Time’s Up: il tempo di subire è finito

| Si sono presentate con una lettera aperta sulle pagine di due quotidiani: sono più di 300 donne di spettacolo e cultura, unite dalla certezza che sia necessario fare tutto il possibile, perché un Weinstein basta e avanza

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Di Germano Longo

Non c’è momento migliore di questo, per cambiare le regole. Ne sono più che convinte 330 donne di Hollywood che mentre il calendario lasciava il 2017 per aprirsi al 2018, hanno scelto di svelare il loro progetto. Si chiama “Time’s Up”, letteralmente: non c’è più tempo. Un’idea, manco a dirlo, che nasce dall’enorme paiolo in cui è finito quasi per intero il dorato mondo del cinema, seguito da quello della politica e del giornalismo di mezzo mondo: universi paralleli in cui l’unica regola era quella del più forte e del più potente che tutto poteva. Cittadini al di sopra di ogni sospetto e spesso così celebri da non poter pensare neanche di scalfirli.

“Time’s Up” si è presentato il 1 gennaio, poche ore fa, sulle pagine del “New York Times” e de “La Opiniòn”, il più seguito quotidiano in lingua spagnola, con una lettera che suona come una sorta di chiamata alle armi: il tempo del silenzio, dell’attesa, della tolleranza verso gli abusi, della discriminazione e delle molestie è finito. Dev’esserlo per sempre, o tutto questo polverone non avrà avuto alcun senso.

L’iniziativa, a cui hanno aderito attrici, produttrici, giornaliste, avvocatesche e scrittrici, ha in programma lo studio di nuove regole che eliminino per sempre altri possibili Weinstein futuri e azioni di pressione verso tutte quelle aziende che tollerino gli abusi, aprendo anche un fondo per il sostegno legale a donne e uomini, perché no, molestati sul luogo di lavoro che però non possono difendersi. Per loro, la garanzia che in caso di denuncia non ci saranno ripercussioni personali e lavorative.

Fra le prime ad aderire alcuni dei nomi più celebri di Hollywood: Cate Blanchett, Emma Stone, Jennifer Lawrence, Eva Longoria, Meryl Streep, Ashley Judd, Julianne Moore, Natalie Portman, Reese Witherspoon e Amber Tamblyn, a cui aggiungere la sceneggiatrice Gloria Steinem, la presidente della “Universal Pictures” Donna Langley e Tina Tchen, ex capo dello staff di Michele Obama. Ma soprattutto, è bastato suonare la carica per raccogliere 15 milioni di dollari e partire all’attacco.

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