Nella vita dei killer tracce di altri omicidi

| La cellula Ariane della Gendarmerie sta vivisezionando il passato di due possibili assassini seriali, Nordhal Lelandais e David Ramault, il killer della 13enne Angelique. Nuovi metodi d'indagine

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Il caso di Angélique Dix, la tredicenne stuprata e uccisa in Francia, suscita grande emozione, soprattutto perché l’assassino David Ramault (nella foto d'apertura), autista di bus, 45 anni, era recidivo, già condannato nel 1996 per "stupro a mano armata", "aggressione aggravata" e "rapina con violenza". Due anni prima, a 21 anni, l'uomo che da allora è diventato padre, aveva aggredito sessualmente tre quarantenni, poi una ragazzina di 12 anni, che stuprò. Condannato a nove anni di carcere, fu infine rilasciato dopo solo sei anni.

Con il caso Angélique, gli investigatori si chiedono ora se David Ramault sia stato coinvolto in altri casi attualmente irrisolti. Lo spiega Jean-Philippe Lecouffe, vicedirettore della polizia giudiziaria della Gendarmeria nazionale, ma soprattutto supervisore della cellula Ariane che sta attualmente esaminando 900 cold case per verificare eventuali legami con Nordahl Lelandais, assassino reo-confesso di Maëlys di Araujo e Arthur Noyer. “Ricostruiremo la vita di quest'uomo per cercare di vedere se non ci sono coincidenze tra la sua presenza in certi luoghi e i crimini commessi e non risolti in questa fase", ha assicurato così l’investigatore. Come fanno attualmente con Nordahl Lelandais, gli investigatori del caso Angélique dovrebbero quindi ripercorrere il passato, i viaggi e gli incontri di Ramault nel corso di diversi anni. "È un lavoro difficile, lungo, laborioso, metodico, ma che tutti gli investigatori svolgono in casi importanti", ha detto Jean-Philippe Lecouffe.

Oggi la cellula Ariane, in contatto con diverse famiglie di scomparsi, ha un preciso modulo di lavoro. "Il primo, molto metodico, in cui lavoriamo su ogni caso per vedere se c’è relazione con Nordahl Lelandais. E un secondo, più intuitivo, quando i casi  sono più vicini alla sua consueta area di azione", ancora Lecouffe.

 

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