Tutte le donne del presidente

| Un libro destinato a fare scandalo, in uscita negli Stati Uniti, raccoglie decine di testimonianze di giovani donne finite nelle grinfie di Donald Trump

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Nel 2005, in una registrazione realizzata di nascosto, Donald Trump si vantava di aver raggiunto una notorietà così planetaria da potersi accampare il privilegio di arrivare subito al punto con le donne. Nel 2016, mentre era in corsa per la presidenza, quella registrazione è stata resa pubblica, con il risultato che un drappello di donne si è fatto avanti sostenendo che Trump le aveva aggredite sessualmente. Il resto è storia: quelle denunce non hanno avuto alcun peso e Trump è stato eletto.

Ma se l’America ha capito una cosa, nei due anni trascorsi da quando Alyssa Milano ha lanciato il #MeToo, è che quando le donne non sono ascoltate, gli uomini si sentono autorizzati a proseguire nei loro abusi. Quando poi l’accusato è il presidente degli Stati Uniti, queste accuse e il modo in cui vengono gestite contano ancora di più.

Nei giorni in cui la registrazione è stata diffusa, Trump l’ha bollata come una “battuta da spogliatoio”. Poco tempo dopo ha negato di aver avuto rapporti con la pornostar Stormy Daniels e la modella di Playboy Karen McDougal. Ma Barry Levine e Monique El-Faizy, due giornalisti americani, hanno voluto andare a fondo, ascoltando le storie di più di 100 donne che ora sono finite nelle pagine di un libro scottante in uscita negli Stati Uniti: “All the President’s Women”.

Dai giorni della sua campagna elettorale, Trump ha affrontato le accuse di quasi due dozzine di donne: il libro ne rivela altre 43, portando il totale a 67 accuse di comportamenti inappropriati, tra cui 26 casi di contatti sessuali indesiderati. In breve, lungi dall’essere occasionale o accidentale, la sua cattiva condotta con le donne era ormai prassi normale e collaudata. Gli autori hanno scoperto che Trump si è ripetutamente e sistematicamente reso protagonista di atteggiamenti sessuali aggressivi per molti decenni, con una predilezione per le giovani modelle.

All’inizio degli anni ‘80, NaKina Carr lavorava a New York per Oscar de la Renta ed era dietro le quinte di sfilate di moda quando ha sentito per la prima volta il nome di Trump. A 21 anni, era considerata una veterana delle passerelle, ma lei era nuova a New York e non aveva idea di quello che stava per accadere: “Non sapevo di cosa stessero parlando, ma improvvisamente le mie colleghe svestite si sono messe qualcosa addosso”. Lei chiede a un’altra modella cosa non andava, e lei le indica un uomo appena entrato nei camerini: “È ricchissimo e può fare quello che vuole. A meno che tu non sia in cerca di denaro cerca di evitarlo, a tutti i costi”.

Trump era entrato come se fosse stato il proprietario del posto, ricorda la Carr, seguito da sua moglie Ivana, allora incinta: “L’unica cosa che ricorderò sempre è lo sguardo sconsolato sul volto di sua moglie Ivana. Ho pensato quanto dovesse essere orribile sentirsi trattata in quel modo”.

Mentre Trump si aggirava per il camerino, NaKina Carr si nascondeva dietro una colonna: “Le ragazze avevano paura di lui, averci a che fare non doveva essere uno scherzo”. Ma qualcuno la rassicura: “Se hai più di 21 anni non devi preoccuparti, per lui sei vecchia”.

Quella di NaKina non è l’unica testimonianza: nell’estate del 1989, Barbara Pilling, un’altra modella, non aveva ancora 18 anni quando il suo manager la portò a una festa, pochi giorni dopo il suo arrivo a New York. Fra gli invitati c’era anche Trump, ma lei non sapeva chi fosse: “Mi fissava con insistenza – ricorda - poi si è avvicinato e mi ha chiesto quanti anni avessi. Ho risposto 17 anni, e lui di rimando, ‘Grandioso: non sei troppo vecchia, e non sei troppo giovane”. Le chiede se l’alloggio dove viveva fosse di suo gusto, dicendo che conosceva ottimi posti dove avrebbe potuto stare. Quindi l’ha invitata a cena, offrendosi di mostrarle New York. Non contento, aggiunge ancora che la trovava bellissima, una Marilyn dai capelli scuri. “Stavo iniziando a sentirmi a disagio. Non è una bella sensazione per una ragazzina come me avere davanti un uomo più avanti negli anni che ti fa spudoratamente la corte”.

Alla fine Barbara trova la scusa di dover andare in bagno per togliersi dall’impiccio, dove trova un’altra modella che stava parlando di Trump: “Raccontava che le aveva afferrato il culo con prepotenza”. Capendo chi le aveva messo gli occhi addosso, per evitare problemi la ragazza lascia la festa senza salutare nessuno.

