The Harvey Weinstein show

| L’ex produttore hollywoodiano è arrivato in tribunale con il deambulatore: rischia l’ergastolo. A scaldare la folla in attesa ci ha pensato Rose McGowan, una delle sue prime accusatrici

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Invecchiato, dimagrito, traballante, incerto: la comparsa di Harvey Weinstein in tribunale, a Manhattan, è uno spettacolo nello spettacolo. Atteso da più di 200 fotografi, l’ex “Re Mida” di Hollywood cammina trascinando un deambulatore: per qualcuno è pura scena, da buon esperto di colpi di scena, per altri sono ancora le conseguenze di un intervento alla schiena subito ormai qualche settimana fa e che continua a tormentarlo.

È iniziato così, a più di due anni dalla deflagrazione del peggiore scandalo di Hollywood e dintorni, il processo all’ex patron della “Miramax”, trascinato nelle aule del tribunale dalle accuse di due donne, ambedue violentate, la prima nel 2003, la seconda tre anni dopo. La difesa di Harvey ha subito provato a chiedere il trasferimento del processo ad altra corte, ma è stato respinto. A lui il solito compito di dichiararsi non colpevole, anche se nell’eventualità che la giuria lo ritenga colpevole, questo potrebbe significare l’ergastolo, senza alcuno sconto di pena.

Neanche il tempo di iniziare, e le agenzie battevano la notizia di un nuovo capo d’accusa sul suo conto, sempre per crimini sessuali, in arrivo dalla California: la procuratrice Jackie Lacey, pare, non vede l’ora di processarlo per altre due violenze, ai danni di altrettante donne, avvenute il 18 ed il 19 febbraio 1993 a Los Angeles, ad una manciata di ore dalla cerimonia degli Oscar di quell’anno. La cauzione suggerita è di 5 milioni di dollari, e il rischio per Weinstein di vedersi appioppare altri 28 anni di galera.

A scaldare la folla in attesa del cinghialone di Hollywood ci ha pensato Rose McGowan, attrice 47enne dalla carriera incerta, fra le prime ad uscire allo scoperto accusando pubblicamente Weinstein di molestie sessuali e fondatrice del movimento #MeToo.

Su un palco improvvisato, all’esterno del tribunale di Manhattan, Rose ha preso il microfono rivolgendosi direttamente al “super predatore”, come l’ha definito lei: “Caro Harvey, non importa quali bugie racconterai, sei stato tu a volere tutto questo. Oggi, la giustizia ha di fronte a sé un uomo che pensava di poter ridurre me e tante altre donne al silenzio: ti sbagliavi. Oggi è un giorno straordinario per noi donne, per onorare quanto siamo riuscite ad arrivare lontano e quanto abbiamo sopportato per arrivare fino a qui. Ma non è la fine. Sappiate questo: siamo libere, siamo belle, siamo forti, e questo non ce lo toglierete mai. E soprattutto sappiate che chi rompe il silenzio non si arrenderà mai: chi sopravvive non sa cosa voglia dire arrendersi”.

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