Familiari dei killer, la vita impossibile

| Madri, mogli e fratelli di assassini che hanno ucciso bambini o commesso atroci delitti pagano colpe che non hanno. Storia delle mogli di due pedofili, aggredite e insultate. E il fratello di Lelandais non trova più lavoro

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Il loro figlio, marito o fratello sono stati condannati per orribili omicidi. E il loro nome o volto è ora indissolubilmente legato a quello di criminali efferati. Una situazione spesso difficile da vivere, racconta la moglie di David Ramault (nella foto con la famiglia), che ha confessato lo stupro e l'omicidio della piccola Angelique Six, 10 anni, è "devastata". Da quando suo marito ha confessato, la sua vita è cambiata. Questa infermiera trentenne belga, madre di due figli, è stata insultata, minacciata e ha visto la sua casa colpita da lanci di pietre. Qualche settimana prima, la famiglia del pluriomicida Nordhal Lelandais ha subito la stessa sorte, e suo fratello Sven denuncia di "non essere riuscito più a trovare un lavoro" nella regione dove vive ed è stato costretto ad andarsene. Il suo profilo Facebbook è stato chiuso, per la pioggia di insulti e minacce che riceveva ogni giorno.

Nella Francia orientale, Françoise (nome di fantasia) ha vissuto questa situazione negli anni Novanta. Suo marito è stato condannato all'ergastolo per lo stupro e l'omicidio di un bambino di otto anni. "E' stata molto dura - dice oggi la donna, 55enne - non volevo tornare nell'appartamento dove il ragazzo è stato stuprato e la mia famiglia aveva paura di accogliermi perché temeva rappresaglie", ricorda. Dopo che i sigilli sono stati aperti, ha svuotato l'appartamento e buttato via tutti gli effetti personali, "Comprese le mie scarpe, volevo cancellare tutto".

"Alla fine, vengono perseguitati gli innocenti, non quelli che sono in prigione". A lungo soprannominata "la moglie dell'assassino", Françoise è stata oggetto di spiacevoli e continue osservazioni da parte della "gente del quartiere". "Mi hanno incolpato di non non esermi accorta di nulla - ricorda- mi è stato detto 'Ti stupreremo, ti faremo la stessa cosa che il bambino ha subito". Racconta persino di essere stata aggredita fisicamente più volte. Quasi trent'anni dopo, Françoise fa questa amara osservazione: "Più orribile è il crimine, più la gente si scatena".

Recentemente, gli utenti di Internet hanno creato falsi account Facebook per impersonare i familiari di Nordahl Lelandais, sospettati di aver ucciso Maëlys e il caporale Noyer, e per generare nuovi commenti pieni di odio. "Tutto ciò che riguarda l'infanzia, considerata pura e intoccabile nella nostra società, implica un ulteriore stigma", ha spiegato a "France Bleu" Benjamin Pichto, avvocato e specialista di social network. Nell'opinione pubblica, c'è anche l'idea che le persone intorno a loro ne erano necessariamente consapevoli e che sono in qualche modo complici.  "Se si può anche dire che la moglie è colpevole, è ancora meglio", dice ironicamente Jean-François Corral, avvocato del foro di Nîmes. In questi casi, è difficile contrastare le voci e la rabbia popolare. Per difendersi, alcuni tentano di far sapere alla gente che sono completamente estranei al crimine. Ma è un'operazione delicata: "Questo genere di approccio è spesso considerato indecente, viste le sofferenze delle vittime", osserva Me Corral, che nel 2011 ha frequentato una giovane donna il cui partner è stato condannato per aver stuprato e ucciso una bambina di 8 anni.

"Sono stanco di avere quel nome. Ho uno strano sguardo su di me", scrive Marie-Hélène, una delle figlie del serial killer Michel Fourniret in una lettera. Altri preferiscono trasferirsi. Françoise ha appena traslocato in un nuovo quartiere: "Non mi sentivo in colpa e pensavo di non avere nulla a che fare", dice questa madre di cinque figli che non portando il nome del suo compagno, non l'ha cambiato. Tuttavia, suo figlio ci sta pensando. "Vive in clandestinità e non ha mai voluto dare il suo indirizzo a suo padre, che è ancora in prigione", aggiunge.

