Finite le vacanze, il killer di nuovo in cella

| Nordhal Lelandais, l'assassino reo confesso della piccola Maelys e del caporale Noyer lascia l'istituto psichiatrico di Lione dov'era ricoverato dal 14 febbraio per rientrare in carcere. Familiari delle vittime "soddisfatti"

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“Le vacanze sono finite”. Così, su Facebook, i familiari e gli amici della famiglia di Maelys De Arauyo, la bambina di 9 anni  uccisa da Nordahl Lelandais il 27 agosto a Pont de Beauvoisin (Isere), hanno accolto la notizia del trasferimento del killer dall’istituto psichiatrico per detenuti a una cella in isolamento ma nel carcere di massima sicurezza di St. Quentin de Fallavier, assai meno confortevole. Secondo le procure di Chambers (che coordina le indagine sull’assassinio del caporale Arthur Noyer)  e di Grenoble ( l’omicidio di Maelys e la violenza sulla cuginetta di 7 anni) non ci sono più le condizioni che avevano indotto i giudici, il 14 febbraio, dopo la drammatica confessione sulla morte della bambina, le scene di disperazione sul luogo del ritrovamento dei resti, i propositi suicidi, più un tentativo, studiato da numerosi psichiatri forensi, di tentare di accreditare una malattia mentale di tipo paranoico. Lelandais, con un imponente scorta, è stato fatto salire su un blindato della polizia penitenziaria e trasferito nel carcere. E’ stato inserito in una sezione riservata ai detenuti che hanno commesso reati che non consentono un contatto e la socialità con i comuni per ragioni di sicurezza. L’ex militare, infatti, subito dopo il primo arresto, era stato pesantemente minacciato dai detenuti anche se la sua cella era lontana dagli altri settori. Ora sarà sorvegliato 24 ore su 24, per prevenire qualsiasi gesto anti-conservativo o auto-lesionistico.

In Francia, mesi fa, c’era stata una polemica, o meglio un dibattito acceso, sul ruolo degli istituti psichiatrici riservati ai detenuti colpevoli di reati gravissimi. Si era detto che erano favoriti da un sistema di sorveglianza troppo blando, con lo scopo evidente più di curare che di assicurare l’applicazione della pena. Lelandais, nel corso delle perizie, aveva sostenuto di “avere in se una doppia personalità”. Chi ha ucciso Maelys non “era lui”, ma un “demonio che agiva in modo autonomo”, mentre inerme e disperato, lo “vedeva agire al di fuori della propria persona senza potere far nulla per impedirgli di uccidere”. Questo sdoppiamento di tipo paranoico, sarebbe accaduto anche quando uccise Arthur Noyer, il caporale a cui, all’alba di una notte di aprile, diede un passaggio in auto, all’uscita di una discoteca, per raggiungere la caserma a cinque km di distanza. I periti non gli hanno creduto. Hanno specificato che al momento di uccidere il suo grado di consapevolezza era pieno; che il suo comportamento è frutto di una devianza sessuale con pulsioni violente, in cui ha mantenuto il controllo della mente, tanto da escogitare piani complessi per far sparire i corpi delle vittime, le prove dei delitti, per tentare di sfuggire alle proprie colpe.

Il caso Maelys
Abusata sessualmente nel giorno del funerale del padre
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Killer Maelys coinvolto in 40 sparizioni
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il mostro ammette: io sono un pedofilo
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Il mostro ha violentato anche due bimbe
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Familiari dei killer, la vita impossibile
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Trovato cadavere di 15enne scomparso
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Il mostro confessa:
ho colpito Maelys più volte
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Nordahl Lelandais torna sul luogo del delitto con gli investigatori e mima la scena finale con un manichino. Aveva fracassato a pugni il volto della vittima. Dove nascose il cadavere e il rientro nella sala per crearsi un alibi
La ricostruzione della notte di Maëlys
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In gran segreto, gli inquirenti hanno previsto di rifare insieme a Nordahl Lelandais il percorso che l’ex militare avrebbe coperto la notte fra il 26 e il 27 agosto 2017. Strade chiuse e massimo riserbo
Addio ad Arthur
ucciso dal killer di Maelys
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