L'avvocato del killer: "Ho incontrato un uomo, non un mostro"

| Alain Jakubowicz, il difensore dell'assassino di Maelys, lo assisterà ancora. "Le sue bugie erano una strategia difensiva". Minacce alla famiglia, protetta la casa di Domessin. La Gendarmerie: "Così lo abbiamo incastrato"

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Gli echi della prima confessione  - sulla morte di Maelys, ma i genitori del caporale Noyer aspettano con ansia la seconda - si sono quasi spenti e Nordhal Lelandasi trascorre questi giorni in una cella in isolamento all’interno di in istituto per malati psichiatrici destinato ai detenuti. Se mai riuscisse a suicidarsi, come ha promesso, resterebbero parzialmente irrisolti almeno 11 casi riaperti ma non conclusi. da qui l’esigenza di proteggerne la vita. Sembra n paradosso ma non lo è, proprio nell’interesse dei familiari delle vittime e degli scomparsi.

“CONTINUERO’ A DIFENDERLO”

 Alain Jakubowicz, l’avvocato che ne aveva sostenuto l’innocenza, osservano malignamente i media francesi, non ha fatto una piega: “Sono andato in carcere e ho incontrato un uomo, non un mostro. Un uomo è grado di commettere delitti spaventosi ma resta sempre un uomo. Continuerò a difenderlo. Ci sono alconra molti aspetti da chiarire. Le bugie di Lelandais? Una strategia difensiva messa dalla legge, l’onere della prova spetta all’accusa, non all’accusato…”. Intanto a Domessin, il piccolo paese dove abita la famiglia Lelandais, il sindaco e la Gendarmerie vanno proteggendo la casa, i genitori e il fratello dell’assassino reo-confesso. Ci sono stati manifestazioni di ostilità e lanci di petardi verso la villetta, di notte, e sul web sono comparse minacce di morte. 

MINACCE ALLA FAMIGLIA, CASA LELANDAIS PROTETTA

Dalla Gendarmerie arriva un monito preciso: “Distingere le responsabilità dell’ex militare con quella della sua famiglia, estranea alla vicenda”. Il fratello Sven ha parlato ai microfoni della rete ammiraglia della tv francese, lo ha fatto visibilmente sofferente e incredulo che sia stato veramente il fratello a uccidere la bambina. 

STRATEGIA DIFENSIVA

Jakubowicz non h voluto soffermarsi sugli altri casi. “Vedremo”, taglio corto. Sulle condizioni del detenuto in ospedale, non si pronuncia, non ha ancora parlato con i medici, osserva. Però nel colloquio prima della confessione, confessa di “avere incontrato un uomo sofferente, in preda a n grande turbamento…”. Eppure Lelandais ha confessato, solo in parte perché non ha detto come è morta la bambina, limitandosi a dire che “è stato un incidente”, solo quando l’avvocato gli ha detto che i gendarmi avevano trovato nel cofano dell’Audi una traccia di sangue, la prova che il corpo di Maelys era stato trasportato a bordo dell’auto, dove l’unica traccia del suo Dna fu trovata nel pulsanti della radio sulla plancia dell’abitacolo. 

Patrick Touron


“COSI’ LO ABBIAMO INCASTRATO”

Il  colonnello Patrick Touron, direttore dell'Institut de Recherche Criminelle de la Gendarmerie Nationale, spiega come sono riusciti a inchiodare Lelandais alle sue atroci responsabilità: “”E' tipico di questi criminali che tendono, dopo, a tenere sotto controllo la situazione con freddezza,  perdere la loro sicurezza per un granello di sabbia, questo li destabilizza. In questo caso una microscopica traccia di sangue di Maelys”. Spiega Touron: “Al lavoro cento investigatori e tecnici di laboratorio ganno smontato l’auto per recuperare tutti gli elementi possibili. Perché abbiamo una versione, quella del presunto autore del delitto, la verità scientifica, e la presenza di Maëlys sull’auto. Noi abbiamo il colpito di arrivare alla verità”. Lelandais  aveva lavato l’Audi “particolarmente bene”. “Quando avevamo ispezionato LA macchina, non conoscevamo la metodologia, in modo maniacale in cui era stata pulita. Così abbiamo considerato un altro punto di vista, quello di un assassino che vuole nascondere le prove. Abbiamo quindi insistito su tutte le parti di difficile accesso per la pulizia. La scienza progredisce velocemente, con nuove tecniche di illuminazione, raggi visibili o invisibili, che ci permettono di rivelare tracce quasi invisibili ad occhio nudo. Ma anche laser, nuova analisi del Dna. Il sangue l’abbiamo trovato dove lui era impossibilitato ad arrivare, in un punto a lui invisibile”.

Galleria fotografica
Lavvocato del killer: "Ho incontrato un uomo, non un mostro" - immagine 1
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