Le voci delle vittime di Epstein

| Nel corso di un’udienza in tribunale, il giudice ha permesso alle accusatrici del miliardario pedofilo di prendere la parola e raccontare la propria esperienza. La storie drammatiche di donne che ancora faticano a vivere

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Il giorno delle vittime di Epstein è arrivato, ma non è stato come l’avevano immaginato per tanto tempo: Jeffrey, il miliardario che si era preso l’adolescenza di centinaia di ragazzine, ha scelto di togliersi di mezzo nel momento esatto in cui ha capito che tutto sarebbe crollato, negando a tutti la soddisfazione di vederlo rispondere delle sue schifezze davanti alla giustizia.

Alcune di quelle ex ragazzine, oggi diventate donne, sono comparse in tribunale per un’udienza presentata dalla difesa del miliardario suicida. Ma il giudice Richard Berman ha trasformato quella che avrebbe potuto essere un’udienza sommaria in un’occasione in cui le vittime hanno potuto condividere ricordi e pensieri. Sono le stesse donne a cui una colpevole sentenza emessa in Florida anni prima che aveva limitato al massimo le responsabilità di Epstein, aveva negato loro la possibilità di avere giustizia. L’apertura del caso davanti al tribunale di New York ha ridato la speranza, ma la morte di Epstein è stata l’ennesima sensazione che tutto sarebbe rimasto inascoltato.

Nel corso delle loro deposizioni, alcune delle vittime hanno invitato i giudici a indagare contro coloro che sono implicati nel presunto giro di traffico sessuale di Epstein. Altre hanno reso pubbliche per la prima volta storie strazianti di ragazzine finite nell’infallibile ragnatela di Epstein con promesse di fama, per poi subire stupri e abusi fisici ed emotivi.

La prima a parlare è Courtney Wild, che aveva 14 anni quando ha incontrato Epstein: era la capitana delle cheerleader della scuola e aveva l’apparecchio per i denti, ma era carina, e al miliardario questo bastava. “È stato un codardo fino alla fine, rubando a me stessa e tutte le altre vittime la soddisfazione di vederlo in tribunale dove avrebbe dovuto affrontarci una ad una guardandoci negli occhi. Voglio ringraziare i procuratori americani per aver cercato quella giustizia che aspettavamo da tempo”.

La seconda donna a parlare preferisce rimanere anonima: “In tanti mi hanno chiesto perché abbiamo passato così tanto tempo insieme a Epstein, perché siamo rimaste lì. Ma è un’esperienza difficile da spiegare a chi non l’ha vissuta: le cose sono successe lentamente. Molte di noi erano molto vulnerabili con famiglie in condizioni di estrema povertà: non avevamo nessuno dalla nostra parte, e questa era la sensazione più spaventosa e angosciante. Di colpo cominci a biasimare te stesso e tutto diventa il tuo segreto più profondo e oscuro che cercavi di nascondere a tutti: non sapevo nemmeno di essere una vittima finché non ho parlato con i miei avvocati. Provavo odio, dubbi e sensi di colpa solo verso me stessa”.

Un’altra delle vittime di Epstein, e anche lei preferisce l’anonimato: “Ci hanno presentati nella sua casa di New York, ed è lì che sono stata violentata. Il mio mondo si è trasformato in una specie di spirale alla rovescia: ho iniziato ad ingrassare, sono diventata depressa, ho smesso di uscire con i miei amici. Ho sepolto tutto questo per decenni e tutto quello che è venuto fuori mi ha fatto capire che sono ancora disgustata perché ci sono voluti anni e Dio solo sa quante vittime, perché questo finalmente uscisse: ma sono infuriata perché si è ucciso”.

“Molte di noi non guariranno mai completamente – aggiunge un’altra vittima di Epstein – porteremo danni irreparabili per tutta la vita. Chiunque sposeremo, qualunque sia il futuro che ci aspetta, ci sarà sempre un’ombra scura accanto a noi. Epstein mi ha tolto la possibilità di costruirmi il futuro che avevo immaginato”.

Chauntae Davies, oltre che vittima lei stessa, era la massaggiatrice personale di Epstein, una delle ex dipendenti del magnate ad aver ammesso di aver visto cose che non avrebbe voluto vedere: “In quasi tutti i viaggi che ho fatto c’erano ragazze giovanissime. Mi ci è voluto tempo per farmi avanti, forse troppo: da allora, ogni giorno che ho passato in ospedale, ha vinto lui. Ogni offerta di lavoro che mi è stata offerta e poi ritirata a causa delle mie implicazioni in questo caso, ha vinto lui. Ogni umiliazione pubblica che ho subito, ha vinto lui. Ogni storia d’amore che ho dovuto chiudere a causa degli abusi che ho subito, ha vinto lui. Mi rifiuto di lasciare che quest’uomo se la cavi solo perché si è ucciso, per ogni donna seduta in questa stanza, per tutte le donne che si sono fatte avanti e per quelle che non hanno ancora trovato il coraggio di farlo”.

“Quando mi è stato presentato ero giovane e piena di speranza ed entusiasmo – ricorda Anouska De Georgiou - Jeffrey Epstein mi ha manipolata e violentata più e più volte. Credo sia importante ricordare che la perdita dell’innocenza, della fiducia e della gioia non sono recuperabili. L’abuso, che si è protratto per diversi anni, ha influito sulla mia capacità di mantenere relazioni sane, sia sul lavoro che nella vita personale. Sono stata una vittima, e ci sono voluti molti, molti anni per ammetterlo, ma non rimarrò vittima e non rimarrò in silenzio un giorno di più”.

“Quello che mi è successo è successo molti anni fa, quando ero al liceo, incide ancora sulla mia vita – racconta Brittany Henderson – allora il caso si era concluso senza che io sapessi cosa stava succedendo, senza che lui fosse ritenuto responsabile, senza alcuna spiegazione e senza che la mia voce fosse ascoltata. Questa volta mi è stato permesso di partecipare al processo, e ne sono grata”.

Sarah Ransome: “Vorrei ringraziare la Corte per la dignità e il rispetto che mi è stato dimostrato. Per favore, finite ciò che avete iniziato. Per molto tempo Jeffrey Epstein ha giocato a tutti i livelli possibili, e quando ha capito che non poteva più farlo, ha mostrato al mondo quanto fosse depravato e codardo, togliendosi la vita. Ma noi, le vittime, siamo ancora qui, pronte a dire la verità”.

“Sono ancora una vittima perché ho paura per le mie figlie e per le figlie di tutti – assicura Teala Davies - ho paura per il loro futuro in questo mondo, dove ci sono predatori di potere, un mondo dove chi ha tasche profonde può evitare perfino la giustizia. Sono ancora una vittima perché la diciassettenne Teala è stata manipolata per farle credere di aver trovato qualcuno interessato a lei, che la voleva aiutare. Jeffrey sapeva che non avevo un posto dove andare, sapeva che ero vulnerabile, e ne ha approfittato”.

Alla fine prende la parola Virginia Roberts Giuffre, la donna che ha svelato il mondo sotterraneo del multimiliardario. “Jeffrey Epstein non è più vivo, ma non è importante come è morto, piuttosto come ha vissuto. Non comparirà in tribunale, ma il conto delle sue responsabilità è iniziato, sostenuto dalle voci di donne coraggiose e belle. Epstein non ha agito da solo e noi vittime lo sappiamo”.

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