Quando la modella australiana Shayna Love viveva a New York, all’inizio degli anni Novanta, le modelle erano caldamente invitate a partecipare a cene che erano occasioni per “uomini in cerca d’avventure”. Aveva 16 anni e faceva parte della campagna “New Faces” dell’agenzia Elite. Ricorda una cena con Trump: “Era uno spazio privato, un grande tavolo e un sacco di ragazze - direi circa 10-15, tutte di età compresa tra i 14 e i 18 anni. Eravamo solo noi, Trump e John Casablancas”. Finita la cena lei saluta, chiede scusa e se va a casa, ma è l’unica: le altre ragazze sono rimaste.

Eli Nessa aveva appena compiuto 17 anni e rappresentava la Norvegia in un concorso di bellezza ospitato in un hotel di Trump. Oltre agli eventi legali al concorso, le ragazze dovevano partecipare a diverse feste: “C’erano uomini anziani, era così squallido”. Eli era accompagnata dal suo agente, ma altre donne sembravano sole. “Ricordo una ragazza italiana, estremamente ingenua, che non sapeva l’inglese. Era una facile preda: erano tutti intorno a lei”.

Anche Heather Braden era una modella della Elite e, alla fine degli anni ‘90, sostiene che le fu ordinato di andare a una festa in una villa di Trump in una delle isole al largo di Miami Beach. Heather va con un paio di amiche, anche loro modelle. Quando sono arrivate, la prima cosa che hanno visto sono state due guardie armate. Avevano l’ordine di evitare i controlli di sicurezza con loro, che sono state fatte entrare in una grande stanza dove c’erano una cinquantina di modelle. Molte provenivano dall’Europa dell’est e non parlavano inglese.

Trovarono la festa molto strana: non c’era nessun DJ, non c’era cibo e nessun barman, anche se c’erano bevande: “È stato molto imbarazzante, cinquanta ragazze nella stanza, senza un vero padrone di casa. Ai piedi di grande scalinata, davanti a tutti c’era Donald Trump, e dietro di lui tre attori sui quaranta, forse cinquant’anni: “Non dirò i loro nomi, perché sono ancora tutti in giro, ma erano famosi. Scendevano le scale e si lanciavano come squali sulle ragazze. Chiaramente, eravamo lì per una ragione precisa: eravamo solo pezzi di carne. Qualche minuto dopo, Trump mi ha chiesto se volevo salire e vedere il resto della casa, compresa la camera da letto. Ho rifiutato e lui ha ridacchiato. Poco dopo ho visto un paio di ragazze salire con lui”.

Il circolo sociale di Trump nei primi anni ‘90 includeva anche Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali contro ragazze minorenni. Ma alla fine Trump ha trovato un modo più semplice per circondarsi di modelle: ha fondato la sua agenzia. La “Trump Model Management” è stata lanciata nel 1999, lo stesso anno in cui Trump ha divorziato da Marla Maples.

Ksenia Maximova è stata una delle prime modelle a lavorare per l’agenzia di Trump. Nel 2004, quando aveva 18 anni, il suo agente l’ha convocata per un incontro alla Trump Tower: “Mi ha detto di vestirmi bene, perché ero piuttosto mascolina, di mettermi un bel vestito e dei tacchi alti”. La modella ubbidisce, e lei e il suo agente salgono fino agli uffici di Trump: Donald padre era alla sua scrivania, suo figlio in piedi dietro di lui. Trump le fa alcune domande, ma per la maggior parte non le rivolse la parola. Anche Donald Jr era silenzioso. “Era tutto davvero imbarazzante perché era come dire: ragazzina, lascia che gli adulti parlino fra loro. Mi chiedevo per quale motivo mi avessero convocato lì, ma ho capito che era un modo per vedermi da vicino. Quando riprendono l’ascensore per scendere la ragazza chiede al suo agente il senso dell’incontro. “Il figlio di Trump sta cercando una ragazza. È stato allora che mi sono arrabbiata molto e gli ho detto di non fare mai più questo tipo di cose, soprattutto senza il mio consenso”.

Ma anche prima di mettere il suo marchio sul mondo delle top model, Trump aveva trovato un’altra attività che gli garantiva un ricambio costante di giovani donne. Nel 1996, ha acquistato l’organizzazione di “Miss Universo”, che gestisce anche i concorsi Miss USA e Miss Teen USA. E subito impone le sue regole: assicurarsi che le ragazze fossero davvero belle, rendere i bikini più piccoli e i tacchi più alti.

Fin dall’inizio, Trump ha esercitato quella che considerava un diritto padronale: piombare nei camerini dove le modelle si stanno vestendo. Nel 2006, a 20 anni, Samantha Holvey ha partecipato al concorso di Miss USA, e Trump se lo ricorda bene: “Si metteva davanti ad ogni ragazza e la guardava dalla testa ai piedi, come se fosse soltanto carne”. Lei e le altre concorrenti sono state invitati a feste private piene di “vecchi, ricchi e ubriachi che occhieggiano dappertutto”.

Ma quelle citate sono solo una piccola rappresentanza di coloro che si sono fatte avanti accusando Trump, mentre difficilmente passa giorno senza che qualcuno si aggiunga all’elenco. Ma al contrario di Jeffrey Epstein e Harvey Weinstein, sconfitti e piegati uno dopo l’altro dal peso delle accuse, Trump è ancora oggi libero di agire. E perfino molto più potente e intoccabile di prima.

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