Un nuovo scandalo sessuale esplode in Corea del Sud

| Decine di giovani donne sarebbero state costrette alla schiavitù sessuale su un’app di messaggistica criptata. Arrestato l’uomo che gestiva un traffico in cui fra le vittime ci sono molte minorenni

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Neanche l’emergenza della pandemia, riesce a togliere dalle cronache della Corea del Sud la piaga degli scandali sessuali. Al “K-Pop”, fenomeno musicale che ha mostrato i contorni di un mondo notturno fatto di violenze, abusi, droga e prostituzione minorile, si aggiunge quello che in questi giorni sta nuovamente scioccando i sudcoreani.

Tutto ruoterebbe intorno ad un’app di messaggistica criptata che avrebbe creato un girone dantesco di schiavitù sessuale. Secondo la polizia, a tirare le fila del traffico sarebbe un uomo di 24 anni, Cho Joo-bin, che ha creato diverse virtual room sull’app di messaggistica criptata Telegram accessibile a utenti che pagavano per vedere giovani ragazze compiere quelli che sono definiti “atti sessuali umilianti sotto coercizione”. Nelle immagini finite sotto gli occhi delle autorità una ragazza con la parola “schiava” scritta sui genitali, o un’altra completamente nuda che abbaiava come un cane. Da calcoli ancora sommari, circa 74 vittime – di cui almeno 16 ragazze minorenni - sarebbero state ricattate da “ReSETCho”, costrette a caricare immagini nelle chat di gruppo per assecondare i desideri più perversi di 260.000 partecipanti.

Lo scorso 20 marzo, Cho è stato arrestato con l’accusa di aver prodotto e distribuito materiale pedopornografico, abuso sessuale, ricatto, coercizione, frode, distribuzione illegale di informazioni private e aggressione sessuale attraverso riprese illegali, ma malgrado questo non è ancora stato incriminato.

Per i sudcoreani, il caso è diventato un parafulmine per un Paese alle prese con abusi sessuali diffusi e accuse di misoginia, dopo una serie di scandali che negli ultimi anni hanno coinvolto migliaia di donne. Il presidente Moon Jae-in ha risposto alla crescente rabbia, chiedendo alla polizia di indagare su tutti i membri dei gruppi di chat, e attualmente 124 persone collegate ai gruppi sono state arrestate e 18 incriminate. Ma per molti sudcoreani, l’indagine non è sufficiente. Oltre quattro milioni di persone hanno firmato due petizioni che chiedono la più pesante delle punizioni per l’operatore arrestato e la divulgazione pubblica dei nomi e dei volti di tutte le persone coinvolte.

Cho, che si è presentato in tribunale una sola volta dal suo arresto, ha rilasciato una dichiarazione alla stazione di polizia di Jongno, a Seoul, prima di essere trasferito alla procura: “Grazie per aver fermato una vita diabolica che non sono riuscito a bloccare”, ha commentato.

Sono stati due studenti universitari di giornalismo a portare Cho all’attenzione della polizia lo scorso luglio: i due, che hanno chiesto di usare gli pseudonimi Kwon e Ahn per motivi di sicurezza, hanno scoperto i gruppi di chat ospitati nell’estate del 2019 sull’applicazione di messaggistica criptata Telegram. Anche se le chat erano private, i link erano facilmente rintracciabili attraverso ricerche per parole chiave su Google. Quando Kwon ha visto per la prima volta le chat room, ha detto che “non riusciva a credere alle scene e ai messaggi che si accumulavano davanti ai suoi occhi. Sentivo che dovevo tutto questo all'attenzione del pubblico”.

C’erano molti operatori che gestiscono chat simili su Telegram, ma Kwon e Ahn si sono concentrati su Cho, che si faceva chiamare “Guru” e gestiva almeno otto gruppi, alcuni dei quali avevano più di 9.000 membri alla volta. Secondo la polizia, Cho reclutava le sue vittime pubblicando online falsi annunci di lavoro come modelle. Insieme a book fotografici, le ragazze inviavano le loro informazioni personali, compresi i numeri di previdenza sociale e gli indirizzi, in modo da poter essere pagate. Una volta assunte, sarebbe stato chiesto loro di fornire foto più sexy, che la polizia ritiene siano state poi usate come arma di ricatto: Cho avrebbe minacciato di pubblicare tutto su internet se le ragazze avessero rifiutato di lavorare sue chat room. L’uomo gestiva chat gratuite che offrivano la possibilità di passare a gruppi premium, dove era possibile sbizzarrirsi nelle richieste alle ragazze. Secondo la polizia, alcuni utenti arrivavano a pagare fino a 1200 dollari con transizione in bitcoin per accedere ad una stanza. Ogni chat room aveva da tre a cinque “schiave” pronte ad esaudire le richieste. 

Ma ciò che rende il caso di Cho particolarmente inquietante è che almeno 16 delle vittime fossero minorenni: secondo le leggi sudcoreane, il possesso di pornografia infantile o è punibile fino a un anno di prigione o con multe fino a 20 milioni di won coreani (16.000 dollari), ma guardare video pornografici anche con minori non è punito. Secondo la procura sudcoreana, solo 80 delle 3.449 persone accusate di aver distribuito video di abusi sessuali su minori hanno ricevuto pene detentive tra il 2015 e il 2018. “Pene più severe per questi crimini sono di vitale importanza: il nostro sistema giudiziario è troppo indulgente con i criminali. Le donne non sono oggetti da consumare, sono esseri umani”.

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