"Le loro perversioni hanno ucciso i nostri sogni"

| Durissima e amara lettera della modella Zoe Brock, aggredita anni fa da Weinstein a Cannes: "Stanca di leggere 'come mai denunce cos' tardi?', noi che abbiamo avuto coraggio, smentite da donne come Anderson e Bardot..."

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Lo scorso ottobre, la modella e attrice Zoe Brock si è unita a decine di alte donne, 80 per ora, ha accusato Harvey Weinstein di averla aggredita sessualmente durante un incontro al Festival di Cannes del 1998. Ora che Weinstein è stato incriminato di stupro, Brock ha si è sfogata, pubblicando una lunga lettera aperta. 
"Non dimenticherò mai la prima volta che qualcuno mi ha detto che pensava di essere stata coraggiosa nel parlare. Ricordo che mi sentivo impacciata e confusa, come se mi fosse stato fatto un complimento che non meritavo. Ero sprezzante, ma non mi sentivo coraggiosa, non uno iota. Non c'è stato alcun coraggio in nessuna delle mie azioni. E questo è stato ingenuo da parte mia.Ho raccontato la mia storia l'8 ottobre, due giorni dopo che l'articolo del New York Times mostrava Harvey Weinstein come il mostro che avevo conosciuto. Da allora molto è cambiato. La mia vita è strana e drammatica in un modo che non mi piace: quando ho rivelato la mia storia su Internet non avevo idea se qualcuno l'avrebbe poi letta, o quali sarebbero state le conseguenze. Non sapevo come tenere sotto controllo centinaia di richieste della stampa o se ero emotivamente in grado di gestire un flusso continuo di email di altre vittime che erano troppo spaventate per farsi avanti. Non avrei mai immaginato per un secondo di dovermi svegliare ogni giorno e dovermi scontrare con le inevitabili storie dell'orrore pubblicate sulla stampa, o di dovermi difendere dai prepotenti dei social media. Non avevo idea che mi stavo comprando un pass per delle montagne russe, con corse sui binari del  "trauma mentale", "affaticamento compassionevole" e "burnout". Non avrei mai potuto capire che sarei stata costretta a difendere me stessa - e gli altri - da una costante raffica di commenti come "Perché non ti sei fatta avanti prima" e "Che tipo di idiota va sola in una camera d'albergo"?.
Se qualcuno mi avesse avvertito che donne come Pamela Anderson, Germaine Greer, Brigitte Bardot (per citarne alcune) ci avrebbero venduto e criticato per aver detto la verità e condiviso la nostra vulnerabilità e il nostro dolore, non ci avrei mai creduto. Non avrei mai potuto immaginare in un milione di anni che avrei dovuto diventare paranoica sugli estranei, ma alla luce dei report di Ronan Farrow sulle abitudini di Harvey, questa è esattamente la posizione che sono stata infine costretta a prendere.
Non sapevo che le mie esperienze con altre vittime mi avrebbero costretto a ricostruire la lunga lista di violenze sessuali che ho subito nella mia vita e vedere come ho ridotto al minimo ogni singolo caso, compresa la mia esperienza con Harvey Weinstein e un precedente stupro, e come non sono riuscita a far fronte a uno qualsiasi di questi episodi. Non sapevo che il trauma potesse causare l'accumulo di cortisolo in eccesso nel mio corpo, che le mie ghiandole surrenali potessero spegnersi e la mia tiroide andare in crisi, causando la caduta dei miei capelli.
Non sapevo nulla di tutto questo.
Ma questo è ciò che mi è accaduto dopo questo uragano. E' così che ci si sente. Posso parlare solo per me, ma so che questo è vero anche per molti altri uomini e donne che hanno parlato di altri uomini potenti. Eppure tanti mettono in discussione le nostre motivazioni e ci accusano di cercare solo notorietà e fortuna.
In questi giorni, se qualcuno commenta quanto coraggiosa io sia per parlare lo ammetto: sono coraggiosa. Noi tutti lo siamo.
Vogliamo che si fermi, vogliamo che il mondo sia bello, gentile, pacifico e amorevole. Vogliamo rilassarci e giocare con i nostri figli e ridere. Non vogliamo preoccuparci del loro o del nostro futuro.
Non vogliamo svegliarci ogni giorno e avere paura di guardare i social media o prendere i nostri telefoni. Non vogliamo dover vedere il volto di Harvey, di James Toback, di Kevin Spacey, di Dustin Hoffman, o di Donald Trump sui televisori. Non vogliamo dover continuare a sentir parlare di persone più potenti che abusano delle donne (e degli uomini) e che la fanno franca. Non vogliamo dover affrontare questo mostro in tribunale e passare attraverso anni di killeraggio delle nostre persone, trascinando la nostra vita nel fango. Non vogliamo sentire i predatori accusati che si lamentano di aver perso la loro carriera, quando la loro ricerca di soddisfare le loro perversioni è ciò che ha distrutto i nostri sogni.
Non vogliamo vedere articoli di Charlie Rose che lamenta la sua solitudine sul suo campo da tennis, o su Garrison Keillor che sta pianificando un ritorno. E non vogliamo mantenere i segreti di decine e decine di vittime, troppo spaventate per farsi avanti...".
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