Nell’inferno di Ghislaine Maxwell

| I legali della complice di Jeffrey Epstein denunciano la reclusione inumana in una cella di 2 metri per 2: controllata a vista e svegliata ogni 15 minuti, le è stata tolta qualsiasi cosa con cui possa farsi del male, compreso il reggiseno

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Sono mesi durissimi per Ghislaine Maxwell, rinchiusa in attesa del processo in una cella del “Metropolitan Detention Center” di Brooklyn, un carcere definito una delle strutture più tormentate degli Stati Uniti.

Proprio in questo periodo, dal Thaksgving in poi, lei e il suo amico del cuore, il miliardario pedofilo Jeffrey Epstein, si toglievano dal freddo di New York per passare le feste di fine anno fra le isole caraibiche e le residenze in Florida, circondati da amici nobili, ricchi e potenti.

Problemi che non sfiorano più la Maxwell, che secondo i pochi amici rimasti e i suoi avvocati, non può più dare per scontate cose necessarie come il sapone, lo spazzolino da denti, il reggiseno e persino il sonno. In pratica tutto quello che potrebbe servirle per togliersi la vita - come ha fatto Epstein - prima di essere giudicata dalla giustizia americana: è una delle ultime protagonista di uno dei peggiori scandali sessuali degli ultimi decenni, e nessuno vuole correre il rischio di perdersi quello che può raccontare.

A quanto raccontano i suoi legali, Ghisline vive da mesi con la divisa arancione dei detenuti, e lo scorso giovedì, come da tradizione, una guardia le ha portato in cella un vassoio con il pranzo del giorno del Ringraziamento: tacchino ripieno, purè di patate e dessert ai mirtilli.

Quando Epstein si è suicidato nella sua cella l’estate scorsa, 12 giorni dopo essere stato tolto dal regime di sorveglianza per soggetti a rischio suicidio, la Maxwell ha fatto abilmente perdere le proprie tracce fino al blitz dello scorso luglio in una residenza isolata del New Hampshire: gli agenti le hanno trovato tre passaporti e parecchio denaro contante, quanto basta perché i giudici le negassero qualsiasi possibilità di libertà su cauzione.

Alle accuse di poca umanità ha replicato il Dipartimento di Giustizia americano, specificando che Ghislaine Maxwell è sottoposta allo stesso regime carcerario previsto dalla legge per i casi simili al suo: può uscire dalla sua cella di 2 metri per 2 per un massimo di 30 minuti tre volte alla settimana. Le è permesso fare la doccia, telefonare e utilizzare il sistema di posta elettronica del centro di detenzione. Inoltre, può parlare al telefono con gli avvocati per un massimo di tre ore al giorno e usare un computer portatile nella sua cella per 13 ore al giorno al fine di preparare la sua difesa, ma non le è concesso ricevere visite.

La litania di lamentele comprendeva anche “un eccessivo e invadente stato di sorveglianza continua, 24 ore su 24: viene svegliata ogni 15 minuti da una torcia accesa puntata in faccia dalle guardie per controllare che sia ancora viva”. Tutto questo, incalza il suo avvocato, è troppo: “Ghislaine Maxwell è una “detenuta non violenta, esemplare, senza precedenti penali e priva di problemi di salute mentale o tendenze suicide. Malgrado questo, è stata trattata in condizioni molto più restrittive di terroristi e assassini detenuti nello stesso penitenziario. Ricordo anche, che a gente processata e condannata per reati sessuali come Harvey Weinstein e Bill Cosby è stato concesso il rilascio su cauzione. Su di lei invece è stata montata un’immagine di donna malvagia e perversa, e in prigione, chi è accusato di reati legati alla pedofilia è spesso oggetto di violenze. Se mai le succedesse qualcosa, sarà sulla coscienza della giustizia americana”.

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