Nuove accuse per Mario Batali

| La polizia ha aperto un altro fascicolo d’inchiesta, mentre una trasmissione tivù ospita alcune ex dipendenti violentate dallo chef, ex socio di Joe Bastianich

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“Otto Enoteca Pizzeria”, One Fifth Avenue, New York: è l’indirizzo a cui bisogna scrivere per ricevere a casa l’autografo con dedica di Mario Batali. Ma da un po’, a quell’indirizzo di richieste non ne arrivano più. Il nome di Batali, uno dei più acclamati e pluripremiati chef-star d’America, chiamato da Obama per l’ultima cena di Stato alla Casa Bianca, è finito da tempo nella tormenta dello scandalo sessuale, trascinato a forza da 11 donne, messe una in fila all’altra a cominciare dallo scorso dicembre, quando il sito di cucina “Eater” apre il filone gastronomico nel libro mastro delle porcherie dei potenti.

Batali non ha scelta e si eclissa: la ABC lo solleva dalla conduzione dello show di cucina “The Chew” e lui è costretto a mollare il “Batali & Bastianich Hospitality Group” fondato insieme a Joe, celebre giudice di “Masterchef”, che controlla una cinquantina di locali in tutto il mondo, dando l’addio anche alla fruttuosa collaborazione con la catena “Eataly”.

Un passo indietro necessario, condito da scuse, mezze ammissioni e sensi di colpa, dettagli che non fermano le indagini della polizia: anzi, a confermare un nuovo filone è arrivata qualche sera fa “60 Minutes”, una delle più popolari trasmissioni televisive d’America. Notizia che il conduttore Anderson Cooper ha condito con le interviste esclusive alcune delle donne molestate da Batali, tutte ex dipendenti di “Spotted Pig” e “Babbo”, due ristoranti del gruppo. Una, che ha chiesto di mantenere l’anonimato e di apparire con il volto coperto, ha raccontato di essere stata aggredita dopo una festa ospitata nel 2005 nelle sale di “Babbo”: Batali avrebbe abusato di lei mentre aveva perso i sensi dopo un semplice drink, ma delle inequivocabili macchie sui suoi vestiti e i segni sulle braccia e le gambe notati al risveglio le hanno fatto capire la verità. Parole a cui si aggiungono quelle di diversi collaboratori dei ristoranti del gruppo, che avrebbe confermato di aver notato più volte comportamenti inappropriati e aggressivi di Batali nei confronti delle dipendenti: “Si sentiva autorizzato a fare tutto ciò che voleva”.

Sul caso si sono scatenati anche i reporter segugi del sito “TMZ”, lesti a individuare una vistosa anomalia: il sito www.mariobatalisouce.com, attraverso un comunicato datato dicembre 2017, sostiene di aver raggiunto un accordo per donare i proventi di alcuni prodotti della linea di condimenti creata dallo chef alla “Women Employed”, un’organizzazione che supporta le donne nel mondo del lavoro. Peccato che l’associazione abbia dichiarato di essere a conoscenza di trattative per le donazioni, ma bruscamente interrotte qualche tempo dopo.

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