non una molestia subita in carriera, ma addirittura centinaia. Una confessione accompagnata da un senso di colpa: “Ammetto di essere passata dal pensare di non aver nessuna storia da raccontare dall’averne più di cento. Ma credo che in molti si stiano rendendo conto che certe cose si davano quasi per scontate, perché facevano parte di un meccanismo”.

Cento storie su cui evita di scendere nei dettagli, a parte una, un viaggio su un aereo privato in compagnia di un produttore di cui evita di fare il nome: “C’era un solo letto preparato. Non è successo nulla, non fui assalita: ma ho dovuto comunque spiegare che la situazione mi metteva in forte disagio. Fui rispettata, ma non andava bene comunque: era una tattica inaccettabile e manipolatrice”.

Poi l’ammissione di aver detto di no a tanti progetti perché i ruoli proposti l’avrebbero costretta a donna oggetto: “Non volevo recitare scene a sfondo sessuale, perché all’inizio della mia carriera venivo definita una ‘Lolita’, e non mi piaceva per niente”.

Per finire, la stoccata all’ambiente hollywoodiano: “È un mondo dominato dai maschi, e sui set le donne sono spesso quelle che lavorano al trucco o al guardaroba. Credo sia stato anche un diabolico tentativo di impedire ogni tipo di coalizione: non riuscivamo a pensare che altre centinaia di donne avevano vissuto le nostre stesse esperienze”.

Nata a Gerusalemme nel 1981, Natalie Hershlag aveva solo 13 anni quando il regista Luc Besson la preferisce a Liv Tyler per il ruolo di Mathilda, la ragazzina che impara il mestiere di sicario dal rude Léon, interpretato da Jean Reno.

È l’inizio di una carriera, ma come racconterà anni dopo, anche di un’attenzione quasi maniacale ai ruoli da interpretare, scartando quelli in cui erano previste scene di sesso. Vegetariana convinta e accesa sostenitrice dei diritti degli animali, nel 2011 ha conquistato l’Oscar come miglior attrice protagonista per l’interpretazione ne “Il cigno nero”. È proprio sul set della pellicola che incontra il ballerino e coreografo Benjamin Millepied: nel giugno del 2011 nasce Aleph, l’anno dopo si sposano con una cerimonia a rito ebraico su una spiaggia californiana, e nel febbraio del 2017 alla famiglia si unisce la piccola Amalia.

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