Cambiare il nome per liberarsi di un'eredità troppo pesante da sopportare. I quattro figli di Henri Désiré Landru, un serial killer condannato a morte e giustiziato nel 1922, ne avevano fatto richiesta e due anni dopo ottennero il diritto di cambiare il nome del padre con quello della madre. A metà degli anni 2000, Marie-Hélène, una delle figlie del serial killer Michel Fourniret, adottò lo stesso approccio. "...Lavoravo per un architetto e ho perso il mio lavoro. Anche se non me lo dicono, penso che sia per il mio nome", ha confidato in una lettera poco prima del suicidio. Tragedie nelle tragedie. 

Il caso Maelys
Abusata sessualmente nel giorno del funerale del padre
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Spunta un'altra vittima allora 14enne di Nordhal Lelandais, l'ex militare in cella per l'omicidio di Maelys, 89 anni, di Arthur Noyer, 23, e per gli abusi su due bimbe di 4 e 6 anni. Dopo, le minacce: "Se parli, ti ammazzo"
Killer Maelys coinvolto in 40 sparizioni
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La cellula Ariane della gendarmerie ha indagato per mesi su 900 casi di persone sparite, in 40 fascicoli possibili collegamenti con Nordhal Lelandais, in cella anche per l'omicidio di un caporale 23enne e due aggressioni pedofile
il mostro ammette: io sono un pedofilo
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Agghiaccianti ammissioni di Lelandais, l'assassino di Maelys, dopo avere rivisto un suo video in cui abusa una cuginetta di 4 anni. "La sua sessualità sfrenata alla base degli omicidi", osservano i pm. Nuova perizia psichiatrica
Il mostro ha violentato anche due bimbe
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Nuove accuse per Nordhal Lelandais, l'ex militare reo confesso degli omicidi della piccola Maelys e del caporale Arthur Noyer. Due video, girati con il telefono, lo riprendono mentre abusa delle figlie di suoi familiari, di 7 e 4 anni
Il mostro ha violentato un'altra bambina
Il mostro ha violentato un
Scoperto un secondo video di violenza ai danni di una bambina nella memoria dei telefoni cellulari di Nordhal Lelandais. Ha ucciso Maelys, il caporale Noyer e violentato la cugina di 7 anni. L'ergastolo? Una certezza
Trovato cadavere di 15enne scomparso
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Antoine Zoia era sparito il 1 marzo 2016 da Clarensac, nel Gard. Il suo fascicolo era stato inserito dalla cellula Ariane della Gendarmerie nell'indagine su Nordahl Lelandais, accusato di due omicidi. La pista del suicidio
Il mostro confessa:
ho colpito Maelys più volte
Il mostro confessa:<br>ho colpito Maelys più volte
Nordahl Lelandais torna sul luogo del delitto con gli investigatori e mima la scena finale con un manichino. Aveva fracassato a pugni il volto della vittima. Dove nascose il cadavere e il rientro nella sala per crearsi un alibi
La ricostruzione della notte di Maëlys
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In gran segreto, gli inquirenti hanno previsto di rifare insieme a Nordahl Lelandais il percorso che l’ex militare avrebbe coperto la notte fra il 26 e il 27 agosto 2017. Strade chiuse e massimo riserbo
Addio ad Arthur
ucciso dal killer di Maelys
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A Bourges una grande folla per i funerale del 23enne ucciso da Nordahl Lelandais nell'aprile 2017. C'erano anche i genitori di Maelys. Ma l'assassino non vuole dire come è morto
Un anno fa spenta la vita di Maelys
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Il 27 agosto 2017 un ex militare di 34 anni uccise in modo atroce una bimba di 9 anni, Maelys de Arauyo, oggi la "marcia bianca" in suo ricordo organizzata dai familiari della piccola. Un incubo non ancora finito