Chiude lo Chateau Marmont, l'hotel delle star di Hollywood

| Il castello sul Sunset Boulevard, amato dai grandi divi del cinema, condannato alla chiusura dalla pandemia: diventerà un club privato per gente ricchissima

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L’incubo del coronavirus, quando sarà finito, lascerà una scia di vittime eccellenti di cui il mondo si renderà conto solo nel tempo. E non si parla solo di vittime in carne e ossa, ma anche di ristoranti, istituzioni, locali e alberghi costretti a fare i conti con la chiusura per il vuoto assoluto di clientela. L’ultimo addio, che mette il sigillo a un’epoca di Hollywood per molti versi irripetibile, è l’annuncio della chiusura dello “Chateau Marmont”, per decenni l’albergo prediletto dalle star, il rifugio dove usciti dal set attori e attrici andavano a scassarsi d’alcol, droghe, feste e sesso.

In queste settimane, la direzione dell’hotel ha ufficialmente comunicato il licenziamento di tutti i dipendenti, nessuno escluso. Il celebre castello sul Sunset Boulevard è destinato comunque al ruolo di hotel, ma riservato a pochi, ricchissimi soci-proprietari. Gli acquirenti diventeranno degli azionisti a cui spetterà una quota annuale esorbitante per mantenere la gestione: in cambio avranno l’uso di uno degli appartamenti con sala da pranzo privata, maggiordomo personale e la libertà di considerare la stanza casa propria, lasciando abiti e effetti personali perché liberi di andare e venire quando e come vogliono.

Un paio d’anni fa lo scrittore Shawn Levy, aveva dato alle stampe “In the Castle on Sunset”, un libro che prometteva di svelare i segreti mai detti dello Chateau Marmont, albergo esclusivo ma soprattutto scenario di drammi, amori e svolazzi di lenzuola. Il Marmont era stato costruito nel 1922 per volontà dell’avvocato immobiliarista Fred Horowitz, che fra i primi aveva fiutato il potere immenso di due calamite per milionari come Hollywood e Beverly Hills. L’avvocato compra due ettari di terreno sul fianco di una strada con tanta polvere e pochi lustrini, poi mette in moto il cognato architetto consegnandogli l’idea di un complesso residenziale per gente che può e alcune foto del castello di Amboise, una delle perle della Loira, in Francia, dove i Medici e Leonardo erano stati di casa: lo vuole così, con tanto di tetti spioventi e torrette. Un anno dopo, il Marmont è pronto: una “fortezza di lusso” alta sette piani all’8221 del leggendario Sunset Boulevard, il “viale del tramonto”, a poca distanza dalla celebre collina con l’altrettanto mitologica scritta “Hollywood”, forse l’indicazione turistica più celebre della galassia. La crisi del 1929 ne azzoppa le ambizioni: il Marmont passa di mano ad un imprenditore che lo trasforma in hotel di lusso. L’indirizzo inizia a diventare la meta obbligata delle star della capitale mondiale del cinema e negli anni Trenta si ingrandisce annettendo nove cottage e una piscina. Comprarlo diventa un affare per Raymond Sarlot e Karl Kantarjian, due immobiliaristi che nel 1975 ne diventano i proprietari fino al 1990, quando lo piazzano all’astro nascente dell’imprenditoria newyorkese André Balazs, a 12 volte la cifra che avevano speso.

Il Marmont si rinnova senza perdere una stilla del fascino e dello sfarzo che stava costruendo la “golden age” di Hollywood. Diventa la residenza di gente che fra un ciak e l’altro lì si sente come a casa: James Dean, Francis Scott Fitzgerald, Grace Kelly, Howard Hughes, Judy Garland, John Lennon, seguiti dai Led Zeppelin, i Red Hot Chilly Pepper, Warren Beatty, Leonardo DiCaprio, Britney Spears, Bono Vox. Ma fare l’elenco completo degli ospiti illustri è praticamente impossibile. Le leggende di cosa sarebbe avvenuto fra quelle mura sono decine, e forse non tutte vere: uno dei Led Zeppelin che girava in moto per i corridoi, Judy Garland ubriaca che un giorno suona il pianoforte nell’atrio, sotto gli occhi sbigottiti dei turisti, Jim Morrison dei “Doors” che cade dal balcone, lo stesso che sembra sia successo a James Dean. Poi il sesso, tanto: Clark Gable e Jean Harlow che finiscono nella stessa stanza, come anche il regista Nicholas Ray e Nathalie Wood, ai tempi appena sedicenne, le abbuffate di sesso – “in ognuna delle 63 stanze” - di Johnny Depp e Kate Moss, le decine di uomini finiti nella suite di Jean Harlow, e poi le notti insonni di John Wayne, Marilyn Monroe, Marlon Brando, Vivien Leigh, Paul Newman, Zsa Zsa Gabor, Joan Crawford e Anthony Perkins, la stanza di Bette Davis andata a fuoco durante un gioco erotico e l’amplesso consumato in ascensore nel 2004 da Scarlett Johanssson e Benicio Del Toro.

Lunga la lista degli ospiti cacciati dall’hotel: Britney Spears, dopo aver infastidito gli ospiti del ristorante, Lindsay Lohan per i conti non pagati, Richard Harris che ubriaco urlava in piena notte nei corridoi che la guerra nucleare era iniziata e Rupert Everett che aveva sostituito i pacchi regalo di Natale con dei sex toys. Ma prima o poi, ancora oggi, bisogna arrivare la macchia scura della morte di John Belushi, il 5 marzo 1982, per overdose. 

Per Shawn Levy, l’autore di “In the Castle on Sunset”, il Marmont “Era il luogo dove le inclinazioni degli ospiti per il sesso, l’alcool, le droghe o le depravazioni non erano semplicemente rispettate, ma accettate”. Il boss della Columbia Pictures Harry Cohn era solito dare un consiglio ai suoi attori: “Se devi metterti nei guai, almeno vai al Marmont”.

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